La Pittura e l'Illusione Ottica: il Trompe l'Oeil

di Enrico Pantalone

 

Indurre l'occhio umano a percepire come reali paesaggi solamente pitturati su dei muri come pure suppelletti ed arredi oppure semplicemente degli animali è una tecnica conosciuta da millenni nella storia e nell'arte, tutto sommato comunque recente rispetto a quella dell'Umanità,  viene conosciuta come tecnica Trompe l'Oeil.

Quanti di noi non hanno mai sognato, avendo un discreto muro disponibile all'interno del proprio appartamento o della propria casa, d'ampliare un po’ la propria prospettiva riduttiva delle quattro mura, la tecnica del Trompe l'Oeil crea l'illusione ottica che noi cerchiamo e se affidata a valenti maestri nel campo può aprire a tutti noi un mondo inimmaginabile perché mantiene il nostro sogno vivo, reale dal punto di vista visivo anche se falso perché è pur sempre una riproduzione.

Personalmente conosco gente che innamorata della montagna, ha fatto costruire (è il caso d’usare proprio questa parola per la complessità del lavoro), in una stanza della propria abitazione cittadina, una perfetta riproduzione di un interno d’una baita alpina con un effetto decisamente eccezionale, avendo utilizzato un mobilio adatto che completava la realtà con l'illusione pittorica della prospettiva.

Questa tecnica come si diceva, esisteva sicuramente fina dai tempi dei greci che sostanzialmente “inventarono” la tecnica della prospettiva ed i romani l'utilizzarono successivamente e normalmente (Pompei ne era un esempio): certo allora non si chiamava Trompe l'Oeil,  logica in cui erano maestri gli artisti greci poi trapiantati in Roma o nei territori imperiali .

Si ha proprio la sensazione che certe opere siano state costruite esattamente per illudere e per far credere probabilmente all’ospite di riguardo ad una maggior ricchezza dell’abitazione, sia esse facessero il verso al genere scultoreo o a quello pittorico, Vitruvio ne parla in maniera più che discreta nel suo De architectura, ma lascia intendere che questo tipo di prospettiva era estremamente ambito in una famiglia patrizia, romana.

Ricordiamo a mo’ di divertimento anche l'aneddoto relativo al pittore greco Zeuris che disegnò talmente perfetti i grappoli d'uva allocandoli su tavoli posti in un ampio patio al cospetto di numerosi ospiti  che perfino gli uccelli si gettarono per piluccarne gli acini tra l'incredulità e lo sbalordimento di tutti i presenti: probabilmente questa è un’esagerazione ma dimostra comunque a che livello di perfezione si fosse giunti.

Pensiamo che con questa tecnica l'entourage degli Imperatori Romani più capaci poteva confondere evidentemente e sapientemente, attraverso scenografie all'uopo nei palazzi,  i diplomatici che venivano a parlare o trattare, creare un vano che mostrasse tali ricchezze da restare esterrefatti o un’opulenza tutt’altro che disprezzabile poteva avere certamente i suoi effetti pratici permettendo un accordo tra le parti più veloce e meno dispendioso.

Occorreva far aggio sulla sensibilità dell'interlocutore, perché egli non doveva avvicinarsi troppo e nel contempo doveva essere portato ad immaginare come reale ciò che invece era finzione !

Ma non dimentichiamo che anche le scenografie teatrali, specialmente a Roma, giocavano molto sull’ambiguità creata dall’irreale, i muri su cui si dipingevano i fondali erano molto grandi ed il  Trompè l’Oeil la faceva da padrone con la sua ricchezza, la sua prospettiva e la sua vivacità, tutte prerogative indispensabili per creare effetti molto diversi da quelli odierni e che accentuavano anche i caratteri più mostruosi o deformi degli ambienti in cui si svolgeva il dramma.

Ho la fortuna d’avere un caro amico che si occupa nei suoi laboratori artistici a carattere storico anche di questa speciale tecnica oltre che alla costruzione di perfette riproduzioni d’armi ed armamenti antichi, alla progettazione nell’ambito dell’archeologia sperimentale ed alle ristrutturazioni di locali con decorazioni di ogni epoca: Vincenzo Pastorelli, il cui nome d’arte è Hephestus, come il dio del Fuoco e delle tecniche legate all’uso dei metalli:  così con questo nome ha chiamato il suo sito dove si può trovare tutta l’attività riguardante la ricerca storica ed archeologica che egli svolge quotidianamente

http://www.hephestus.net

Egli disegna, crea e forgia nel suo laboratorio l’attrezzatura di stampo antico legata alle armi, agli armamenti ed alle suppellettili di uso quotidiano al tempo e usa testarli insieme ai componenti di ArsDimicandi (di cui fa parte), uno dei maggiori gruppi nell’archeologia sperimentale e nell’Arte Gladiatoria in Italia.

Diamo un’occhiata più da vicino ad alcuni dei suoi lavori attraverso il Trompe l’Oeil in maniera da comprendere meglio la ricchezza delle possibili scelte per concedersi orizzonti nuovi ed illuminanti per la mente umana seguendo le scelte già dettate in precedenza dagli antichi

http://www.hephestus.net/bartali.htm

http://www.hephestus.net/camino.htm

http://www.hephestus.net/finestra%20in%20sala.htm

Come avete potuto vedere si tratta di tre lavori effettuati in ambienti diversi dove Vincenzo Pastorelli è stato chiamato ad operare e come avete ben potuto altresì vedere si tratta di soggetti che riguardano sia l’architettura che la pittura.

Essi appaiono così diversi eppure così unici, da un camino che sembra vivere all’interno del locale, ad una visione oltre un muro che sembra volutamente divelto per lasciar trasparire la bellezza e l’imponenza del mondo agreste nella visione d’insieme ed infine  uno sguardo oltre una finestra di tipo idilliaco che forse vuole aiutare lo spettatore ad un ritorno al’infanzia, tra la bellezza della semplice natura primaverile fatta di prati infiniti, fiori multicolori e rondini.

Ricordiamo per inciso che grandi pittori come Velasquez e Rembrandt in diversi periodi della loro vita artistica si cimentarono con grande successo nell’operare con questa tecnica  anche se non era la loro migliore, chi invece utilizzarono spesso la tecnica furono i pittori della rivoluzione francese e del successivo decennio Napoleonico, essi dovevano immortalare gesta epiche della loro politica istituzionale e militare attraverso la moltiplicazione ottica di grandi assembramenti umani .

Qualcuno ha sollevato il dubbio che questa tecnica servisse in qualche modo per esaltare la vanità del committente, il che può senz’altro essere vero (la vanità umana spesso non ha limiti soprattutto se si possiedono ingenti mezzi finanziari) ma questo non cambia nulla sull’effetto dirompente e sulla carica che riesce a trasmettere ad uno spettatore occasionale.

Con questa tecnica l’unico a non essere mai chiamato in causa è l’essere umano, infatti egli non può essere inanimato per cui spazio a tutto ciò che gli serve, da suppellettili alle armi, alla cacciagione, agli animali, alla natura, l’uomo deve comunque rimanere soggetto attivo nell’ambito della percezione, seppur illusoria, della pittura.

Certamente gli antichi greci e romani non avevano la ricchezza e la raffinatezza della ricerca geometrica successivamente messa a punto nel rinascimento ma indubbiamente erano dotati di grande coraggio nel disegnare le rappresentazioni, non era per nulla facile uscire dagli schemi tipici di quel tempo che lasciavano poco spazio all’immaginazione e ad una diversa rappresentazione della realtà, per questo probabilmente il Trompè l’Oeil, pur  non chiamandosi ancora così sembrava più veritiero rispetto a quello successivo, si trattava dunque d’una scelta empirica con ogni probabilità visto che essi sono riusciti sostanzialmente ad introdurre già allora, un certa distanza tra l’occhio della gente e l’immagine stessa rappresentata, una grande conquista dal punto di vista artistico.

Un ultimo cenno ad un’altra branchia dello studio umano che ha utilizzato per le sue ricerche questa tecnica: la sociologia, infatti il Trompè l’oeil entra di diritto nella storia dei conflitti umani perché è un punto di rottura con la tradizione, si suppone che essa esista di fronte a noi, non è necessario che essa sia reale.

 

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