I Normanni

di Giampiero Lovelli  

 

Una delle storie più curiose nate nell’Europa medievale fu quella della dinastia e delle genti normanne. I Normanni girovagarono per l’Europa, raggiungendo l’Inghilterra, la Francia, la Spagna, l’Irlanda, l’Italia meridionale e perfino la Terrasanta. In questo articolo tratterò in particolar modo il «fenomeno normanno» nel mezzogiorno d’Italia.

I Normanni (da «Northmen», ovvero «uomini del Nord») erano composti da diverse popolazioni scandinave, stabilitesi in Danimarca, Norvegia e Svezia. Provenienti dalla Germania, possedevano una propria cultura ed erano esperti nella navigazione del mar Baltico e del mare del Nord, anche se buona parte di essi erano per lo più contadini e non dediti alla navigazione. Furono soprannominati anche vichinghi, sebbene tale vocabolo facesse riferimento alle popolazioni normanne che abitavano le coste, in special modo al riparo dei fiordi e dedite alla pirateria.

Pertanto «normanno» è un aggettivo che mette insieme genti dello Jutland e della Scandinavia, che si caratterizzarono per alcune imprese tra il IX e il XII secolo. I Danesi raggiunsero in special modo tra IX e X secolo le coste inglesi, mentre gli Svedesi si occuparono del commercio tra il mar Baltico e il mar Nero, attraverso i fiumi della futura Russia. I guerrieri-mercanti svedesi (i «variaghi»), unitisi alle popolazioni slave, diedero un forte contributo alla creazione della civiltà russa. I Variaghi compirono diverse razzie nell’impero bizantino negli anni 860, 907, 911, 941, 945, 971 e 1043. Il successo di queste razzie fece sì che i Bizantini stipulassero nuovi trattati commerciali con i Variaghi, dal momento che militarmente la supremazia bizantina venne sempre accettata. Nel 988 il principe di Kiev Vladimir I divenne cristiano ortodosso e l'imperatore Basilio II volle dargli in sposa la sorella Anna, ricevendo come contropartita 6000 guerrieri, che formarono la sua guardia personale, la celeberrima «Guardia Variaga». Questi elementi erano fra i più forti e leali dell'esercito bizantino, come ben ci racconta Anna Comnena. La loro arma fondamentale altro non era se non una grande ascia, ma facevano uso pure di spade ed archi. La Guardia Variaga si contraddistinse nella difesa di Costantinopoli, a cui i Variaghi dettero il nome di «Miklagard», cioè «Grande Città», durante la Quarta Crociata. Dopo la presa della città nel 1204, la Guardia cessò di esistere. Comunque almeno fino al 1404 esisteva un corpo scelto composto da soldati «nordici», che faceva riferimento alla Guardia Variaga del passato. A quella data la Guardia era formata da mercenari inglesi, scozzesi e normanni scandinavi e russi. Uno dei più valorosi componenti della Guardia Variaga fu il futuro re di Norvegia Harald III, che arrivò a Costantinopoli nel 1035. Egli prese parte ad otto battaglie e fu nominato «Akolythos», comandante della Guardia, prima di far ritorno in patria nel 1043. A differenza di quanto accadde in Normandia ed in Inghilterra, la cultura variaga venne ben presto conglobata dal substrato slavo. Invece i Norvegesi preferirono esplorare l'Oceano Glaciale Artico, molto probabilmente grazie ad un aumento delle temperature che permise di navigare le acque un tempo ghiacciate, giungendo tra X e XI secolo in Islanda, Groenlandia e anche sulle coste del Labrador, nell'attuale Canada. I Normanni, per la maggior parte Danesi, decisero di dedicarsi alle scorrerie grosso modo dall'inizio del IX secolo. Possedendo navi leggere senza ponte e senza remi (i famosi «drakkar» cioè «dragoni»), raggiunsero le coste della Francia, dell'Inghilterra, fino alla penisola Iberica, all'Italia (si pensi ai saccheggi di città come Luni e Fiesole) e alle isole del Mediterraneo occidentale, convertendosi solamente in un secondo momento all'insediamento. Inizialmente pagani e pirati, vivendo in Francia diventarono cristiani e si occuparono pure di agricoltura. Fantastici guerrieri, bravissimi nel combattimento a cavallo, facevano uso soprattutto della spada, utilizzavano un camicione in maglia di ferro (l'«usbergo»), ed un grande scudo a forma di mandorla. Erano molto richiesti come mercenari, anche dall'Impero bizantino. La cultura normanna, come quella di molte popolazioni non stanziali, era particolarmente versatile ed aperta al nuovo. Per un certo periodo queste caratteristiche li indusse a stabilirsi su territori europei tra loro molto differenti. Dopo lo stanziamento in Normandia (910), nell'XI secolo raggiunsero l’Inghilterra (1066), la Francia e l'Italia meridionale, con la nascita della Contea di Puglia grazie agli Altavilla e nel 1130 del regno di Sicilia.

I Normanni, che raggiunsero l’Italia meridionale all’inizio dell’ XI secolo, ebbero una paga da alcuni signori longobardi (come il principe di Salerno) come guerrieri mercenari. Nel 1015-1016, il ribelle anti-bizantino barese Melo e il Papa li convinsero a far parte dell'esercito di Melo, che desiderava allontanare i Bizantini dalla Puglia. L'invasione normanno-longobarda della Puglia non trovò consensi perché, a causa delle numerose violenze perpetrate ai danni della popolazione, solo pochi abitanti autoctoni vollero aiutarli e nella battaglia di Canne (1018) conobbero una sconfitta di tali proporzioni che portò al totale insuccesso della spedizione. Negli anni seguenti i Normanni arrivarono sempre in maggior numero nell'Italia meridionale, voluti come mercenari dalle varie potenze locali e nel 1030 riuscirono ad avere il primo insediamento stabile con la contea di Aversa. Ciò causò una sempre maggiore presenza di guerrieri normanni in Italia meridionale, che portò ad un aumento della potenza normanna, la quale era diventata ormai così forte da poter estromettere i Bizantini dall'Italia. Nel 1038 ebbe inizio una sommossa anti-bizantina in Puglia, che nel 1040 arrivò ad un punto tale da compromettere il dominio bizantino su quella provincia. Il longobardo Arduino, governatore «topoterites» della città bizantina di Melfi, approfittando della sommossa, si rivolse ai Normanni esortandoli ad intervenire in Puglia. Se fossero riusciti nell’intento di conquistarla, Arduino e i Normanni si sarebbero divisi la regione a metà. Nel 1040 gli abitanti di Melfi, sobillati dal loro governatore Arduino, riconobbero spontaneamente i Normanni come i loro nuovi signori, mentre al contrario le città vicine, paventando i saccheggi dei Normanni, chiesero un sostegno immediato al catapano d'Italia, che in quel momento si trovava in Sicilia per tentare di strapparla agli Arabi. Ben consapevole della minaccia normanna, il catapano dovette abbandonarla per combattere i Normanni, facendo in modo che la spedizione siciliana fosse un fallimento, ma l'esercito bizantino, di gran lunga più numeroso, patì tre sconfitte consecutive che aiutarono i Normanni a rendere più solide le loro conquiste, impadronendosi di Melfi e di tutta la regione dal fiume Ofanto fino a Matera. L'Impero bizantino, che era sempre più in crisi ma conservava ancora in Puglia la Capitanata, la Terra d'Otranto e le coste, mandò al più presto nuove truppe capitanate da Giorgio Maniace, mentre i Normanni vollero sbarazzarsi dell’ingobrante Arduino e stabilirono che il loro nuovo capo fosse il fratello del principe di Benevento, Atenolfo. I Normanni erano favorevoli ad essere vassalli dell'Impero, ricevendo come contrappeso il riconoscimento delle loro conquiste, ma Bisanzio non accettò la proposta e con Giorgio Maniace si ebbe una controffensiva. Nell'aprile del 1042 Maniace raggiunse Taranto e congiunse le forze messe a sua disposizione, mentre i Normanni contattarono il figlio di Melo, Argiro, proponendogli di essere loro capo. Argiro ebbe pertanto dai Normanni il titolo di «princeps et dux Italiae» e con il sostegno dei Normanni di Aversa e Melfi diede battaglia alle truppe di Maniace a Taranto, obbligandole a rifugiarsi dentro le mura della città. Dopo aver cercato vanamente di convincere Maniace alla resa, i Normanni si allontanarono da Taranto per conquistare altri territori. Intanto Maniace, potendo muoversi dalla città, dette punizioni durissime alle roccaforti della Puglia che avevano fornito collaborazione agli invasori. Intanto a Costantinopoli veniva incoronato imperatore Costantino IX, che volle cambiare politica, desiderando arrivare ad un compromesso con i ribelli. Alcuni messi imperiali invogliarono Argiro ad accettare il titolo di conte bizantino, portando con se i suoi soldati normanni. Questi accettò. La decisione di Argiro era arrivata oramai troppo tardi e solo alcuni Normanni rimasero con Argiro, mentre una buona parte elessero un altro capo, conservando i loro domini nella Puglia e negli anni successivi resero più solide le loro conquiste, raggiungendo la terra d'Otranto ed occupando Lecce. Nel 1047, evento importante, l’imperatore tedesco Enrico III riconobbe le conquiste operate dai Normanni fino a quella data. Ringalluzziti da quanto deciso da Enrico III, i Normanni decisero di allargarsi alla Calabria bizantina e alla Capitanata. Nel 1050 i Bizantini stabilirono di inviare in Italia Argiro, con il titolo di duca d'Italia, Calabria, Sicilia e Paflagonia. Ad Argiro fu consigliato di ostacolare i Normanni più con la diplomazia che con le armi, facendo di tutto per corrompere i comandanti normanni, esortandoli a passare dalla parte dell'Impero oppure favorendo dissidi all’interno dei Normanni stessi. Questi tentativi fallirono miseramente ed il duca bizantino si rivolse a Papa Leone IX, anch'egli preoccupato della potenza normanna. Sia i Bizantini che le forze papali furono annientate dai Normanni. Vista la situazione, Argiro fu convocato a Costantinopoli, mentre i Normanni negli anni seguenti allargarono ulteriormente i territori conquistati, divenendo padroni di Taranto ed Otranto (1056). Successivamente capeggiati dal famoso Roberto il Guiscardo, i Normanni raggiunsero la Calabria bizantina, impadronendosene in pochi anni. Parecchie città calabresi vollero riconoscere spontaneamente la signoria dei Normanni, mentre al contrario solamente alcune non cedettero e furono conquistate dopo lunghi e faticosi assedi. Nel 1059, arrendendosi Reggio e Squillace, i Normanni terminarono di impossessarsi della Calabria bizantina. Gli imperatori bizantini Isacco I Comneno e Romano IV Diogene cercarono di scacciare gli invasori normanni, ma non ci riuscirono. La morte prematura del primo e la deposizione del secondo aggravarono ancor di più la situazione, aiutando in questo modo i Normanni a rendere sempre più stabili i loro possedimenti in Sicilia e nel mezzogiorno d’Italia. Nel 1060 Costantino X spedì nuovi soldati nella penisola e questi ripresero in pochissimo tempo Brindisi, Taranto, Oria, Otranto ed iniziarono l’assedio di Melfi. Intanto i Normanni, che  erano occupati ad impadronirsi definitivamente della Sicilia, stabilirono di utilizzare soldati impegnati in Sicilia per riprendere le piazzeforti in mano ai Bizantini. Ebbero la meglio ed i Bizantini furono decimati presso Brindisi ed in un lasso di tempo molto piccolo le città che erano state riprese dai Bizantini vennero conquistate nuovamente dai Normanni, sebbene Bisanzio si fosse alleata con l'Imperatore tedesco Enrico IV e con l'antipapa Onorio II per danneggiare i Normanni. Tutto ciò provocò una situazione precaria nell’Italia meridionale, a cui si aggiunsero ribellioni nella Puglia normanna, che posposero la conquista normanna dei rimanenti «castron» bizantini in Puglia di alcuni anni. I Bizantini, però, non riuscirono ad approfittare compiutamente delle sommosse, anche se nel 1066 giunsero truppe fresche nella penisola che ripresero importanti città come Brindisi, Taranto ed Otranto. I Normanni presero la decisione di bloccare momentaneamente la loro spedizione in Sicilia per riprendere definitivamente le restanti città dell’Italia in possesso dei Bizantini. Nel 1068 Roberto il Guiscardo iniziò l’assedio di Bari, che si difese strenuamente e furono necessari tre anni per espugnarla (1071). In quell’anno anche Brindisi venne conquistata, determinando la fine dei possedimenti bizantini nella penisola. Bari fu l'ultima città ad arrendersi il 15 aprile.

I Normanni dell'Italia meridionale si impossessarono della ricca e bella città di Antiochia durante lo svolgimento della prima crociata, grazie a Boemondo di Taranto, figlio di Roberto il Guiscardo.

 

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BIBLIOGRAFIA

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