Spartacus


Regia: Stanley Kubrick
Anno: 1960
Durata: 196'
Interpreti: Kirk Douglas, Laurence Olivier, Jean Simmons, Charles Laughton, Peter Ustinov, Tony Curtis, John Gavin, Woody Strode
Prodotto da: Universal International

Recensione a cura di Enrico Pantalone


Spartacus non è certo il capolavoro di kubrick ma credo comunque che questo film abbia interessato milioni di persone e si rivede sempre, nonostante la lunghezza estenuante, molto volentieri.
Dal punto di vista strettamente socio-storico è importante ricordare alcune scene che sono state accuratamente ricostruite e tutto sommato rendono giustizia storica alla vita quotidiana dell’epoca romana.
Un esempio sicuramente fu la scuola dei Gladiatori diretta da Batiato (Peter Ustinov) dove la selezione e l'apprendimento delle tecniche di combattimento sono spettacolari e ben mostrate oltre che ricostruite.
Vista l’epoca d’uscita del film lascia stupiti (per la prima volta in assoluto) la mancanza di riprese riguardanti festini, lussurie e a prove equestri (parte integrante in tutti i film di questa epoca usciti in precedenza): l'unica minima scena di vita romana, in un certo senso decadentista, è quella delle terme, peraltro asciutta e certamente non banale.
Lo spazio per Kubrick è solo verso per i combattenti dell'una e dell'altra parte.
Lo stesso inizio della rivolta è magistralmente puntato sull'interscambio razziale, quando il nero Draba (W. Strode) rifiuta d'uccidere Spartaco dopo averlo vinto in combattimento gladiatorio: anche questa risulta novità assoluta.
Douglas nei panni di Spartaco è certamente perfetto, il suo corpo e le sue movenze piacciano e lui sente il film: peraltro ne fu uno dei finanziatori e possiamo dire lo commissionò, ogni tanto si vede la sua mano nel dirigere le riprese, teniamo presente che Kubrick, poco più che trentenne, era in sostanza agli inizi della sua carriera di regista.
Parlare dei personaggi è d'obbligo perché Kubrick, come sempre, puntò tutto sulla loro psicologia: dunque vediamoli meglio.
Charles Laughton, vecchio istrione dello schermo, interpreta un Gracco magari troppo sopra le righe, implacabile e spesso lezioso nelle sue esternazioni contro il potere costituito, non da mai la sensazione che il suo personaggio possa incidere politicamente più di tanto, come se fosse una voce isolata: bravo direi, molto bravo.
John Gavin interpreta un Giulio Cesare ancora giovano e acerbo, certamente già pieno d'iniziativa ma allo stesso tempo ancora succube della personalità di Crasso portando con sé comunque sapienza e freddezza: buona interpretazione.
Jean Simmons: eterea, direi più di un'epoca vittoriana che romana, il suo sguardo da eroina è d'altri tempi, interpreta Vavinia, schiava britannica liberata e futura moglie di Spartacus da cui avrà anche un figlio. La Simmons, grande attrice classica, rende a mio giudizio un'interpretazione notevolmente teatrale della figura femminile (come nell’Amleto sempre insieme a L. Olivier), drammatica e di sofferenza continua, il suo contesto è quello delle donne nella sua situazione a Roma ed il contrasto con la belle patrizie romane è lampante: i loro sguardi dicono tutto..
Tony Curtis interpreta Antonio, il giovane luogotenente di Spartacus, ingenuo, pieno d'energia e poco realista ma fondamentalmente buono e leale. Durante l'ultima scena del duello imposto dai romani la sua lealtà, verso Spartacus è inarrivabile, si offre d'ucciderlo per non farlo crocefiggere e qui si vede tutto il suo spirito, egli è la coscienza buona dei rivoltosi, odia uccidere ma lo fa perché è necessario. Spartacus da fondo a tutte le sue energie per ferirlo mortalmente nel duello, perché lo considera un fratello minore e perché è l’unico regalo che può fargli: evitargli la croce cosicché perfino i duri romani Crasso e Cesare rimangono senza parole di fronte a questo combattimento etico e i legionari che formano il cerchio di combattimento sembrano creare un’aureola divina.
Laurence Olivier interpreta Crasso, l’implacabile nemico dei rivoltosi. Kubrick gli disegna indosso la veste di dittatore quando fa imporre le sue volontà al Senato senza possibilità di discussione: chi è contro il suo disegno è avvertito, ha una sola strada da percorrere (e Gracco la compirà...), la morte.
Lucido, sempre pronto e realista, sa d’avere in mano l’avversario perché dalla sua gioca il tempo, i rivoltosi non hanno una logistica che li può supportare.
Olivier è naturalmente grandioso nella parte, i suoi sguardi pensierosi, la sua cattiveria non volgare ma corretta per un grande comandante romano non lo mettono mai in contrapposizione a Spartacus, fatto della sua stessa pasta. Nei suoi occhi non si legge l’odio verso l’uomo della Tracia ma l’ammirazione, i due personaggi sono rette da due menti che dialogano continuamente anche se non s’incontrano mai, ognuno conosce le mosse che l’altro farà, è una lotta contro il tempo, per parare e restituire i dispiaceri.
L’unico neo che Crasso non si toglie, è la voglia di conoscere e avere Spartacus come ultimo uomo da crocefiggere, soddisfazione che gli sarà dunque negata: questo non ha grande impatto storico, nessun romano di così alto livello una volta vinta la battaglia si sarebbe preoccupato d’uccidere sul posto il nemico principale, l’avrebbe prima portato a Roma come trofeo ma Hollywood ovviamente ha le sue pretese…
Kirk Douglas interpreta Spartacus, lo è perché l’ha voluto fare con tutta la sua forza, anche lui non odia Roma come civiltà, anzi in alcuni momenti la rispetta e non odia nemmeno Crasso, ma rivuole la libertà di cui è stato privato.
La sua ribellione non è disegnata come un preordinato attacco a Roma (ed è anche qui la prima volta che Hollywood disegna una politica romana diversa e più reale), ma come un sussulto d’orgoglio personale che si allarga man mano che scorre il film.
Quando vede i suoi 70000 rivoltosi, Spartacus sa che per loro sarà finita, nessuno potrà mai portare in salvo quella massa enorme di gente e sa che ci saranno presto anche traditori tra le sue file.
Nello sguardo di Douglas si legge così spesso il destino cui egli andrà incontro: un destino di morte.
Le ricostruzioni storiche nel film sono abbastanza accurate e prive d’enfasi, le battaglie viste da tutte le prospettive sono credibili, così come la scena finale delle crocifissioni lungo la Via Appia.
La battaglia campale in Puglia è riassunta sostanzialmente in una carneficina che ha del sacro macello, non c’è citazione storica ma probabilmente fu così che andò anche nella realtà.
Non mi sono dilungato sulla storia che tutti conoscete avendola vista, per finire posso dire che Spartacus è uno dei miei film preferiti, lo rivedo sempre con piacere e credo che possa rappresentare quella commistione di fiction/realtà che spesso manca nelle sceneggiature a fondo storico.

 

 

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