The Cat and the Canary, 84’, 1927

Regia di Paul Leni

Cast: Laura La Plante, Creighton Hale, Forrest Stanley

(recensione di Enrico Pantalone)

 

Capostipite di una lunga serie di sequels, di riduzioni televisive, il classico giallo-rosa “Il gatto e il canarino” di John Willard è un film divertentissimo, con tante trovate da slapstick ed una discreta tensione, certo datata vista al giorno d’oggi, ma rivederlo fa sempre un certo effetto, Paul Leni ha sfornato sul finire del muto (il film è sincronizzato con ottime scelte musicali che creano atmosfera) una pellicola decisamente brillante riuscendo perfino a far recitare bene la biondissima Laura La Plante, decisamente un’attrice mediocre che terminerà la sua carriera “vera” con l’avvento del sonoro avendo una voce impossibile (è lei che ha ispirato la parte della diva incapace portata sullo schermo splendidamente da Jean Hagen in Singing in the Rain), cosa difficile visto l’atteggiamento divistico di certe star.

La sua mano felice è stata sicuramente riguardo al cast scelto, tutti caratteristi dal background irreprensibile che hanno finito per dominare la scena con professionalità, astuzia ed intelligenza, aiutando il giovane Creighton Hale (imposto con la La Plante dalla produzione, ma decisamente meglio in fatto di recitazione) a diventare il protagonista della storia che tutti penso conosciamo per averla vista in una delle tante versioni concesseci dal tubo catodico.

Un vecchio eccentrico miliardario, raduna tutti i suoi diretti discendenti nella tetra villa ai margini del mondo e attraverso un testamento fa sapere che tutte le sue sostanze andranno all’ultimo della famiglia che rimarrà vivo alla fine del week-end, detto fatto, inizia il tour di inseguimenti, uccisioni, rapimenti e sparizioni, mutuato quasi sul sistema delle ancora attuali (al tempo) comiche di Mack Sennett, ma con una punto di horror soprattutto nei costumi di chiaro stile gotico.

Alla fine il nostro eroe resterà vivo ed impalmerà la sua bella cugina di ventottesimo grado prendendosi gioco di tutti: il più ingenuo si trasforma nel più intelligente della compagnia e si godrà tutti I piaceri della vita…

Le situazioni che Leni crea sono accuratissime nei dettagli, porte che s’aprono, mani sinistre che si tendono, trabocchetti, sembra tutto un grande videogame moderno, ma mai c’è la sensazione che si cada nel volgare o nell’horror distruttivo alla Lon Chaney per intenderci, infatti il film avrà numerosi sequels proprio perché facilmente adattabile a mille altre situazioni in qualsiasi lasso di tempo.

 

Enrico Pantalone

 

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