La nascita della democrazia ad Atene   di Bianca Misitano

 

Nell’età arcaica, ossia il periodo che va dall’VIII secolo a.C. al V secolo a.C. , la cultura greca era ancora una cultura essenzialmente aristocratica, ma nell’ultima parte di quest’epoca accaddero straordinari cambiamenti. Dobbiamo chiarire che essi non riguardarono in maniera uniforme tutta la Grecia, in quanto la zona era divisa in singole comunità, “microstati” indipendenti la cui massima espressione, sia in quanto ad estensione che a progresso politico, furono le due città-stato di Sparta ma, soprattutto, di Atene.

L’era arcaica, si apre, quindi, con l’avvio di considerevoli mutamenti prima di tutto a livello economico e culturale. Questi sono i secoli delle grandi colonizzazioni oltremare, compiute da spedizioni dirette sia verso l’Asia che l’Italia meridionale. Questi grandi movimenti erano causati soprattutto dalla penuria di terre coltivabili che costringevano gli abitanti delle città ad emigrare, sotto la conduzione di un capo-spedizione, l’oikistès, l’ecista. Lo scopo di tali imprese, non era di carattere “militare”, ossia queste non erano spedizioni votate alla conquista violenta di nuovi territori da sottomettere alla madrepatria, ma semplicemente missioni che si proponevano di fondare nuove città. Questa particolare prerogativa dei moti colonizzatori ellenici, incise molto sulla natura stessa delle nuove fondazioni, che, per la maggior parte, tagliarono quasi subito i rapporti con le città di partenza. Si crearono, quindi, delle nuove comunità completamente indipendenti e questo favorì la sperimentazione di nuove forme di suddivisione della terra ed, in seguito, di governo. Lontani dalla loro città, i coloni si erano lasciati indietro anche le tradizioni della loro patria, caratterizzate da una preminente impronta aristocratica, dando una spinta innovativa, chi più, chi meno, all’organizzazione delle colonie.

Il nuovo mondo colonizzato, quindi fu una grande opportunità per la Grecia, non solo per risolvere la situazione di quei contadini rimasti privi di risorse, ma anche e soprattutto per allargare i propri orizzonti e stimolare riflessioni e discussioni sulle varie forme di governo, per decidere quale fosse quella migliore da dare alle nuove città. E’ nei territori colonizzati che si comincia ad applicare su larga scala il principio della suddivisone equa della terra, quando invece in Grecia questa risultava quasi tutta in mano ai grandi proprietari terrieri. Le spedizioni elleniche vengono a contatto con altre civiltà, spesso anche molto diverse dalla loro e questo da una parte facilita il processo di accantonamento delle tradizioni e dall’altra favorisce l’apertura verso nuove idee e modi di vedere. La colonizzazione quindi sarà uno dei principali motori propulsori di quello sviluppo del nuovo pensiero greco, che per l’epoca fu una sorta di antico Illuminismo, che determinerà la fondazione del nuovo sistema democratico. Il primo, lampante, segno della strada diversa che i greci stavano imboccando fu la definitiva sparizione, perlomeno nelle regioni più avanzate, della monarchia.

In età arcaica, infatti, le esigenze e la complessità dei micro-stati aumentarono considerevolmente. L’economia aveva sperimentato un’incredibile crescita proprio grazie alla colonizzazione ed alla generale apertura della Grecia verso il Mediterraneo grazie alla quale le condizioni di vita ne avevano ricevuto un netto miglioramento. Ormai l’agricoltura, sebbene rimanesse sempre la principale attività economica e quella considerata più nobile, viene sempre più spesso affiancata da fiorenti attività commerciali ed artigianali, che permettevano anche a chi non fosse di nascita aristocratica, di arricchirsi e guadagnare. Questo ampliamento di interessi e di orizzonti definisce l’aumentare dei bisogni e delle necessità amministrative di uno stato, a cui il re non può più far fronte. Rispetto all’epoca omerica vi è un netto rovesciamento delle parti: infatti avviene una progressiva presa di potere del consiglio degli anziani rispetto all’autorità del re. Se precedentemente, invece, era stato il sovrano ad avere in mano sia il consiglio che l’assemblea popolare e ad esercitare il proprio potere su entrambe, adesso la sua figura viene talmente sminuita da essere condannata all’estinzione. Questo processo si verifica, come già accennato, a causa del fatto che diventa impossibile per il re gestire l’interezza degli interessi statali. Resta il fatto che il sovrano avrebbe sempre potuto delegare all’assemblea alcune questioni pur continuando ad esercitare il proprio dominio. Ciò non avvenne probabilmente a causa delle piccole dimensioni degli stati ellenici. Il re, economicamente, non possedeva molti più beni degli aristocratici e ciò contribuiva ad aumentare l’importanza del consiglio rispetto all’autorità del monarca, contro la quale egli, quindi, non poteva nemmeno far pesare il suo predomino economico. Inoltre, mancavano quelle situazioni da cui un re poteva ricavare un potere fuori dal comune, come, ad esempio le guerre ed i pericoli esterni. L’età arcaica fu un tempo relativamente pacifico, in cui nelle singole comunità potè svilupparsi un grande senso della libertà, soprattutto nelle coscienze dei grandi proprietari terrieri. Giocarono molto anche le migliorate condizioni economiche generali: adesso molti più uomini erano in condizione di collaborare attivamente alla vita della comunità. Fu così che i membri del consiglio, detti archontes, che possiamo tradurre con “magistrati”, affiancarno in misura sempre maggiore, fino a sostituire, il re.

Inoltre in questo periodo si parla del verificarsi di una cosiddetta “rivoluzione politica”, ossia del definitivo declino del vecchio modo di combattere affidandosi principalmente alla cavalleria ed ai carri da guerra. Queste erano attrezzature che solo i nobili potevano permettersi, ed era quindi inevitabile che il loro ruolo di primo piano fra le fila dell’esercito si riflettesse anche all’interno della vita politica degli stati. Ma, proprio il più diffuso benessere dell’età arcaica, permise a molta più gente di procurarsi l’equipaggiamento da fante. Da qui nasce la classica figura dell’oplita (da hoplòn, il nome dello scudo) ellenico, inquadrato nella formazione a falange. Queste formazioni sono costituite da grandi masse di uomini perfettamente ordinati ed allineati e ciò fa sì che l’ideale dell’eroe che combatte da solo e che compie gesta fuori dal comune, non paragonabili a quelle dei semplici soldati, venga meno e che invece sia sostituito da quelli di spirito di collaborazione, dove l’azione collettiva risulta più importante di quella individuale. La fanteria, quindi, diviene il principale corpo dell’esercito, il che porta come conseguenza l’ulteriore indebolimento della posizione degli aristocratici, che, fino ad allora, si erano potuti avvalere della loro appartenenza alla cavalleria. Oltretutto, l’equipaggiamento dell’oplita è molto meno costoso di quello per acquistare e mantenere un carro da guerra e da ciò derivò il fatto che un numero sempre maggiore di cittadini potè guadagnarsi un posto di primo piano nel nuovo esercito e quindi anche all’interno della vita della comunità.

Queste nuove situazioni ovviamente convergevano tutte a vantaggio delle masse popolari che, adesso, continuavano a crescere per importanza ma anche per condizioni economiche. Si inaugurò, così, un periodo di vaste riforme, nel tentativo di adattare la politica degli Stati alla nuova situazione sociale.

Si diede vita a nuovi modelli organizzativi, in cui la figura del re veniva definitivamente sostituita da alcuni uomini aristocratici che ricoprivano delle cariche annuali e che venivano eletti dal popolo. Questo evento risultò di capitale importanza all’interno del percorso che porterà alla democrazia, non solo perché la figura del monarca ereditario era stata portata all’estinzione.

La creazione della magistratura annuale, comporta un notevole allargamento della classe dirigente. Infatti, nelle comunità che si sono appena liberate dal regime monarchico, ci si vuole premunire affinché non si verifichino più le condizioni per un eventuale ritorno delle precedenti condizioni. Così si decide di evitare le rielezioni dei vari arconti per più anni consecutivi, così come che i membri di una sola famiglia si guadagnino tutte le posizioni di potere. Considerando, però, anche le limitate dimensioni degli stati, ciò significa che ora diviene necessario un aumento del numero degli uomini in grado di gestire le questioni politiche. Si arrivò, così, ad un totale stravolgimento anche in materia di gerarchia sociale. Le ricche famiglie aristocratiche arrivano a perdere il monopolio del potere, con l’inserimento fra gli arconti di cittadini che, sebbene comunque benestanti, non possono vantare alcuna nobile origine. Si rompe così un ordine secolare, con la conseguenza che l’aristocrazia reagirà con una netta chiusura rispetto a questi personaggi.

Con questo specifico ordine sociale, ha termine però anche un determinato sistema di idee. Fino ad allora l’aristocrazia aveva dominato anche perché il popolo vedeva in essa la propria naturale rappresentante e perché il sistema aristocratico aveva radici così profonde nel passato che esso era considerato immutabile. In un periodo, però, di forti sconvolgimenti come quello arcaico, cade anche questa convinzione e la mentalità greca compie, così, un ulteriore balzo in avanti. Le masse popolari acquistano una nuova consapevolezza, da una parte a causa del maggiore isolamento dell’aristocrazia, che distaccandosi dalle vicende dello Stato non è più vista come la classe dominante per diritto e dall’altra grazie alla nuove condizioni che esigono la maggiore partecipazione di tutti.

In questo caso, così, si da l’avvio a vastissime operazioni di riforma che gradualmente porteranno all’instaurarsi della vera e propria democrazia. Nel caso di Atene celebre è l’azione riformatrice intrapresa da Solone, arconte per l’anno 594/593. E’ da specificare che, per tale periodo, le fonti sono ancora abbastanza esigue, tanto che non si riesce a chiarire quali dei nuovi provvedimenti siano stati effettivamente pensati da lui, e quali, invece, solo attribuitigli in seguito. In ogni caso vero è che nel VI secolo a.C. Atene conosce una vasta riorganizzazione sociale.

Il problema fondamentale a cui la legislazione di Solone tenta di porre rimedio è la grande scarsità di terra coltivabile. Ciò era soprattutto causato dal fatto che i terreni erano finiti quasi tutti in mano ai ricchi aristocratici, e che molti semplici contadini si erano indebitati fino ad essere costretti a coltivare la terra per conto dei propri nobili creditori. Il primo provvedimento che egli prende, quindi, è la cosiddetta seisàchteia, ossia l’abolizione di tutti i debiti. In questo modo i contadini non sono più obbligati a lavorare per gli aristocratici e possono tornare alla loro precedente condizione di “lavoratori indipendenti”. Il problema della disponibilità della terra coltivabile, tuttavia, non viene del tutto risolto in quanto Solone non effettua nessuna redistribuzione della stessa.

In ogni caso, la riforma soloniana più importante non è la seisàchteia, ma il riordino delle classi sociali. Il legislatore adotta un criterio non basato sulla nobiltà di sangue, come era stata convenzione in età più arcaica, ma secondo il reddito. In questo modo egli divise la popolazione in 4 classi, con relativi obblighi militari, tasse, diritti civili differenziati da ceto a ceto. I nuovi strati sociali furono i seguenti:

 

i pentacosiomedimni, di cui faceva parte chi possedeva un reddito annuale di 500 staia (= 250 ettolitri di cereali circa)

gli hippeis, i “cavalieri”, in cui rientrava chi possedeva 300 staia.

gli zeugiti, che dovevano disporre di un reddito minimo fra i 200 ed i 150 staia.

i teti, che erano coloro al di sotto del reddito minimo degli zeugiti.

 

Questo provvedimento in particolare minò ancora di più la condizione degli aristocratici di nascita, che così si vedono anche “formalmente” messi alla stregua dei nuovi ricchi, che da allora in poi poterono vantare i loro stessi diritti.

Ma questo riordino non determina comunque la nascita di una costituzione democratica, punto a cui si arriverà invece con l’azione riformatrice ben più vasta e radicale operata da un altro famoso personaggio: Clistene.

Egli è un nobile appartenente alla famiglia degli Alcmeonidi e riesce ad arrivare al potere dopo un’aspra battaglia politica contro i suoi rivali. Per prevalere Clistene decide di conquistarsi i favori delle masse popolari adottando una politica fortemente democratica. Le sue intenzioni iniziali, quindi, non erano per niente disinteressate, ma i suoi provvedimenti, che sconvolsero l’ordinamento politico greco, avrebbero dovuto servire in teoria a consentirgli di mantenere il sostegno del popolo e, quindi, il potere. Così non sarà, poiché le sue stesse riforme si ritorceranno evidentemente contro di lui, visto in seguito non avremo più sue notizie.

In ogni caso Clistene coglie quelle istanze di uguaglianza e maggiore libertà che già da tempo erano cominciate a circolare fra i cittadini. Grazie alla nuova epoca di riforme, alla creazione dell’ordinamento “repubblicano” basato sulle magistrature ed alla codifica del diritto, infatti, il rispetto della tradizione e della religione aveva lasciato il posto ad un nuovo razionalismo di stampo “illuministico” che non poteva non portare a grandi rivoluzioni in campo sociale.

Fu, quindi, Clistene l’artefice di questa rivoluzione, sebbene in parte involontario, perlomeno nello scopo che era semplicemente quello di conservare il proprio potere.

Egli iniziò con una nuova suddivisione della popolazione in 10 nuove tribù , 30 trittie e 100 demi. Questo, per garantire una suddivisione in zone che fosse più possibile paritaria e che rendesse ogni tribù uguale per efficienza e grandezza.

Oltre a questo provvedimento, Clistene istituì un nuovo consiglio composto da 500 membri che ne potevano fare parte solo per un anno e al massimo per due volte nella vita, col compito di preparare le questioni da discutere nell’assemblea popolare. Ciò significava, per uno stato delle dimensioni di Atene, che avrebbero dovuto partecipare a questa assemblea dei Cinquecento la stragrande maggioranza dei cittadini e non più esclusivamente solo quelli aristocratici o benestanti. Fra l’altro essa fu resa praticamente indipendente dall’Aeropago, ossia dal consiglio degli aristocratici, facendo prevalere così il suo carattere decisamente democratico.

Clistene gettò così le basi della democrazia ateniese, non stravolgendo completamente le precedenti istituzioni, i nove arconti e l’Aeropago rimasero, ma affiancando ad esse delle organizzazioni nuove che sostanzialmente svuotarono quelle vecchie di autorità.

Fu nel V secolo, durante la cosiddetta età classica, che la democrazia arrivò ai suoi massimi livelli di sviluppo. E’ in questo momento, infatti, che l’assemblea popolare afferma definitivamente la sua supremazia nei confronti persino del consiglio dei Cinquecento. Se quest’ultimo, infatti, ha il compito di stabilire il probouleuma, ossia il programma da discutere presso l’assemblea popolare, essa può, però, completamente stravolgerlo a suo piacimento. Ormai è quest’organo che si occupa di tutte le vicende dello stato, dalle più importanti alle minuzie, amministrandolo in tutto e per tutto.

Anche l’arcontato viene reso accessibile a tutti e, con la sostituzione dell’elezione con il sorteggio, davvero chiunque può avere la possibilità di ricoprire una magistratura.

L’assoluta onnipotenza dell’assemblea popolare, il larghissimo avvicendamento di persone all’interno del consiglio dei Cinquecento, l’assegnazione delle cariche tramite sorteggio, la perdita di influenza dell’Aeropago e degli arconti, fa sì che Atene diventi il massimo esempio della democrazia in tutto il mondo antico, la città che era riuscita a creare un sistema sociale completamente diverso da quello monarchico o oligarchico, ad indicare realmente per la prima volta una “terza via”.

Ovviamente anche questo sistema avrà le sue pecche e contraddizioni, prima di tutto il fatto che i “cittadini” a cui spettavano anche le varie diarie che lo stato elargiva, spesso erano solo una percentuale minoritaria degli abitanti della città, che spesso erano costituiti soprattutto da meteci e da schiavi. Si delineò così una situazione in cui la cerchia di coloro che avevano diritto alla cittadinanza dipendeva sia economicamente che per quanto riguarda la gran parte delle attività che non consistessero nell’amministrazione statale da questa grande massa di non-cittadini. Vediamo così come la democrazia ateniese non fosse completamente “democratica” ma applicasse i suoi principi di uguaglianza e di libertà individuale solo verso coloro i quali fossero in possesso della cittadinanza.

In ogni caso questo ordinamento sociale completamente innovativo continuerà a vivere fino in epoca ellenistica, quando prenderà nuovamente il sopravvento il dominio oligarchico e segnerà la nascita del sistema di governo a cui si ispireranno le maggiori culture mondiali fino ai nostri giorni.

 

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