La Viltà a Sparta

 

 

L'idea d'esser vili ad Atene, per esempio, comportava solo la qualifica di vigliacco, a Sparta diventava qualcosa di più grave.
Il vile, non poteva mangiare di fianco ai guerrieri, non poteva giocare a pallone, non poteva cantare nei cori, deve cedere a chiunque il passo, deve cedere il posto anche ai più giovani, deve mantenere tutte le figlie del suo parentado che non si sarebbero mai sposate per l'ignominia del parente che era tenuto a spiegarsi, non poteva sposarsi ma doveva pagare la tassa per esser celibe e doveva camminare senza nessuna aria di compiacimento.....
Insomma il Vile a Sparta subiva le umiliazioni peggiori, le vessazioni riservate

agli schiavi, la società tendeva ad escluderlo per i suoi atti.
La possibilità del riscatto esisteva sempre, ma significava anche la morte certa, perché solo attraverso la stessa in azione eroica si poteva cancellare l'onta della viltà e ridare tenore almeno alla vita dei parenti.
Detto ciò era una società che aveva delle grosse fondamenta:
lealtà, coraggio, senso del dovere, forza morale e fisica.
Insomma, essere spartano non era equivalente ad essere un militarista senza testa: l'abnegazione era totale ed il rispetto per un fiero e leale avversario erano fondamentali nell'indottrinamento di un giovane eguale.

 

 

 

 

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