L’Ammaliatrice/Die Freudlose Gasse

di Enrico Pantalone

175’, 1925

Regia G. W. Pabst

Interpreti Werner Krauss, Asta Nielsen, Jaro Furth, Greta Garbo

 

Un film concepito per far comprendere alla gente il dopoguerra tragico degli Imperi Centrali sconfitti, la vicenda si svolge in una Vienna dai tratti gotici esasperati, al punto da far sembrare la via del peccato una liberazione, l’oscurità tenta d’avere la meglio sulla luce, il tema ricorrente di molti registi d’origine germanica o dell’Europa orientale che analizzano la società in maniera tragica e dura, Pabst ovviamente non è da meno.

Unico film tedesco della Garbo che esaurita la breve parentesi europea volerà dopo questo film negli States a fianco del suo scopritore/amante/mentore Mauritz Stiller, da notare che in una piccolissima sequenza c’è in pratica l’esordio di Marlene Dietrich.

I personaggi maschili sono veramente caratterizzati, si va dal bieco macellaio, ricco e padrone assoluto della società del tempo (magistralmente interpretato da Werner Krauss) che impone umiliazioni a chi muore di fame e cerca di comprare il minimo per sopravvivere, così adesca giovani donne che per un pezzo di carne sono disposte a concedere la loro virtù senza pensarci troppo obbligate magari da una situazione famigliare al limite della sopportazione, v’è l’onesto padre di famiglia (Jaro Furth) che con il magro guadagno fatica a sostenere i propri cari e si trova la figlia (Greta Garbo) insidiata dal perfido macellaio, instradata verso una via di perdizione, ma salvata da una tragica fine attraverso l’amore paterno , la sua comprensione ed un tenente della Croce Rossa mentre Asta Nielsen, fantastica come sempre nel ruolo di donna perduta, arriva ad uccidere per amore o per perdizione, la società che rappresenta è quella che non si vorrebbe mai vedere, ma che purtroppo nel dopoguerra del primo conflitto mondiale risultò un problema reale.

La rappresentazione della Vienna di quel tempo non è diversa da quella di Berlino o di Budapest, una società in crisi, sconvolta dalle rivolte sociali e dall’ipocrisia della classe dirigente, la stessa che qualche anno dopo aderirà in toto al nazismo violento e razzista.

Il film subirà molte decurtazioni e verrà vietato in alcuni momenti nei territorio di lingua germanica, l’edizione integrale sarà visibile solamente nei paesi scandinavi, nello United Kingdom subirà decise censure ed in Francia pure, gli americani addirittura modificheranno il titolo inglese The Joyless Street in The Street of Sorrow, ripulendo accuratamente le parti scabrose della Garbo in fase di lancio sul loro mercato, un film accusatorio che andrebbe mostrato al giorno d’oggi, perché la società in generale ha mutato carattere, ma non l’aspetto profondo.  

Ne fanno testo le stesse parole dell’attrice svedese nella sua autobiografia dove senza giri di parole ammette che la reazione al film fu dura perché fin troppo realista, il che era eccessivo per il tempo.

Unico film che ha una durata variabile a seconda della versione, si va dai 61’ per quella inglese ai 175’ di quella tedesca restaurata !

 

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