Breve storia di Brescia    di  Marisa Uberti

 

La città racchiude molti siti archeologici e Musei degni di interesse,oltre a numerose Chiese cittadine e rurali che vale la pena sicuramente di visitare, specie per l'appassionato di quei simboli meno noti e osservati. La città è situata in una amena posizione, su un piano inclinato alle falde delle ultime propaggini meridionali delle Alpi Camoniche, le quali non sono poi che una derivazione dallo sprone centrale delle Alpi Rezie, ed è  percorsa dal fiume Mella. Un detto Lombardo dice "Antico come Brescia!" per indicare quanto radicata (o fosse) radicata nel popolo la convinzione delle origini antiche di questa città.  Pare che i primi abitatori furono i Liguri, quindi i Galli  Cenomani, popolazioni celtiche che scesero in Italia e che ritroviamo in altre plaghe del territorio lombardo, sotto il nome di Orobii e Insulari. Sicuramente i Celti trovarono la zona già abitata, dai probabili discendenti dei 'preistorici' che si erano stanziati nei villaggi palafitticoli del lago d'ISEO e di Garda e di altri piccoli laghetti che coprivano il fondo delle valli vicine, che oggi sono quasi tutte torbiere ricche di residui e di cimeli umani preistorici.Queste antiche popolazioni,che si definiscono 'CAMUNI', si sparsero per le pianure e sulle colline e ancora oggi non se ne conosce moltissimo.Le maggiori testimonianze di una 'cultura' locale proviene dalle numerosissime incisioni rupestri che sono disseminate su un numero vastissimo di rocce sparse nel territorio della Val Camonica ( numero di rocce che aumenta progressivamente con nuove scoperte) che, per la presenza di disegni rupestri preistorici, un totale di circa 30.000 graffiti raffiguranti uomini, animali, armi ed anche chiari riferimenti a culti religiosi precristiani, venne nominata  "Valle degli Eretici"!I Celti  Cenomani non furono, a rigor di logica, i primi abitatori del territorio bresciano e i fondatori della città ma certamente furono quelli che hanno lasciato il maggior segno del loro passaggio nei nomi dei luoghi, partendo da quello di 'Brescia', che è affrettato dire derivi da un origine Romana. Potrebbe benissimo derivare dal celtico Brig=fortezza,dalle quali deriverebbero le voci di Brigue e Brixia;oppure da Bres=fiume o 'presso il fiume', dalla quale deriverebbero le voci Bresse(Francese), Bressa(dialetto)o Brescia(italiano), Bressanone o Brixen(Tirolo).

I Cenomani non seguirono,specie nei confronti dei loro vicini,i Cisalpini, la medesima politica e anzichè unirsi a questi ultimi e ai Camuni nella lotta contro l'invasione Romana, si allearono con l'invasore contro i Galli dell'Insubria e della regione Orobica ma ciò non gli risparmiò il giogo imposto agli altri, anche se solo dopo la definitiva vittoria di Marcello.

La zone situata tra la valle Camonica e il lago era ambita dai Romani, che ne conoscevano le cave di marmo,di cui è ricca  e,nel 16 a.C., la valle fu conquistata da Druso e da Tiberio. L'insediamento dei romani è dimostrato da abbondanti ritrovamenti. A queste vanno aggiunte ancora altre località che si trovano nei pressi del lago di Como o tra questo ed il lago di Lugano.

I Romani designavano brevemente come Reti queste rivoltose popolazioni alpine che temevano. I Reti erano un miscuglio di Celti, Illiri, Etruschi ed una precedente popolazione ancora piuttosto misteriosa. Per popolazione originaria i Romani intendevano una mescolanza di barbari incolti, di fuggiaschi inselvatichiti, di popoli sottomessi e di spartachisti messi al bando.

Nell'anno 555 a.C. Brescia fu dichiarata dipendente dal popolo Romano e aggregata alla Gallia Transpadana.Più tardi, Pompeo la trasformò con il consenso del Senato di Roma in colonia latina e qualche tempo dopo Giulio Cesare otteneva per Brescia, dal Senato, il jux romano e l'iscrizione alla tribù FABIA.Da quel momento, retta a Municipio con diritto e franchigie proprie, divenne un centro importantissimo che la rese famosa in tutto il territorio circostante.Sotto l'Impero di Augusto, Brescia conobbe un periodo di grande splendore e furono molti i suoi cittadini che si recarono a Roma per ricevere incarichi pubblici come il Consolato o la carica di Sacerdote nei 'Collegia'. Sotto Augusto fu iniziato,e terminato sotto Tiberio,l'acquedotto che portava acqua dalla valle di  Lumezzane fino in città, per circa 30 chilometri; tale opera idraulica è oggi completamente distrutta,salvo rarissime tracce.

Sotto Tito Vespasiano, che vinse il suo competitore Vitellio sul fiume Oglio,con l'aiuto dei Bresciani, la città si arricchì di quel Tempio che va ricordato tra i monumenti più ragguardevoli di epoca Romana, il quale fu ritrovato per caso e ricostruito nelle sue forme originali. Era parte di un Foro, che si estendeva per una vasta area dove oggi sorge la piazza del Foro e dove si possono vederne ancora le vestigia. 

                            

Il Tempio Capitolino  ha, oggi, un ricco Museo, lapidario romano, in parte trasferito al vicino Museo di Santa Giulia(Museo della Città), che comprende pavimenti musivi,lapidi con iscrizioni di vario tipo,sculture e statue; monete,vasi,lucerne,terrecotte,bronzi, oggetti di uso comune,fibbie,ecc.;in un edificio moderno,costruito dietro il tempio, è allestito il Museo romano.

Invasioni

Gli ultimi Imperatori Romani o pseudo-imperatori che si contendevano l'Impero,combatterono guerre che portarono i popoli stranieri ad approfittare della situazione,così i Vandali prima e gli Unni poi arrivarono a orde, infine i Goti di Teodorico passarono anche a Brescia e sul suo territorio lasciandovi tracce insanabili di rapine,saccheggi,distruzione e morte. Nel 563 si lottò per l'ultima resistenza dei Goti contro i Bizantini di Narsete,quindi Brescia venne liberata dall'oppressione dei Goti e rivisse qualche sprazzo dell'antico diritto romano ma poco tempo dopo, essa fu tra le prime città ad essere occupata dai Longobardi di Alboino(che si erano già attestati nelle montagne Friulane e a Verona). Essi ne fecero una roccaforte, per la sua posizione e per le mura e le torri che la circondavano; inoltre era situata allo sbocco di importanti vallate per le quali passavano importanti vie per i paesi d'oltralpe, quindi Brescia divenne la sede di uno di quei Ducati con i quali si organizzò l'Italia con fome e leggi diverse da quelle tenute dai Goti, la monarchia militare dei Longobardi.

Due duchi di Brescia furono eletti re dei Longobardi: ROTARI, riordinatore delle leggi longobarde e  DESIDERIO, sotto il quale si compì la catastrofe della monarchia longobarda, nel 776.Desiderio nutrì uno speciale affetto per questa città e ne rimangono testimonianze alcune importanti costruzioni,come  la Basilica di San Salvatore, in e il monastero (oggi museo) di Santa Giulia,l'acquedotto o canale maestro delle Fontane, i ricchi doni  da lui fatti al monastero citato, tra cui ancora oggi è ammirata la Croce di Desiderio.

A Brescia fu educato il figlio di Desiderio, Adelchi, suo compagno negli ultimi anni di regno e nella lotta contro i Franchi. Nel monastero di Santa Giulia (di cui era abbadessa Anselberga, una delle figlie di Desiderio) si rifugiò un'altra figlia di Desiderio, Ermengarda, che aveva sposato CARLO MAGNO e che fu da questi ripudiata ;qui  ella morì di dolore.Sulla sua morte il Manzoni fece una delle scene più patetiche ed ispirate del suo Adelchi. In questo luogo,inoltre, volle essere rinchiusa e poi  sepolta Ansa,moglie di Desiderio, dopo che ebbe perduto il marito e il regno, e il figlio ramingo. Lasciò per testamento al monastero la sua corona regale fregiata di gemme preziose e le sue vesti auree.

Un nipote di Desiderio, Potone, tentò una resistenza contro il nuovo invasore, ma Carlo Magno mandò il figlio Pipino, che aveva nominato re d'Italia, ad assediare la città; venne inviato in nome del re un conte palatino, Ismondo, uomo valoroso ma feroce, che in breve fece prigionieri Potone e molti nobili, che poi vennero impiccati.[ll"Campo Carlo Magno" sul passo di Campiglio ricorda l'attraversamento delle Alpi da parte dell'imperatore Carlo Magno: il re dei Franchi vi combatté "contro pagani ed ebrei. Non raramente allora gli ebrei erano in possesso di castelli". Carlo Magno fece uccidere il Signore di Forte Iseo "perché non volle né sottomettersi, né accettare la fede cristiana". Per lo stesso motivo fu ucciso anche il re Carnerus, possessore del Castello Braitino, oggi Brenno. Non altrimenti andò agli altri castellani ebrei delle valli vicine (Atz)].

La resistenza che si era spinta fino alla Val Camonica e alla Valtellina, dovette cedere e Brescia divenne un feudo retto da un conte.La cronologia, che è nota dal 789 al  865, dopo il feroce Ismondo, prosegue con Raimone.Allo sfasciarsi dell'impero carolingio,i Vescovi annienteranno nella città l'autorità feudale e ne diverranno i signori.

Durante il precario regno di Berengario I, le scorrerie degli  Ungari danneggeranno la città e il suo territorio, ma al contempo questo fece emergere quel senso di solidarietà e di comunanza per un sostegno reciproco che genererà l'embrione dei COMUNI. L'aspirata libertà che questa forma di governo sembrava portare con sè, verrà  prima appoggiata dai Vescovi, desiderosi di sbarazzarsi di ogni intoppo alle loro mire politiche ed espansionistiche, poi ostacolata nel suo svolgimento.Le autorità popolari prendevano piede e questo scontentava il clero,che iniziò ad aizzare i nobili e i maggiori feudatari esterni.La lotta,che rimase latente e sorda per un certo periodo, scoppiò in un conflitto in cui si mescolavano varie questioni:quella delle investiture e dei vassallaggi,e quella tra ecclesiastici celibatari e ammogliati.

Brescia vide sollevarsi i valvassori contro il vescovo e i maggiori feudatari del contado che avevano a cuore solo il proprio interesse personale; indi ci fu la lotta tra i preti concubinari o ammogliati contro i fautori del celibato ecclesiastico, che tra la fine del secolo XI e l'inizio del XII sfociò nel culmine con la vicenda di Ardiccio degli Aimoni,chierico ammogliato e il vescovo Arimanno,cardinale della Chiesa e sostenitore del celibato ecclesiastico. Si susseguirono fatti d'armi,rivoluzioni di piazza e drammi d'alcova. Il popolo appoggiava Ardiccio e,nel 1106, fu stipulata la pace e l'oblio delle offese:il vescovo fu mandato in esilio e Ardiccio fu eletto console del governo del Comune, con un mandato saggio e avveduto.Ma Arrigo V, disceso in Italia per le Alpi Rezie, credendo che l'autorità imperiale venisse meno a vantaggio di  quella popolare, decise l'esilio per Ardiccio degli Aimoni, che riparò presso Matilde di Canossa. Ma la volontà popolare lo richiamò a gran voce a Brescia,dove rientrò trionfante e restò a governarne il Comune fino alla morte.

Intorno alla metà del XII secolo,Brescia fu scossa da un terribile terremoto che distrusse in parte la città e ne danneggiò grandemente il restante, cagionando la morte di numerose persone,quindi vennero sinistre pestilenze.Tra un clima incerto,in cui si avvicendavano l'autonomia popolare e le discordie interne, presero il sopravvento alcuni signorotti appoggiati anche dal clero e dal vescovo locale, e  nacquero le Signorie. Brescia fu ardentemente guelfa e visse le contese con  la fazione ghibellina.Si diede anche spontaneamente prima al re Carlo d'Angiò(1319)poi a Carlo di Boemia(1330)ma ricevendo solo protezioni effimere ed inefficaci. Le ricche casate se ne poterono,in tal modo, appropriare.

Fu possedimento dei conti Pallavicino,dei Torriani,dei della Scala e,nel XIV secolo,dei Visconti. Tra il 1404 e il 1797 Brescia fu un territorio della repubblica di Venezia.Nel 1509 essa fu però in mano ai  Francesi e, il 18 settembre 1512, ceduta agli Spagnoli finchè il 22 maggio 1516 ritornò in mano Veneziana. Nel 1797 si ribellò a Venezia e con il trattato di Campoformio stipuato con Napoleone, entrò a far parte della Repubblica Cisalpina.Nel 1815 passò a far parte del regno Lombardo-Veneto(1814-1859) e si guadagnò il nome di "Leonessa d' Italia"durante i moti risorgimentali -contro gli Austriaci-che ebbero il loro culmine nelle dieci giornate di Brescia del 1849.

Nel 1859 Brescia venne annessa al Regno d'Italia Negli anni tra il 1943 e il 1945 il territorio bresciano ricadde sotto la Repubblica di Salò, fondata dal partito fascista, dopodichè alla caduta di quest'ultimo, ha seguito le sorti della futura Repubblica Italiana.

 

Bibliografia consultata:

         "Le province di Brescia e Bergamo", prof.Gafforello, 1898

         "Storia dei Longobardi" di Paolo Diacono-Ed.TEA

 

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