Alessandro Verri
Le Notti Romane
Laterza, Bari, 1967

 

Recensione di Enrico Pantalone


Alessandro Verri era il fratello minore del più celebre Pietro, entrambi milanesi, e fu colui che riscoprì per primo, in un periodo certamente non felice per la storia e l’archeologia come l’illuminismo, la classicità di Roma antica attraverso lunghi studi e periodiche visite ai luoghi che lui stesso si perorava di esplorare insieme a pochi e tenaci cultori della scienza del ritrovamento e di cui riportava e catalogava accuratamente ogni minimo soggetto venuto alla luce. Egli, giornalista e storiografo, redasse la sua opera più importante “Le notti romane” in due parti: la prima del 1792 intitolata “Al sepolcro de’ Scipioni” e la seconda del 1804 “Sulle ruine della magnificanza antica”, il nostro testo comprende ovviamente entrambe le sezioni che andiamo ad esaminare più compiutamente.

La prima parte fu scritta con un disincanto incredibile, pur traendo spunto dalla presunta scoperta sulla Via Appia delle tombe appartenute alla famiglia degli Scipioni nel 1780 (anche se già parzialmente rinvenuta un secolo e mezzo prima) che egli esplorò personalmente per ben due volte ed a cui s’ispirò contemplando e descrivendo le figure degli antichi romani sottoforma di ombre che gli presentavano e ne seguì dunque una sorta di narrazione della storia che parte dalla Roma repubblicana e passa per quella imperiale con una chiara descrizione di personaggi che fanno da filo conduttore al saggio narrativo.

Nella seconda parte del saggio egli riportò tutto ciò che aveva contemplato durante i giorni delle discese nel sottosuolo: valorizzazioni delle antichità classiche, dimensione dinamica della percezione storica ed archeologica, ma soprattutto la voglia di salvaguardare tutto ciò che riguardava la grandiosità di una civiltà che contrastava con la superficialità degli scienziati del tempo che al massimo consideravano Roma ed i ritrovamenti come "sopramobili per abbellire la casa" (così s’esprimevano uomini passati alla storia come innovatori !!!!).

Con questo saggio Alessandro Verri andava incontro ad un gusto nuovo del pubblico, un gusto dal sapore decisamente moderno e di cui noi ora, rileggendolo, ne possiamo gustare tutti gli assunti e le interpretazioni: è una rivisitazione della civiltà romana veramente eccellente.

 

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