Il comune cittadino Italiano nel Medioevo

di Enrico Pantalone

 

 

Connesso allo sviluppo dell’università si allinea lo sviluppo della istituzione cittadina per eccellenza, nell’Italia settentrionale, e cioè: il Comune.

Nel rimescolarsi dei rapporti sino ad allora vigenti in tutti i campi, nel secolo XI, il Comune come entità giuridica assume quella forma così concreta che vedremo allargarsi a partire proprio dal secolo XII.

Il comune non ha una base territoriale vasta come le precedenti istituzioni e d’appunto per questo che può sviluppare al suo interno, al meglio, tutte quelle attività che man mano serviranno ad ingrandire le mura della stessa.

L’attività economica è affidata alle corporazioni che la dirigono in maniera di solito impeccabile verso la fioritura.

La popolazione vive all’interno delle mura senza troppi patemi, vi si possono trovare vecchi signori feudali ridotti in povertà e vecchi servi liberati, commercianti agiati e cavalieri senza terre, il politico e l’ecclesiastico: insomma, tutto lo scibili umano si ritrova faccia a faccia.

Le istituzioni giuridico-politiche del comune cittadino sono un tratto caratteristico di quei secoli

A seconda delle città, possiamo trovare ordinamenti giuridici che sono al di là degli interessi personali ed ordinamenti che, invece, non riescono a discernere l’interesse pubblico dal privato.

Le prime norme scritte, dettate dall’autorità imperiale, vanno a sostituire le vetuste consuetudini che erano tramandate oralmente e sicuramente non erano esenti da contestazioni, qualora il caso da giudicare fosse stato complesso.

Vediamo quindi che, in un certo senso, l’intervento imperiale è servito per dare una base solida allo ius pubblico, più di quanto troppo spesso non si voglia ammettere.

Proprio per questo motivo, alla oramai classica figura del notaio che interpreta a memoria le leggi,

Subentra e s’irrobustisce la nuova figura del giurista, come professionista che conosce il diritto giustinianeo quanto quello ecclesiastico e traccia con sicurezza le sue teorie.

Anche se, a onor del vero, non dobbiamo dimenticare anche le altre figure del nuovo diritto come i giudici, i consulenti, i procuratori, gli amministratori dei comuni, ecc. che, insieme ai primi, formano la corporazione giuridica.

Tutti questi eminenti personaggi concorrono a far sì che, in connessione con le vecchie strutture feudali, si giunga ad un compromesso per l’ordinamento cittadino.

Lo sviluppo accelerato dei comuni nel secolo XII, specialmente nella pianura padana, è portatore di nuovi e più consistenti valori.

Anche le autorità ecclesiastiche, che sono ad esempio sede vescovile ma non detengono possedimenti di origine comitale, s’adoperano per lo sviluppo intenso dei comuni, cosa che non accade dove il vescovo è ancora in possesso di territori vastissimi.

Ci sarà poi il comune che, per posizione e per funzione di guida, arriverà a dominare una vasta zona d’influenza e a sottomettere altri piccoli comuni dei dintorni (Milano e la sua provincia).

Le città s’ingrandiscono a vista e Milano arriva a sfiorare le centomila unità, togliendo così ampi spazi liberi all’interno delle mura per costruire nuovi edifici oppure allargando le mura stesse oltre la cerchia primitiva.

Sorgono così i primi palazzi pubblici  (Palazzo del Comune, del Podestà, ecc.) che danno un’impronta diversa alla città, non più vista come solamente un centro mercantile di vasta portata ma bensì come un centro dove si può anche legiferare, con tanto di edificio adibito a tale scopo.

Non più, quindi, nella dimora di un signore o di un re, e questo è senza dubbio un particolare importante nella tematica di un concreto contesto giuridico.

A Bologna, come del resto abbiamo già avuto modo di osservare, è addirittura l’imperatore che appoggia le prime istituzioni cittadine per rendere meno potenti il Vescovo o la Chiesa in generale, nell’oramai cronico antagonismo che vede contrapposti, su due fronti, potere temporale e potere spirituale.

In questo modo, il comune si sviluppa in maniera differente l’uno dall’altro, servendosi ora della chiesa ora dell’impero, senza mai escluderne uno dei due, al quale chiede aiuto e fornisce devozione eterna.

Anche nel comune, però, le qualità delle norme lasciano a desiderare, essendo utilizzate non equamente nei confronti di tutti i cittadini, ma dando spazio ad interpretazioni personali quando si tratta di persone eccellenti.

Proprio per questo motivo non si può, certamente, parlare di potere pubblico da parte delle autorità comunali in questo momento: ancora troppo si è legati ad una concezione di tradizioni secolari di potere personale.

Non tutte le persone che fanno parte della comunità sono soggette all’ordinamento giuridico. Chi non è soggetto a tale ordinamento, è del tutto privato d’ogni tipo di partecipazione alla vita pubblica, essenziale a quei tempi per essere considerato un cives.

I primi rappresentanti, diciamo così legali, dall’istituzione comunale, specialmente per quanto riguardava le controversie con i vescovi o con i signori feudali del circondario erano i Consules, che organizzavano l’eventuale lotta e i poteri di cui si circondano (militari, fiscali, amministrativi e giudiziari), che già da tempo non sono più nelle mani del sistema ecclesiastico che non li ritiene conformi al loro magistero. governo consolare è in ogni modo in mano a ricche famiglie nobiliari, che detengono il potere in maniera non dissimile dai dittatori illuminati, ed è difficile trovare all’interno di un’assemblea civica un’unità d’intenti tra il popolo ed il console.

Più spesso l’unità è frutto di manipolazioni e compromessi tra le varie fazioni della città e ciò mostra, inequivocabilmente, com’è stato difficile per tutti concepire un organo collegiale, nel quale si potesse trovare una qualunque forma di principio maggioritario sulle decisioni da prendere per il bene della cittadinanza.

Capitava, molto speso, che la decisione fosse rimessa ad un esterno che nulla aveva a che fare con il problema trattato, non dimenticando che il console generalmente non durava in carica per più di un anno.

Ciò la dice lunga sull’effettivo potere che il console esercitava: quest’ultimo era del resto portatore di un’indubbia diffidenza  da parte delle grandi casate nobiliari della città.

A coadiuvare i consoli troviamo normalmente un consiglio detto di credenza, perché che ne faceva parte era ritenuto un uomo degno di fede.

Anche i cives entrano a far parte di quest’organismo nel momento in cui si sviluppa la prima parte delle lotte tra l’imperatore germanico e i comuni lombardi, ma non certamente a scapito dei padroni veri della città che , nel contempo, aumentano il numero dei loro consiglieri a dismisura.

I comuni, in realtà, disponevano dell’arengo o assemblea per dibattere i problemi inerenti l’ordinamento comunale, e qui si prendevano delle decisioni che poi venivano ampiamente codificate e redatte dopo essere state votate.

Per svolgere le mansioni istituzionali del comune vengono creati degli uffici, se cos’ possiamo chiamarli, dove la burocrazia del tempo si industriava ad amministrare con oculatezza e si destreggiava alla meglio, partendo dal presupposto che chi otteneva questo incarico doveva disporre della propria casa come ufficio vero e proprio e doveva anche dar fondo a parte dei suoi mezzi personali. Tale incarico era di durata non eccessiva e di solito era affidato ad un mercante, che poteva ovviamente disporre di larghi mezzi finanziari e altresì di un’abitazione atta ad essere utilizzata come ufficio.

 

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