Come è nata la Comunicazione ?

di Enrico Galavotti

(tratto dal sito dell’Autore HOMOLAICUS)

 

Sin dai tempi più primitivi il modo di comunicare è stato gestuale e verbale.

Se è esistito un modo di comunicare solo gestuale, noi non lo conosciamo, né siamo in grado di descrivere il passaggio dalla comunicazione gestuale a quella orale.

P.es. il mento dell'uomo di Neanderthal non era adatto ad articolare le parole come facciamo noi, eppure nessuno potrebbe sostenere che non parlava.

Il linguaggio dei gesti può apparire più primitivo di quello della parola perché con esso non si possono esprimere concetti astratti molto sofisticati, ma questo non significa che per secoli e secoli gli esseri umani si siano espressi solo a gesti.

Peraltro se l'uso della parola fosse stato consequenziale a quello del gesto, noi oggi parleremmo soltanto.

Invece sappiamo bene che un gesto, a volte, è molto più eloquente di mille parole.

Inoltre è tutto da dimostrare che il grandissimo uso di concetti astratti che oggi facciamo con le parole, sia di per sé indice di un progresso dell'umanità.

La parola ha tolto immediatezza al gesto, rendendo più fragili (perché più contorti) i rapporti umani.

Tanto è vero che per recuperare semplicità e spontaneità i giovani si dedicano tantissimo alla musica. 

Probabilmente la stessa sopravvalutazione della parola, rispetto al gesto, è stata una conseguenza della perdita di naturalezza nella vita umana.

Nell'antichità più remota i primi modi di comunicare che conosciamo sono stati i seguenti: tracciare segni sul terreno, fare nodi particolari mediante cortecce ridotte a spago (sistema di scrittura quipu), disegnare graffiti sulle pareti delle caverne, usare il tam-tam o altri mezzi naturali (trombe di conchiglia, corni di animali, segnali di fumo...) o artificiali (zufoli, tamburi, gong...).

Il suono veniva udito e ritrasmesso da un punto all'altro della zona.

Molti di questi modi di comunicare esistono ancora oggi; altri sono stati trasformati solo nelle forme (vedi p.es i graffiti).

Lo scopo era semplicemente quello di dare informazioni e notizie sui vari avvenimenti della giornata, ma anche quello di poter lavorare insieme o di trasmettere le conoscenze apprese, o addirittura quello d'impadronirsi più facilmente dell'oggetto rappresentato (nel mito ebraico della creazione si riscontra questo allorché Adamo decide di dare un nome a tutti gli animali).

Col tempo, a questi scopi, si aggiungerà quello di poter ingannare la tribù nemica o un individuo della stessa tribù.

Ciò che ha sempre stupito l'uomo bianco, quando veniva a contatto con le tribù primitive che cercava di colonizzare, non era solo la velocità della loro informazione, ma anche il fatto che si riuscivano a trasmettere concetti abbastanza complessi in rapporto alla semplicità dei mezzi usati.

Nell'isola Luzon delle Filippine, p.es., si scoprì che con una certa variazione nei gridi umani, una tribù di negritos poteva trasmettere messaggi di questo tipo: "Dove sei?", "Che succede?", "Di che cosa hai bisogno?", "Vieni qua"; "Stati attento", "Sei stato bravo", ecc.

Là dove esistevano tribù ostili la comunicazione poteva essere affidata solo ai viandanti o ai messaggeri (l'informazione parlata).

Nelle Gallie, ai tempi di Cesare, un decreto vietava al viandante di raccontare quanto aveva visto e sentito nei Paesi da lui attraversati, se prima non veniva interpellato dal magistrato.

Quando la notizia aveva il carattere di urgenza, il messaggero doveva correre, e se il percorso era molto lungo doveva usare il cavallo.

Il servizio postale nasce appunto con l'uso del cavallo: il primo servizio regolare su un percorso fisso fu quello del 1691, tra Londra e Dover.

Le stazioni di posta col cambio dei cavalli diventano un vero centro di smistamento delle notizie.

I primi quotidiani inglesi nascono grazie a queste stazioni.

Un altro modo di trasmettere le notizie, prima che sorgano i moderni mezzi tecnologici, è stato quello dei piccioni viaggiatori, di cui si era scoperto il grande senso di orientamento. Brevi messaggi arrotolati in un bussolotto venivano legati alla zampetta del piccione, che viaggiava a una velocità di 80 km/h.

Nel 1835 Charles Havas, per la sua agenzia di informazioni, riusciva a coprire in 6-7 ore i 380 km che separano Parigi da Londra.

 

 

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