Lillian Gish (1896-1993)    di Enrico Pantalone

 

 

Ho deciso di dedicare una testo a colei che reputo la migliore attrice in senso assoluto della storia del cinema, la inserisco nei caratteristi, perché la seconda parte della sua straordinaria carriera durata quasi ottant’anni li ha passati dedicandosi a ruoli di grande impatto emotivi anche se non da protagonista e poi perché un fiore delicato come Miss Lillian Gish non stona mai ovunque.

Parto dalla fine della sua carriera, 1987, a 91 anni gira con Lindsay Anderson uno dei film più belli dell’intera produzione cinematografica mondiale, Le Balene d’Agosto con la “ragazzina” Bette Davis (solo 80 anni….), il film della nostalgia, dei ricordi proustiani e bergsoniani, della gioventù svanita, del realismo di una vita alla fine, Miss Gish è immensa, a tratti ha la dolcezza di una nonna, ama la vita a cui fa da contraltare un bisbetica e cinica Bette Davis, nel film cieca, cattiva per tre quarti del film, ma alla fine pentita sotto braccio alla sorella, sole davanti alla scogliera con le balene di fronte, ad aspettare la chiamata finale, in pace con Dio e con gli uomini.

Esordiente da ragazzina insieme alla sorella Dorothy, studia recitazione fa tutta la trafila tipica delle adolescenti dedite al cinematografo con qualche apparizione in pellicole senza mai esserne protagonista finché non fu scelta nel 1915 (a 19 anni) da D.W. Griffith, per interpretare la parte dell’eroina nel film Nascita di una Nazione che la rese celebre ed immortale, come dimenticare con il suo viso fragile ed I suoi occhi assolutamente non languidi, ma densi d’una malinconia permanente, cosa che si potrà rivedere anche nei suoi successivi film, Broken Blossom, Way Down East, le Due Orfanelle film a carattere sociale e storico, non certo mielosi.

A cavallo tra il 1926 ed 1928, altri tre grandi film che le fanno chiudere la prima carriera da protagonista assoluta, La Boheme, La Lettera Scarlatta e Il Vento, quest’ultimo sotto la direzione di Sjostrom, e qui abbiamo una dimensione ancora più accentuata della sua grandezza d’attrice: la fragile, tenera e umiliata eroina diventa una donna energica, forte, che reagisce alle sventure e con un fucile in mano in mezzo al vento della prateria caccia un uomo che vuole avere il suo corpo, da vera frontier-woman, ed attende il ritorno del marito andato a recuperare il poco bestiame che la misera famiglia ha a disposizione.

Miss Gish non temette nulla all’avvento del sonoro, aveva una bella voce e sapeva recitare, ma Hollywood aveva necessità d’altro tipo di rappresentante femminile e lei in silenzio e con una testardaggine tipica di chi è conscia dei propri mezzi si riscopre caratterista, dando un’immagine eccellente nel film Duello al Sole del 1946, Miss Gish sarà sempre rispettata, nessuno ha mai osato alzare contro di lei il benché minimo dubbio, un fiore delicato, una donna eccezionale.

 

 

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