Quo Vadis ?  Il primo Kolossal italiano (1912)   

 

(recensione a cura di Enrico Pantalone)

 

Il primo kolossal prodotto in Italia ed esportato sia negli Stati Uniti sia in Francia dove ebbe molto successo di pubblico.
Rispetto al film Cabiria questo è più adatto a un pubblico popolare d'allora e fu molto meno somigliante nelle ricostruzioni storiche, diciamo più un romanzo d'appendice che storico.
Il costo si aggirò sulle 45000 lire, cifra alta ma non altissima (contro il milione speso per Cabiria).
Nessun tipo di ripresa o scenografia particolare, solo la lunghezza (119 minuti d''oggi corrispondenti alle oltre tre ore d'allora)* e più di 2000 metri di pellicola impressionarono i critici del tempo.
Questo film segnò la fine del cortometraggio e il passaggio definitivo alla lunghezza media e oltre.
Il regista, Enrico Guazzoni, rese bene i suoi intendimenti sullo schermo, del resto era uno specialista al tempo e si avvalse di un notevole cast: Amleto Novelli, Gustavo Serena, Lea Giunchi, tutti ottimi attori davvero.
Il film segna il definitivo assunto dell'utilizzo del testo enfatico e melodrammatico nella recitazione, di stampo indubbiamente teatrale.

La trama è quella consueta, Vinicio s'innamora di Licia e anche se non lo sa, è ricambiato.
Il cattivo di turno, Nerone, s'invaghisce della bella ragazza portata a corte da Petronio, ma non riesce ad averla.
Sulla strada per scortare la fanciulla verso gli arresti, all’interno della casa di Vinicio (stratagemma di Petronio per evitarle dei problemi con l''imperatore) Licia viene liberata da Ursus, suo schiavo e protettore.
Vinicio, inizialmente perfido e cattivello anche lui, cerca di rapire Licia (vera eroina passa da un disagio all’altro con stoicismo tutta romana) durante l'esecuzione di una cerimonia religiosa nelle catacombe ma Ursus lo ferisce: affidato così ai cristiani, viene da loro curato ridiventando pian piano buono e altruista finendo logicamente con la sua conversione al cristianesimo e dichiarando questa volta esplicitamente il suo amore per Licia.

Pietro benedice entrambi i due innamorati.
In seguito arriva la scena madre, dove Nerone fa appiccare il fuoco alla città di Roma per mano di Tigellino e di ciò, incolpa i cristiani.
Arrestati tutti i cristiani possibili con Licia e Ursus in testa, si vanno nell'arena dove l'eroina legata sul dorso di un toro (!) è ancora salvata dal forzuto amico suo compagno di sventura che ferma l'animale con le sue stesse mani, la folla ammutolisce e inizia a parteggiare per gli sventurati.
Vinicio si fa portavoce dei cristiani e ottiene la loro liberazione capovolgendo la situazione e aizzando il popolo romano contro Nerone che alla fine si uccide.
Per chi ha in mente il Quo Vadis ? americano degli anni '50, questo è un film completamente diverso, i personaggi sono più "veri" e quantomeno si rispecchia il modo di pensare dell'epoca romana.
Ricordiamoci, siamo nel 1912.....

* al tempo la velocità di scorrimento era di 16 fotogrammi al secondo contro i 24 attuali, ecco il perché rivisti oggi i film sono più brevi

 

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