Gli Ultimi giorni di Pompei, oltre 100 anni portati bene !   

di Enrico Pantalone

 

 

Una delle vicende romane più trattata dalla cinematografia durante tutta la storia della settima arte è stata sicuramente quella relativa alla distruzione della città di Pompei, soprattutto da parte delle produzioni italiane che fin dai tempi eroici del cinema hanno potuto tranquillamente preparare sceneggiature spesso basate sull’impatto sociologico dell’avvenimento anche se pur sempre condito dall’immancabile storia d’amore a lieto fine.

Vediamo più da vicino quali sono state le pellicole che raccontavano i drammatici fatti, tenendo presente che il titolo è stato in sostanza invariato nel corso dei decenni “Gli Ultimi giorni di Pompei”.

Le produzioni italiane sono le assolute protagoniste del cinema muto, già nel 1908 c’è la prima rappresentazione, seguita da quella del 1913 e poi da quella più famosa del 1926, in pratica quest’ultima segna anche la fine del cinema italiano degli esordi, il sonoro alle porte farà a fondo per diverso tempo la nostra cinematografia che si riprenderà solamente agli inizi degli anni ’30.

Hollywood sforna nel 1935 un buon film “Last days of Pompei”, ma è l’unico del periodo, poi bisognerà attendere il 1949  con l’uscita di quello italo/francese diretto da Marcel l’Herbier , per vedere successivamente relegare la vicenda in uno scialbo b-movie italo-ispano-marocchino del 1959 con la co-regia di Sergio Leone allora agli esordi

Infine l’ultima visione tratta dalla miniserie Imperium trasmessa per televisione all’inizio del 2007 scialba e melensa..

Il film più bello è senz’altro quello del 1926 di cui preferisco dare una scheda particolareggiata a margine *

per quanto riguarda quella del 1908 sappiamo troppo poco, si trattava d’una riduzione di massimo due rulli (una ventina di minuti) con didascalie classicheggianti e pose degli attori tipicamente da teatro.

Quella del 1913 fu un kolossal dell’Ambrosio Film che investì molto, ma non ebbe un grande ritorno, mentre quella americana del 1935 vide come protagonista il tenebroso Basil Rathbone

in una sceneggiatura che teneva conto di sfaccettature sociali dei componenti della società pompeiana, recentemente è stato presentato restaurato e colorato.

Il grande Marcel l 'Herbier si cimentò nella vicenda anche lui, ma i risultati furono molto deludenti ed il suo Pompei fu in pratica l’ultimi film della sua prestigiosa carriera come regista, mentre il film del 1959 in cui fu co-regista Sergio Leone fu di portata molto limitata, modesto anche se storicamente coscienzioso.

 

Gli Ultimi Giorni di Pompei

 

Regia: Carmine Gallone e Amleto Palermi
Produzione: Società Italiana Grandi Films
Anno: 1926
Interpreti:
Glauco - Viktor Varkonyi
Ione - Rina de Liguoro
Giulia - Lya Maris
Caleno - Emilio Ghione
Arbace - Bernhard Goetzke

79 AD .
Glauco (l'eroe) è innamorato con soddisfazione e ricambiato da Ione, di sicura nobiltà ma orfana (l'eroina), non sia mai detto, Arbace, sacerdote del tempio dedicato ad Iside, invaghito pure lui di Ione tenta di rapirla...
Glauco arriva in tempo e la salva insieme ai suoi fedeli portatori d'arma.
Arbace non s'arrende e complice Giulia, innamorata di Glauco, nell'imminenza del matrimonio tra i nostri due eroi riesce a drogare Ione rendendola pazza.
Glauco perde la testa e inizia impazzito a vagare per la città mentre il perfido Arbace uccide il fratello di Ione e monta alla perfezione le accuse verso il nostro eroe che viene giudicato e condannato ad essere sbranato da un leone.
Nel momento topico arrivano i nostri, in questo caso gli amici di Glauco, che svelano la verità e salvano il loro amico accusando Arbace.
In quel momento il Vesuvio inizia ad eruttare travolgendo gli empi...
Glauco e Ione si salvano fuggendo con un'imbarcazione.
In ordine di tempo questo film resta l'ultimo della serie storica nel cinema muto.
La produzione italiana da lì a poco diventerà povera e certi film non potranno più essere prodotti, il cast era italo-tedesco-ungherese, di moda al tempo, con le spese (7 milioni dell'epoca) mai recuperate.

Il film s'avvale anche di imponenti scenografie ed è molto ben curato dal punto di vista della regia, in doppio per l'occasione, con riprese esemplari e spettacolari.
La storia risente della banalità e gli sceneggiatori non marcarono molto sull'impatto storico ma più sulla narrazione e sulla recitazione dei protagonisti.
Sconsolante scena finale per un cinema, quello dei Kolossal muti, che aveva fatto assumere alla cinematografia italiana la leadership mondiale nel settore.

 

 

 

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