Ignazio Burgio

Le Civiltà Stellari

Editore: Narcissus Self Publishing

 

(recensione a cura di Enrico Pantalone)

 

 

Questo saggio di Ignazio Burgio, filosofo catanese, suscita molteplici interessi interdisciplinari nel lettore perché egli fa uso nello scrivere di astronomia, di archeologia, di sismologia, di filosofia, di sociologia, di storia, di religione, di geologia, di morfologia territoriale e del conseguente sfruttamento agricolo e forestale per parlare del procedere umano lungo tutte le epoche antiche fino a Roma.

In tutto questo scibile Ignazio Burgio sceglie come filo conduttore per il suo saggio l’astronomia, elemento essenziale in ogni civiltà antica, perché le stelle erano essenziali alla gente, perché esse ispiravano politiche e potere, perché le stelle erano l’irrazionale in una società spesso pragmatica per motivi d’ordine pratico come la sopravvivenza giornaliera.

L’autore prende così spunto dal ritrovamento di resti architettonici nel mare circostante le attuali terre israeliane risalenti ad almeno 8000 anni fa, in pieno neolitico, intorno quindi al 6000 aC che poi è sostanzialmente la datazione con cui inizia la storia delle civiltà europee e di quelle medio orientali in fatto di urbanizzazione e creazione di una società civile stanziale oltre che militare.

Di grande interesse è, nello scorrere del testo, il continuo riferimento agli spostamenti di massa delle popolazioni lungo tutto il perimetro dell’allora ecumene conosciuto, spostamenti derivati da terremoti, da maremoti o tsunami che spesso devastavano le coste provocando anche la scomparsa di talune civiltà (quella micenea probabilmente) oppure modificavano per sempre la morfologia di un territorio magari fertile in secco e desertico.

Dal punto di vista religioso egli ci mostra come quasi tutte le civiltà precedenti l’età del bronzo e del ferro fanno in buona sostanza rifermento alla teoria della Dea Madre, presente ovunque nei ritrovamenti pur se in forma e rappresentazioni diverse mentre tutto cambia con i greci prima e i romani successivamente, i quali rendono antropomorfe le varie divinità facendole diventare umane ed allineate alla vita sociale quotidiana.

Del resto, per Burgio, anche i megaliti in varie forme ritrovati a diverse latitudini tra Europa, Africa mediterranea e Asia Minore, dalle Orcadi al deserto sahariano, dalle terre anatoliche a quelle dell’Egeo e a quelle mesopotamiche, furono costruiti evidentemente per diffusione dovuta al contatto di popoli diversi per commercio o per conquista.

L’autore insiste molto sul fatto che la parte sociologica fosse importante al tempo, perché con gli spostamenti di masse enormi di popolazioni sospinte lontano dalle loro terre in caso di maremoto, d’arrivo di bellicose genie provenienti soprattutto dal mare o dal lontano oriente si creavano i presupposti per l’incontro tra civiltà diverse e, questo non poteva essere che positivo.

Le variazioni climatiche analizzate attraverso l’analisi degli spostamenti dei ghiacci artici verso sud che provocavano l’aumento del livello dei mari e i conseguenti allagamenti delle terre in depressione o delle coste sabbiose crearono delle nuove configurazioni morfologiche come nel caso del Mar Nero, divenuto mare proprio per l’effetto dell’innalzamento delle acque mediterranee.

 

L’autore ovviamente non manca di dare uno sguardo alla mitologia e alle sue interpolazioni con la storia di una data civiltà e la sua vita quotidiana, così la leggenda di Arianna, di Minosse e di Teseo diventa un modo per presentare particolari sociologici di grande importanza per lo studio storico e religioso.

Così, anche il cambio del clima influiva sulla vegetazione di un territorio, per esempio, andando a coprire più in alto di 100-200 metri zone in precedenza ritenute desertiche o inutili: la nuova possibilità significava maggiore sfruttamento dell’agricoltura e quindi più possibilità di creare insediamenti umani.

Appare senz’altro molto apprezzabile la lettura dei misteri in terra americana, seppur così lontana da noi, dove numerosi ritrovamenti hanno innestato negli ultimi decenni importanti studi di docenti delle università statunitensi che ci mostrano la popolazione degli Anasazi e le loro profonde conoscenze in fatto di astronomia fino all’impensabile teorema che farebbe degli etruschi un popolo trapiantato dall’America e questo ne spiegherebbe alcuni tratti così diversi dalle altre civiltà mediterranee.

 I viaggi oltre il Mediterraneo erano, contrariamente a quanto tutti sono portati a pensare, già stati avviati da qualche tempo se si parla di fenici e greci, abituati a non avere paura di nulla, solcavano sulle loro trireme con stiva i mari africani e quelli indiani per commerciare o per creare insediamenti, ovviamente dando importanza al movimento delle stelle.

Il mio consiglio è di leggere attentamente questo testo, magari centellinando i vari capitoli che lo compongono, ne vale la pena senz’altro.

 

 

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