SUNRISE      di Enrico Pantalone

 

 

Sunrise, 95’ , 1927

Regia di F.W. Murnau

Cast: George O’Brien, Janet Gaynor, Margaret Livingston

 

Un film muto che Murnau aveva concepito come sonoro o quantomeno con una colonna sonora d’accompagnamento (ed infatti successivamente uscì con effetti musicali), un film intenso e veramente di grande portata, pur nella semplicità della storia, un contadino ingenuo che s’innamora d’una ammaliatrice della città frenetica, con happy end finale non prevista nel romanzo di Sudermann.

Di solito i produttori americani del tempo erano restii a concedere mezzi illimitati ai registi europei, ma William Fox decise di non badare a spese perché voleva fortemente un capolavoro, pur affarista Fox aveva buon gusto e comprendeva bene un’opera cinematografica, ed affidandosi a Murnau il suo nome è certamente restato legato alla settima arte.

Ovviamente anche Murnau, intelligentemente, comprese che doveva in ogni caso mediare tra il gusto sofisticato europeo e quello più popolare degli Stati Uniti, non s’intestardì in alcuni baluardi tipici dei registi europei e scelse la cosiddetta via Sjostrom per girare la pellicola, riprese e contenuto di qualità mediante una storia tipica americana: non convinse invero e successivamente dovette utilizzare fondi meno onerosi , ma nessuno gli mosse mai accuse del tipo di quelle rivolte a Stroheim.

La storia si basa sul solito triangolo, marito di campagna ingenuo e incline a farsi concupire (George O’Brien), la povera moglie contadina innamorata del marito ed eroina (Janet Gaynor,  Nomination per il primo Premio Oscar femminile per la recitazione in questo film nel 1928 e premio vinto nello stesso anno con Settimo Cielo) e la donna della città, avvezza ad ogni bassezza pur d’ottenere il corpo e la mente del bel contadino, fino a fargli programmare l’omicidio della moglie, non certo per amore o per denaro, ma solo per vanità tipicamente femminile.

Nel momento topico, sulla barca che dovrebbe sancire l’omicidio, in un laghetto nelle vicinanze della loro abitazione coniugale, l’uomo non riesce ad uccidere la moglie che non muove un dito per difendersi, è pronta ad accettare la sorte avversa se è scomparso l’amore nel marito, ma in lui l’amore è ancora forte, esso da forza al contadino, ma il destino è avverso, scoppia un temporale e la barca si rovescia, il marito cerca disperatamente di salvare la moglie, anche se non vi riesce, la disperazione pervade la sua mente, egli rientra a casa dove la donna di città lo guarda stupita e divertita, l’uomo s’avventa su di lei, incarnazione del male, per ucciderla, questa volta senza esitazioni, la scena è stupenda, Murnau impone un’etica superba nelle riprese, il grido dei contadini amici fermano le mani sempre più strette del marito sulla gola della cittadina, la moglie è viva, come l’Aurora, simbolismo usato dal regista tedesco, la quiete di una nuova giornata illumina la vita che riprende a scorrere come sempre.   

 

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