Un colloquio con Miguel Cervantes

 

di Enrico Pantalone

 

 

La Mancia, in Castiglia, la terra di Don Chisciotte e di Sancio Panza, di questi due eroi contrari alle regole, questa è la terra che da bambini si sognava mentre nel giardino della nostra casa si attaccavo i bidoni della spazzatura con un bastone fingendo che fossero i grandi mulini a vento immortalati da Miguel Cervantes Savedra nella sua opera letteraria.

Immaginiamoci un incontro con lo scrittore nella sua terra durante la torrida estate castigliana, nella sua abitazione costruita nell’immensa pietraia esposta al sole furioso che invia infernalmente e impietosamente i suoi raggi sulle povere mura che sembrano così ancora più pallide del naturale colore bianco.

La sua casa è tanto piccola e con una parvenza di giardino intorno ad essa, mal curato: sicuramente non sembra essere mantenuta per richiamare l’attenzione del viandante o degli altri cittadini.

Avvicinandomi a una delle finestre posso intravvedere Cervantes mentre sta pensando e scrivendo di getto come suo costume, ma sembra quasi che l’ispirazione tardi a venire tanto è assorto nel suo lavoro.

Busso alla porta e lo scrittore ha un sussulto, ma con voce ossequiosa m’invita ad accomodarmi:

      -    Avanti, entrate vostra eccellenza  -

Rimango un poco basito per quel titolo e istintivamente mi volto per verificare che non ci sia nessuno alle mie spalle.

-          Il titolo mi onora moltissimo Miguel, ma io non sono un’eccellenza, sono un semplice scrittore come voi, siamo due colleghi anche se di epoche diverse 

-          Sia ringraziato il cielo, non siete un creditore e nemmeno un messo giudiziario ! 

-          Perché mai Miguel, se così posso chiamarvi, avete tanta paura di questa gente ?  -

-          Parlate bene voi, ma io purtroppo ho sempre avuto guai con la giustizia e il potere costituito anche se non ho mai infranto la legge: parola di gentiluomo !  -

-          Proprio mai ?  -

-          No, sul mio onore anche se oramai non mi è rimasto nemmeno quello: la verità è che se si sbaglia una volta, si rimane per sempre all’indice in questo nostro mondo –

-          Vi riferite forse a quando eravate requisitore di cereali per conto del governo spagnolo ?  -

-          Esatto. Facendo quel lavoro con la massima diligenza per errore un giorno accumulai delle provviste senza la relativa documentazione. Dio volle proprio quel giorno il dignitario di corte incaricato dei controlli dovesse avere il suo momento di asservimento al lavoro. Potete immaginare il finimondo che accadde: da allora cominciarono purtroppo i miei guai. 

-          Guardate anche il lato positivo di quell’esperienza Miguel, proprio grazie a quel lavoro foste in grado, girando per le varie provincie della Spagna, di approfondire le esperienze sociali e psicologiche che poi, più tardi, vi portarono a scrivere il vostro Don Chisciotte. 

-          Sì, questo è certamente vero, non lo nego.  Quel periodo, per molti versi sciagurato, mi portò un mare di proficue idee che mi hanno aiutato moltissimo nella stesura del testo. Così, da quello che capisco, voi l’avete letto  -

-          Certamente, anzi, vi devo dire in tutta franchezza che nella mia epoca è considerato uno dei capolavori della letteratura mondiale  -

-          Quanta grazia, peccato che a me non venga in tasca nulla !  -

Sono molto colpito da quest’affermazione di Cervantes e inizio a intuirne il dramma umano.

-          Vi credevo un tantino meno venale  -

-          Non mi fraintendete, considero la gloria ottenuta attraverso l’arte, un immenso premio che pochi possono ottenere e per questo sono felice di ciò che mi avete detto, ma io, purtroppo, devo fare quadrare i conti ogni fine mese e difficilmente vi riesco ! –

-          Insomma, se non foste messo male dal punto di vista finanziario, fattore peraltro molto comune agli scrittori della vostra epoca, sareste un convinto idealista come Don Chisciotte oppure un pragmatico con i piedi ben piantati a terra come Sancio Panza  ?  -

-          Sicuramente mi sento più vicino agli ideali di Don Chisciotte, anche se sono costretto a vivere come Sancio Panza, alla giornata. 

-          Miguel, Don Chisciotte ha una fede incrollabile nei suoi ideali, non ha paura di combattere mulini a vento, crede ciecamente nella giustizia e nella verità, ma voi non mi sembrate così altrettanto sicuro su questi argomenti. 

-          A essere sinceri gli ideali mi sono sempre piaciuti, ma la vita reale è stata spesso avversa nei miei confronti. La fede, con la lunga prigionia come schiavo ad Algeri, l’avevo quasi persa del tutto vedendomi abbandonato giorno dopo giorno da tutti coloro che credevo fratelli e amici, forse anche da Dio stesso. Pensavo d’essere definitivamente perduto per il mondo occidentale, poi, fortunatamente, fu pagato il mio riscatto con del vile denaro e tornai a casa. Con la giustizia, ripetendovi la verità che dissi poco fa, ho avuto a che fare decine di volte nella mia vita dovendo pagare anche per altre persone. Con il passare degli anni ho perso la baldanza che avevo in gioventù e sono anche distrutto moralmente. 

-          Don Chisciotte è deriso e sbeffeggiato da tutti, ma continua imperterrito per la sua strada sempre diritto innanzi a sé. E’ ciò che avete sempre sognato per tutta la vita e non vi è mai riuscito ?  -

-          Purtroppo sì anche se è duro doverlo ammettere, è stato il sogno della mia vita quello di poter agire a testa alta guardando sempre la gente negli occhi senza voltarli verso il basso. Queste purtroppo per me sono chimere e resteranno tali per il resto della mia esistenza. 

-          Maestro, se permettete che vi chiami così, avete con il vostro Don Chisciotte voluto immortalare uno specchio della vita sincero e triste al tempo stesso ?  -

-          Forse è uno specchio della vita e forse non lo è, non sono pienamente sicuro di nulla. Vedete, se si prende Sancio Panza, allora si può intuire in lui il buon uomo, un onesto lavoratore che crede, di potersi elevare nella scala sociale senza problemi grazie a un colpo di fortuna ma vedendo al tempo stesso che nonostante sia assunto al trono, il suo ruolo resta sempre quello di uno zotico che governa, preferisce ritornare ad accudire alle pecore e vivere in semplicità piuttosto di correre il rischio di perdere la vita !  -

-          Maestro, voi siete anche un filosofo !  -

-          No, non lo sono, o meglio tutti diventiamo filosofi quando abbiamo perso parte di noi stessi per i più svariati motivi e ci vogliamo congedare dalla vita cercando una qualche verità nascosta nel nostro intimo, e lo sapete anche voi !  -

-          Ora Maestro vi devo salutare è ora che torni nella mia epoca a parlare di voi, vi prego accettate queste monete d’oro, me le ridarete quando potrete. 

-          Grazie, le accetto perché so che sono date con amicizia e perché ne ho davvero bisogno. Ve le restituirò, non ne dubitate mai ! –

Esco dalla casa di Miguel Cervantes Savedra tristemente, il sole implacabile continua la sua opera in questa terra che non lascia altra immagine che la desolazione, anche umana.    

 

 

 

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