Schettino, novello Edipo

di Marco Mantovani

(tratto dal sito dell’Autore TWITTENBERG)

 

Cos’è il giudizio senza libertà? Possiamo giudicare un’azione necessaria? Giudichiamo Edipo colpevole di un’esistenza necessariamente tragica? Giudichiamo Schettino colpevole di un’esistenza necessariamente tragica? Perché considerarla necessariamente tragica, vorrei spiegarlo.

L’uomo dai piedi gonfi (Oidìpous) è una delle figure più note della letteratura, il suo destino eletto ad archetipo di sfiga. Ripercorriamo qui alcuni tratti essenziali di quel destino per azzardare un parallelo verso una figura il cui nome risuona in telegiornali, salotti televisi e concitate comunicazioni telefoniche: il capitan Schettino.

La prima esperienza spiacevole nella vita di Edipo possiamo immaginare sia l’abbandono sul monte Citerone con i piedi bucati, esperienza non gratificante dovuta alla paura del padre di essere ucciso dal suo stesso figlio, come l’Oracolo di Delfi aveva spifferato. Una colpa pre-natale che non comprendiamo, che l’uomo greco ha mai dimostrato di ritenere assurda.

Gli Dei dell’olimpo sono infatti, nella mitologia classica, figure sovraumane con caratteri a volte ferini ed impulsi assoluti. Il loro interferire nelle vicende umane è raramente comprensibile ad un uomo contemporaneo, le vicende celesti assomigliano ad una soap opera argentina, la figura umana è sempre centrale ma quasi sempre travolta da un fato ineluttabile. Così non è inusuale imbattersi in frammenti di testi in cui la virtù che più si esalti nell’eroe sia la benevolenza acquisita presso gli Dei piuttosto che valori considerati ad oggi più meritori.
Edipo non è un ben voluto, né dal padre, né dal destino. Eppure fa carriera, trucida il padre, risolve il Sudoku della Sfinge e diventa re. Sappiamo che tutto questo movimento non piacque agli dei, i quali mandarono una spiacevole pestilenza sui tebani.
La realtà è indecifrabile, le vie del destino imperscrutabili, gli dei irascibili e volubili, l’uomo antico conosce questa verità. Odisseo è eroe per benevolenza divina, Odisseo vaga per dieci anni per uno sgarro agli Dei.
Se già Virgilio fa della “pietas” la virtù di Enea, rivelando un’evoluzione della sensibilità, noi uomini moderni sentiamo ancor più forte la crudeltà del destino di Astianatte, Ettore, Edipo.
No, non possiamo giudicare Edipo colpevole di un destino già scritto.

Schettino, prima di strappare sospiri alle divorziate in crociera e di inciampare anzitempo in una scialuppa di salvataggio, prima di essere l’antieroe designato, è italiano.
Quale libertà ha un italiano di imparare i valori morali, condotta e disciplina, quale libertà di vedere l’onestà come un valore. Quando più l’intelligenza degrada in furbizia più è apprezzata.
Schettino presumibilmente stava facendo una bravata, in compagnia di una moldava che teneva il timone, accortosi di aver cagato fuori dal vaso, ha risposto come gli è stato insegnato, come ci hanno insegnato da decenni in questo paese. Un paese dove l’esigua responsabilità innata è meticolosamente rimossa da madri iperprotettive, da maestri lassisti, da istituzioni corrotte.
Oggi in Italia il “merito” è una parola di 6 lettere che si può trovare sulle parole crociate. Questo non significa solo il dover cercarsi dei santi, né frustrazione per concorsi truccati, ma anche avere al comando un incapace. O, forse peggio, un incapace furbo.

Schettino è stata la persona che l’Italia ha voluto che fosse, ha ricoperto il ruolo che in Italia ha potuto ricoprire, il tutto con il nostro tacito accordo. Perché Schettino è ovunque, siamo noi nella quotidianità, che ha la sfortuna di essere una tragedia annunciata e a cui ci siamo assuefatti.
Prima di giudicare Schettino dobbiamo domandarci se aveva la Libertà di agire diversamente, di avere un sistema di valori, di sentire la propria responsabilità. In Italia non abbiamo bisogno di eroi, ma di capire quali valori deve incarnare un eroe.

Oggi dunque dov’è il senso di responsabilità? Dove l’onestà e la meritocrazia? Not in my backyard
 

 

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