HANDWÖRTERBUCH DER GRIECHISCHEN SPRACHE

di Franz Passow

Rielaborato da AA.VV.

Ed. Wissenschaftliche Buchgeselleschaft, 2004

ISBN 3 – 534 – 18095 – X

Band I – Abteilung 1,          ΑΔ  pg. 1 - 754

Band I – Abteilung 2,          ΕΚ  pg. 755 - 1884

Band II – Abteilung 1,        Λ – Π  pg. 1 - 1313

Band II – Abteilung 2,        Ρ – Ω  pg. 1314 – 2649

Ristampa inalterata dell’edizione ottocentesca.

 

Recensione di Giovanni Costa

 

Franz Passow (1786 – 1833) nacque a Ludwiglust (Mecklenburg) e fu un filologo classico tedesco. Dopo la scuola nella sua città natale, a 16 anni, egli venne al Gymnasium a Gotha. A 18 anni, cominciò a studiare teologia a Leipzig, qui, promosso dai suoi insegnanti, egli fece la conoscenza di J. W. von Goethe. In quest’epoca, F. Passow già studiava filologia. Promosso e sostenuto dal poeta, egli ottenne, nel 1807, un posto come professore di Greco al Gymnasium a Weimar. Dopio due ulteriori passaggi, nel 1815, F. Passow ebbe una chiamata come professore ordinario di scienze dell’Antichità all’Università di Breslau. In questo stesso anno, egli ottenne la Laurea d’onore dall’Università di Berlino. Egli insegnò all’Università di Breslau dal 1815 sino alla sua prematura scomparsa, nel 1833.

La sua opera principale, accanto ad altre, fu questo vocabolario, esso si basa sul KRITISCHEN GRIECHISCHEN-DEUTSCHEN HANDWÖRTERBUCH (1797) di Johann Gottlob Theaenus Schneider. Già nel 1813, F. Passow, in un articolo, si era espresso, “sullo scopo, disposizione e completamento di un vocabolario di Greco”, ma solo nel 1819 – 23 egli portò a termine l’elaborazione del suo HANDWÖRTERBUCH. La prima edizione apparve, in due volumi, nel 1819 e nel 1823, ancora colla chiara premessa, al di sotto del titolo, “Johann Gottlob Schneider’s Handwörterbuch der Griechischen Sprache. Nach der Dritten Ausgabe der großen Griechisch-deutschen Wörterbuchs mit besondere Berücksichtingung des Hom. u. Hesiod Sprachgebrauchs und mit  genauer Angabe der Silbenlänge ausgearbeitet.”

Seguirono la seconda e la terza edizione, F. Passow pubblicò la quarta, nel 1831, col titolo HANDWÖRTERBUCH DER GRIECHISCHEN SPRACHE VON FRANZ PASSOW. Dopo la sua morte, nel 1833, il vocabolario fu ulteriormente elaborato per opera di Valentin Rost e Friedrich Palm, coadiuvati nell’opera da altri quattro valenti studiosi. Quest’edizione, data per la prima volta alle stampe nel 1841e  1847, è quella stampata ancora oggi e che si presenta qui.

La prima caratteristica dell’opera è quanto afferma V. Rost nell’introduzione, precisamente che l’estensione e la destinazione del vocabolario hanno imposto, per prima cosa di trattare solamente quelle parole che si presentano nelle opere degli autori classici più letti e, per seconda, di dare solamente spiegazioni delle parole non troppo estese. Riguardo al primo fatto, afferma V. Rost, si sarebbe proceduto più rigorosamente, se il vocabolario del Passow non avesse costituito la base dell’opera. In effetti, ricordiamo, questo è un HANDWÖRTERBUCH, cioè un vocabolario manuale, che sta in mano, un enchiridion, quindi agile. Riguardo al secondo fatto, V. Rost scrive che fu permesso un certo benvenuto scostamento dal principio generale, cioè un ampliamento delle spiegazioni, nel caso delle particelle, intese come particelle, congiunzioni, preposizioni e pronomi, una parte complessa della lingua Greca. Un simile principio fu seguito, anche, nel trattamento dei nomi propri, i quali, nella presente elaborazione, sono stati presi non solamente dai poemi di Omero e di Esiodo, ma da tutta l’estensione degli antichi classici. Questo nella maniera più integrale ed i singoli nomi sono stati accompagnati da brevi spiegazioni.

Questo è il principio informatore del HANDWÖRTERBUCH, le parole ordinarie hanno spiegazioni di portata non molto elevata, anche se sempre rigorosamente corredate di precise citazioni che consentono di constatarne l’impiego da parte dei più autorevoli autori e di rintracciare sempre con precisione il passo in cui sono riportate. D’altronde, sono stati approntati anche i cosiddetti Index, tra cui ricordiamo l’INDEX ARISTOTELICUS di Hermann Bonitz, che trattano, specificatamente, l’impiego delle parole da parte di singoli autori, nel caso indicato, da parte di Aristotele. Queste opere sono utili e sono riservate ad uno studio più in profondità dei singoli scrittori. Per il HANDWÖRTERBUCH, ricordiamo la spiegazione della voce φσις , cui vengono dedicate circa tre colonne (1 pagina e mezzo) che non è poi tantissimo.

Di contro, come si è detto, questo vocabolario risulta molto esteso e completo nella trattazione di parole generali, di uso frequente, particelle, congiunzioni, preposizioni e pronomi.

Per fare qualche esempio, consideriamo la parola π, la sua trattazione occupa le pagine 1032 – 1046 del Band I. π può essere A) preposizione col genitivo, dativo od accusativo.

π col genitivo viene impiegata per indicare rapporti di spazio o di tempo, oltracciò, anche, per il mettere al di sopra. A questo riguardo, si deve rilevare che il genitivo accanto ad π indica il rapporto della quiete e, conseguentemente, appare come supplente del, dativo, il quale, spesso, si cambia con questo in indicazioni di relazioni di luogo, mentre l’indicazione del rapporto di tempo è collegata quasi esclusivamente col genitivo. Vi sono, pure, esempi in cui π col genitivo viene impiegato per indicare il motivo o la determinazione verso qualcosa, come il punto d’appoggio, ad esempio, nei verbi del tipo “essere denominati”, l’oggetto da cui si deriva il nome può essere citato per mezzo di π col genitivo. Vi sono, in tutto, quattro esempi di questo genere. In generale, π col genitivo in determinazioni di spazio viene presentato in tre sottocasi, a, b, c; i quattro esempi di poco fa sono particolarità del sottocaso a. Segue la trattazione di π col genitivo in rapporto temporale, meno articolata e quella di π col genitivo in rapporto metaforico.

Sono ulteriori le trattazioni di π col dativo e quella con l’accusativo. Ultime, ma non per questo meno importanti, sono le trattazioni di π come avverbio e di π in composizione con altre parole, in cui si distinguono, organicamente, sette casi principali e vari secondari.

Questa della spiegazione di come una parola entri in composizione con altre e di quali significati vengano così espressi, è una delle caratteristiche positive di questo vocabolario.

Anche la trattazione della particella μν è molto completa, essa va da pagina 175 a pagina 181 del Band II. Si spiega che questa era, in origine, una particella determinativa, una forma indebolita di μν e, di conseguenza, indicante come questa la sicurezza che chi parla ripone nell’avverarsi di quanto espresso nella frase, solamente con minore intensità di μν stesso. Allora, però, il suo impiego usuale dietro una particella che congiunge la frase, che introduce un rapporto reciproco di più parti del discorso l’una rispetto all’altra e, quindi, forma il primo membro di una serie correlativa o corresponsiva, nel qual caso si può tradurre solo raramente con “per vero”, mentre, usualmente, la correlazione di ambedue i membri o viene cancellata o accennata per mezzo di altre conversioni della lingua. Abbiamo, dunque; A) significato ed uso della particella μν, distinto in AI, il μν determinativo ed AII, il μν correlativo, diviso nei punti 1 – 7; B) impiego, ripetizione ed omissione della particella μν diviso in BI, BII e BIII; collegamento della particella μν con altre particelle, tra cui si può ricordare, μν ν, μν ρα, μν γρ, μν δ, μν τε, μν γε, μν ον, μντοι. Così si conclude la trattazione di questa parola.

Anche la trattazione dei verbi più comuni è parecchio estesa, ad esempio, quella del verbo εμ va da pagina 791 a pagina 795 del Band I. Alla sezione A vi è un completo esame delle forme verbali dei vari tempi e persone. Alla sezione B, vi è l’esame dei significati; BI, come esserci, essere presente, in sette sottosezioni, BII, come copula logica, per la connessione del soggetto col predicato, questo prende spesso, anche, il senso di significare, parte in due sottosezioni, BIII, il significato di εναι viene più precisamente determinato, ora per mezzo dell’aggiunta di un avverbio, ora per mezzo di un genitivo o di un dativo, ora per mezzo di preposizioni, parte divisa in tre sottosezioni e numerose sotto-sottosezioni, BIV, spesso εναι viene omesso, specialmente quando esso è una nuda copula, con la massima frequenza quando sia all’indicativo presente, presso Omero ed altri poeti, BV, l’infinito εναι sta spesso, apparentemente in modo pleonastico, accanto ad alcuni verbi, BVI, a volte l’imperfetto sta in luogo del presente, parte in due sottosezioni.

Questo tanto per dare una prima, sommaria, idea dell’opera; a chi avrà la pazienza di impiegare questo vocabolario, vada il giudizio definitivo.

 

N.B. Le notizie biografiche su F. Passow e quelle sul suo vocabolario sono tratte dalle corrispondenti voci della WIKIPEDIA di lingua tedesca.

 

 

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