Un Ritratto di Filippo II     

di Enrico Pantalone

 

Filippo II, il re spagnolo che ha incarnato lo spirito della Controriforma Cattolica passò buona parte del suo tempo, specialmente negli ultimi anni di vita, nell’immenso mausoleo da lui fatto costruire per ospitare tutti i defunti della sua casata absurgica: era San Lorenzo l’Escorial con i suoi oltre 40000 volumi ed i suoi sotterranei a disposizione del “El Rey Prudente” il soprannome con cui era conosciuto generalmente il monarca tra la gente.

In questo immenso Pantheon, tra le cripte dei suoi avi egli si trovava certamente a suo agio, tanto era duro, introverso e freddo, decisamente castigliano come mentalità anche se il colore dei suoi capelli ricordavano spesso ai visitatori le sue origini borgognoni tanto erano biondo-rossastri, nonostante questo aspetto estetico egli fu molto più spagnolo di suo padre, il grande Carlo V.

Filippo II era conosciuto per la sua avversione alla corte spagnola che non si confaceva al suo spirito di vita piuttosto improntato alla riflessione personale: fu sostanzialmente un re di stampo burocratico, non assunse mai il comando di un esercito per andare n guerra nonostante avesse a disposizione il più potente e preparato gruppo di uomini in arme dell’epoca, egli, con saggezza, preferì delegare a chi era più capace questo compito, gli va riconosciuto un pragmatismo davvero unico per un sovrano da questo punto di vista.

Filippo II soleva dire a tutti i diplomatici che gli recavano visita “bisogna scegliere i ministri ed i consiglieri migliori e poi decidere da soli” ed in questo aforisma si trovava tutto il suo carattere cavilloso e maniacale rispetto al lavoro giornaliero.

Egli era instancabile sin dalla prime ore del mattino e voleva vedere ogni documento, non firmava se nulla se non aveva prima letto e compreso il testo proposto, egli non aveva una buona opinione dei suoi consiglieri perché riteneva piuttosto rari quelli in rado di svolgere bene il lavoro burocratico e amministrativo di tutte le terre sotto il suo dominio, così egli siglava di persona  e apponeva il suo sigillo personalmente su tutte lo ordinanze onde evitare equivoci e malintesi.

Non dimentichiamo che aveva eccellenti “servizi segreti” sparsi ovunque che gli riferivano giornalmente sulle problematiche relative alle regioni maggiormente interessate agli avvenimenti bellici ed alle ribellioni.  

Il fatto di avere ricevuto giù diviso il grande impero absburgico ereditato dal padre con suo zio Ferdinando (il quale assunse appunto il titolo germanico), diede modo a Filippo di restare per oltre quarant’anni in Spagna senza mai uscirne e questo lo aiutò a comprendere molto meglio la sua società iberica rispetto a suo padre che ebbe numerosi problemi con i rappresentanti cittadini che lo consideravano un intruso per via della sua corte itinerante e delle sua frequenti assenze.

Per questo, egli, non dovendo preoccuparsi delle innumerevoli beghe nel variopinto background sociale destinate a chi deteneva il titolo imperiale ebbe modo di dedicarsi con intensità al soddisfacimento nell’attuazione della controriforma cattolica e alla nazione spagnola a cui indubbiamente diede una precisa identità omogenea prima sconosciuta.

Nei suoi progetti non rientravano però gli altri suoi possedimenti, le Province Unite o Paesi Bassi (grosso modo le attuali Belgio e Olanda), i territori italiani e quelli d’oltreoceano (le Americhe) che a suo modo di pensare dovevano essere solamente spremute per trovare finanziamenti, il che significava lasciarle al loro destino senza preoccuparsi troppo delle conseguenze sociali ed economiche.

Così, se per il cattolicissimo territorio italiano e per quello piuttosto arretrato americano il progetto era abbastanza semplice, perché il tessuto sociale non era in grado di ribellarsi e probabilmente non ne sentiva nemmeno il bisogno con le Province Unite, tonificate dall’iniezione religiosa riformista, il confronto diventò subito durissimo e sfociò in una vera e propria guerra tra eserciti.

Filippo, anima della controriforma cattolica, non poteva certamente comprendere le ragioni di quelle popolazioni, indirizzate all’incremento del livello medio della ricchezza sociale e economica di tutte le comunità che la componevano, specialmente nelle regioni dell’odierna Olanda, dove la riforma religiosa protestante aveva inciso moltissimo.

Il re spagnolo non poteva concepire che il potere venisse di fatto diviso tra nobiltà e borghesia (sia urbana che rurale) e riteneva gli abitanti delle terre ribelli degli straccioni o dei pezzenti nonostante fosse chiaro che essi si muovevano in perfetta sintonia contro di lui (aristocratici, contadini o cittadini che fossero) resistendo e battendo i suoi eserciti spesso..

Egli non poteva comprendere che la riforma religiosa poggiava su un accordo tra tutte le componenti della società perché di fatto aveva eliminato la gerarchia ecclesiastica rendendo la possibilità di dialogo certamente più facile, attenzione non stiamo parlando di una società migliore in senso assoluto ma solo più equa in cui tutti avevano le stesse possibilità di migliorare il proprio tenore di vita, questo francamente era indiscutibilmente inviso a Filippo, neanche con tutte le sue migliori intenzioni avrebbe mai acconsentito ad uno sconvolgimento del genere sui suoi possedimenti tant’è che egli perseguì presso tutte le corti europee con indomito orgoglio anche la via giuridica. quando formalmente l’attuale Olanda si dichiarò indipendente, non riconoscendo mai tale atto istituzionale.

Un particolare curioso della sua amministrazione fu che egli innalzò al rango di capitale quindi a residenza della corte un piccolo borgo posto sull’assolato altopiano castigliano fino ad allora praticamente sconosciuto: Madrid.

La scelta era in linea con il personaggio, egli detestava dover discutere sempre con la rappresentanze cittadine che si disputavano l’onore e l’onere di ospitare la corte, quindi per evitare problemi creò la sua “capitale” in un luogo che appariva tutt’altro che in una posizione felice, a parte la centralità rispetto alla penisola o probabilmente egli aveva scelto Madrid anche perché voleva obbligare i molti parassiti della corte che non sopportava per nulla a lasciarla.

In effetti può apparire strano che egli, indomito difensore di una società tanto statuaria, fosse così duro con una certa nobiltà parassita che lo circondava, egli si riteneva il primo servitore del suo stato, lavorava al desco anche quindici ore al giorno e non poteva concepire che qualcuno nel frattempo si trastullasse in facili divertimenti, in questo era certamente figlio di Carlo V: egli non voleva modificare la struttura della società che lo circondava ma renderla più efficiente, bisogna dargli atto che lavorò tanto a questo scopo, ottenne un miglioramento della burocrazia ma dal punto di vista economico fu un disastro dopo l’altro.

Il suo stato appariva come quello delle investiture alto-medievali e l’omaggio della nobiltà dovuto ne era simbolo sicuro, egli lo riteneva assolutamente necessario come anche l’appoggio del clero, braccio sicuro per la sua politica socio-politico e con quello dei contadini incolti e istintivamente contrari a qualsiasi cambiamento dello status quo.

La tenaglia formata da nobiltà, clero e contadini stritolava anche il benché minimo sussulto dei ceti borghesi che infatti in Spagna (e in Italia) non conobbero mai lo sviluppo di altri paesi europei, Filippo s’adoperò molto per confiscare e tassare ogni attività commerciale o imprenditoriale che potesse tentare qualsiasi minimo cambiamento nel sistema urbano soprattutto perche le disprezzava in maniera netta.

Il re contava quindi molto sull’oro e sull’argento delle Americhe non v’è dubbio, per cui egli tendeva ad estraniare chi rendeva produttivo il lavoro in termini economici per considerare molto di più chi tutto sommato da questo punto di vista era da considerarsi un parassita.

Filippo nel corso del suo regno non s’accorse che proprio oro e argento mal utilizzati (con monete a lega di basso valore per esempio) furono tra le cause principali del processo inflattivo che determinò per ben tre volte alla bancarotta delle finanze statali, il punto è che l’arrivo dell’oro dopo il diluvio susseguente alla scoperta colombiana diminuì progressivamente fino a non coprire più le spese per estrarlo e trasportarlo in patria.

Dal punto di vista strettamente umano, egli non accetto certamente mai fu il paragone con Enrico VIII Tudor per via dei quattro matrimoni che egli fece durante tutta la sua vita ed in effetti lo stesso fu certamente errato perché il re spagnolo si risposò solamente dopo la morte naturale di ognuna delle mogli avvenute in maniera del tutto normale, non dimentichiamo che normalmente le donne destinate ad un trono venivano sposate in età adolescenziale e spesso le gravidanze obbligate le consumavano rapidamente.

Filippo amò molto a quanto si sa la prima moglie, Maria Emanuela del Portogallo,  che venerava quasi, molto meno Maria Tudor la “Bloody Mary” figlia di EnricoVIII, normali furono i rapporti tenne invece con Elisabetta di Valois e Anna d’Austria, un’Absburgo non consanguinea, ma la sua grande illusione emotiva fu con l’altra Tudor, la regina Elisabetta, con cui intrattenne un siparietto politico e sentimentale che tenne banco per diversi anni, fu appunto un’illusione perché la regina dell’Inghilterra, nazione che s’avviava al dominio dei mari, non pensò mai minimamente d’unire i due regni e rifiutò tutte le offerte dello spagnolo, ma femminilmente civettava con intelligenza senza concedere nulla.

Qualche storico azzarda l’ipotesi che anni dopo, nel 1588, Filippo inviò la sua Invicibile Armada, la flotta imperiale contro l’Inghilterra per vendetta nei confronti di Elisabetta, e da cui ne uscì distrutto militarmente e moralmente, ma onestamente studiando il personaggio non crediamo che la spedizione diversi decenni dopo fu inviata per vendetta sentimentale quanto piuttosto per cercare di distruggere la potente flotta inglese per il predominio sull’Atlantico, tra l’altro possiamo parlare forse più spirito di crociata piuttosto che di strategia politico-militare vera e propria.

Egli stesso ammise il disastro senza cercare scuse, certo non poteva, ma ammise che evidentemente si trattava di una punizione divina per non aver fatto di più per la fede cattolica, lui era fatto così, pragmatico e realista con una passata di bigottismo religioso.

Torniamo qualche anno addietro ed al momento forse più felice di Filippo II: Lepanto 1571.

La vittoria della flotta cristiana su quella musulmana fu considerata un evento straordinario dal re che dalle descrizioni era felice e sorridente come non mai, era orgoglioso per la sua Spagna che ovviamente aveva dato la maggior parte della navi.

Filippo pensava sinceramente di poter rifondare il vecchio impero romano sotto l’egida papale ed il braccio militare spagnolo, ne parlava ai suoi collaborati, si sentiva chiamato a questa missione, ma poi come sempre dovette fare i conti con l’eterogeneità della coalizione che spense quasi subito i suoi sogni iniziando a dividersi e litigare.

Come abbiamo visto in precedenza l’integrità cattolica del suo popolo spagnolo stava senz’altro molto a cuore al re che l’ha mantenne sempre con fermezza e durezza se necessaria.

Non esitò a servirsi dell’Inquisizione dopo averla rafforzata notevolmente, impedì agli studenti universitari di recarsi oltre i confini della Spagna, diede impulso all’insegnamento dei soli Gesuiti nelle scuole, accentuò il controllo sulla cultura, sui costumi della società e sui progressi tecnico-scientifici provenienti d’oltre Pirenei: sostanzialmente chiuse le frontiere isolando così la nazione.

Nel suo concetto della vita tutto ciò che si programmava e si faceva doveva essere utile alla sola causa della fede cattolica, per cui non era ben accetto chi propugnava idee diverse, per lui la Spagna aveva un grande compito, quello della riconquista dell’Europa Riformista al Papato.

Del resto egli anche quando usava i banchieri protestanti e ebrei per ricevere prestiti pensava che la sua missione fosse corretta, essi pagavano per la gloria della fede cattolica, perché avrebbero dovuto altrimenti ?

Certo, non era così, i banchieri sapevano che non avrebbero mai più visto i soldi dati a Filippo, ma in cambio chiedevano ordinanze che permettessero di aprire loro filiali ovunque sul territorio sottomesso alla Spagna, era una guerra senza armi, ma sottile e probabilmente mai compresa bene dal re e da i suoi consiglieri.

Giunti a questo punto dobbiamo per forza fare uno sforzo e cercare di valutare se egli dal punto di vista religioso fu più un intransigente controriformista cattolico o forse più mistico con il suo modo di comportarsi.

Credo che la verità sia forse nel mezzo, quando si trattò di perseguire il bene del cattolicesimo fu decisamente intransigente con modi e metodi anche discutibili ma per contro egli amava passare molto tempo in monasteri e poi ovviamente all’Escorial e questo gli donava certamente un’anima mistica: egli fu un po’ questo ed un po’ quello a seconda delle circostanze, mantenendo sempre la tragicità nella sua figura, quella tragicità che sarà poi costante degli hidalgos successivamente.

Filippo fu definito l’Uomo del Concilio di Trento come vero restauratore del cattolicesimo in Europa pur se il mondo europeo non era più quello del padre e questa mi sembra un’affermazione molto azzeccata e credo che abbastanza meritata, tuttavia egli errò evitando lo sforzo di apprendere tutte le proposizioni interessanti che provenivano anche da chi lo combatteva o gli si ribellava, per poi riproporle in chiave cattolica, questo l’avrebbe posto certamente su di un piedestallo:  su Filippo II è girato il mondo per decenni e la Spagna ne era il baricentro ed egli fu certamente l’ultimo grande re di Spagna.

 

 

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