La figura di Ettore
nell’Iliade
di Enrico Pantalone
Priamo,
re di Troia che di figli e figlie ne ebbe a decine
(almeno così è dato a sapersi), stravedeva soprattutto per Ettore, il
primogenito erede al trono e per Paride Alessandro, cresciuto lontano dalla
città per avitare la maledizione che avrebbe distrutto Troia e poi riaccolto
come un figlio prodigo senza tener conto degli ammonimenti precedentemente.
Ettore, serio, etico, moralmente inattaccabile per la sua
durezza e la sua coscienziosità, non amò mai il
fratello minore che riteneva frivolo e senza coscienza, senza morale, dissoluto
a trastullarsi in taverna bevendo vino e mischiato a donnine di facili costumi.
Ettore fu facile profeta, Paride Alessandro fu la causa
della lunga e sanguinosa guerra che mise di fronte achei e
troiani, andando a rapire la bella Elena, moglie di Menelao, re di
Sparta, atto che Ettore abborrì subito comprendendo ciò che significava,
nonostante gli spartani del tempo non fossero certamente quelli della genia di
Licurgo, ma evidentemente già allora non guardavano tanto per il sottile…..
Anche durante la guerra
Ettore non mancò d'apostrofare duramente l'imbelle fratello, che non pago
d’aver causato il danno irreparabile preferiva stare al riparo dal
combattimento tra le braccia di qualche concubina compiacente, infischiandosene
largamente dei rimproveri paterni e del fratello che interpretava il sentimento
di tutta la città in lotta.
Ettore era d'un altra pasta, era
un uomo vero, etico, pronto a sacrificarsi, come poi fu, per la sua patria,
Paride Alessandro era invece uno che amava le parate personali in pompa magna,
leziose ed inconcludenti, portava il pennacchio in testa, parlava tanto, spesso
a sproposito, ma come tutti coloro che amano pavoneggiarsi nei loro ricchi abiti
militari, "teneva paura" quando c'era da combattere.....
Paride
Alessandro, insopportabile per natura, oltre al gettare il discredito su tutta le gente troiana, non combatteva se non era allegro
o sbronzo, cioè euforico, dimostrando ancora una volta di più che per lui la
guerra era un gioco, le armi ed i capi di vestiario giocattoli ed oggetti di
sola vanità personali: non aveva nessun onore, se mai l’avesse posseduto, lo perse
nella dissolutezza della sua vita, non viveva nella società, al contrario del
fratello maggiore, egli era fortemente odiato, non solo per ciò che aveva di
dannoso aveva procurato alla città, ma anche perché nel momento del bisogno
s’era tirato indecorosamente da parte visto che il suo era un eroismo
essenzialmente fanciullesco.
Ettore
rappresenta chiaramente la purezza degli ideali nell'etica militare, combatteva
in difesa della sua città utilizzando tutti i mezzi leciti durante una guerra,
non aveva avuto quasi mai aiuto da nessun dio (a parte Apollo), unico tra tutti
i "celebrati eroi" iliaci, pur essendo un uomo molto religioso e
rispettoso dell’Olimpo: ne fa testo il duello serrato e leale con Aiace,
interrotto al tramonto perché gli dei non volevano un vincitore tra i due, onore e tributi ad entrambi.
Proprio
per questo motivo era considerato come si suol dire un
uomo “caro” per la sua devozione onesta, egli non era capace di assecondare
ogni capriccio degli dei per la sua tenuta morale, ma non per questo rinunciò a
combattere: era un umano senza particolari poteri, era soprattutto un uomo
vero, Omero ne illustra tutte le virtù per dimostrare come ci si doveva
comportare nella società quotidiana, era insomma il prototipo dell’uomo
socialmente utile.
Ettore, infatti,
trasmetteva un messaggio positivo attraverso tutta la
sua vicenda umana per la sua etica, la sua intelligenza, la sua umiltà e la sua
profonda umanità; umanità che raramente fa capolino nell’opera di Omero per sua
scelta personale, i combattenti erano tutti pronti sempre a ripicche personali
per questioni di nobiltà, d’orgoglio e di vanità, ma Ettore no.
Ettore
era un soldato leale, sempre il primo a guidare i suoi nel combattimento, ma
senza accanimento verso gli avversari, era quel che si soleva definire un
magnifico soldato, aveva le sue regole etiche, che rispettava e chiedeva
fossero rispettate, odiava la violenza bruta, uccideva i nemici perché non
aveva scelta, non per gusto personale, per questo i soldati restavano dietro di
lui e non indietreggiavano, si sentivano rassicurati per come agiva e parlava,
per come infondeva coraggio ed abnegazione.
Nonostante
il suo coraggio, la sua forza e la sua abnegazione, egli non ha per ragione di
vita la guerra, gli affetti famigliari sono al primo posto, lo dimostra la
tenerezza verso la moglie Andromaca ed il suo piccolo Astianatte con cui gioca
anche pochi minuti prima d’andare incontro al
combattimento mortale con Achille, così l'amore per il suo popolo veniva prima
del combattimento, necessario certo, ma non indispensabile.
Egli sa d'essere il responsabile a cui tutti i troiani
guardano, sostituisce il padre senza occuparne il posto pur sapendo che non è
in grado di guidare le sorti della guerra, vecchio e malandato com'è, ma l'amore
ed il rispetto che gli porta è di sapore antico, eppure presiede l'assemblea
della città senza mai imporre il ruolo dato dalla sua posizione naturale
regale, non si sostituisce al padre sul trono che gli sarebbe spettato come primogenito pur sapendo che le condizioni
mentali e fisiche dell’anziano non erano più quelle di un re che avrebbe dovuto
governare la città in maniera diversa in un momento così delicato come quello
dell'assedio: Ettore governava così lasciando sempre l’ultima parola all’amato
padre nei consigli di guerra.
Ettore va incontro alla morte, quando accetta il duello con Achille, lo
fa con un'etica ed una morale impressionante, sa che non ha scampo con il
pelide immortale, non si tira indietro, ha paura di morire certamente, ma è
anche il re in pectore della sua città, è l’orgoglio dei suoi concittadini che
lottano giornalmente per sfuggire all’assedio inutilmente: il suo gesto appare
così in tutta la sua grande purezza di spirito, tanto da impressionare perfino
gli dei, anche quelli che appoggiano incondizionatamente gli achei.
Zeus,
imporrà duramente ad Achille e soci di restituire il corpo straziato del figlio
Ettore al vecchio padre Priamo che nottetempo passò tutto l'ammutolito campo
nemico fino alla tenda del pelide che, testa chinata, dovrà umiliarsi a rendere
omaggio, insieme ai suoi, ad Ettore, restituendo le
spoglie per un giusto funerale entro le mura della città.
Priamo, vecchio e malandato, con orgoglio tutto paterno
trascinerà da solo il corpo dell’amato figlio fino a Troia, certo ferito dalla
sua morte, ma fiero d'avere generato un così grande
essere umano: non a caso nessuno l’aiuta nel trasporto, nemmeno un troiano lo
segue, ma non per cattiveria crediamo, qui Omero evidentemente voleva rendere
omaggio al vecchio re, oramai avviato al definitivo tramonto, facendogli
tornare la forza personale e la fierezza del tempo passato per l’ultimo
drammatico grande atto.
Ettore
era amato da tutti nella città di Troia, anche molti achei lo stimavano pur se
avversario; Elena, la bella Elena, lo pianse come se fosse
stato un fratello, perché egli per riparare al danno causato da Paride Alessandro
la protesse sempre come una di famiglia, non permettendo a nessuno di trattarla
mai male, Elena nel rimpiangerlo usò parole delicatissime, parole che toccarono
il cuore a tutti, parlò di dolcezza ed amore e si strinse vicino alla moglie ed
al piccolo Astianatte: un grande omaggio per un “vero” uomo da parte di una
donna.
Il
nome Ettore pare proprio sia stato creato appositamente per codificare questo
personaggio da parte di Omero, infatti è greca l'etimologia che ci dona il
significato di "Difensore", omaggio evidentemente a qualche figura
eroica del tempo che lo scrittore ebbe modo di studiare e trasporre nella sua
opera, cosa che l’illustre scrittore fece certamente, essendo anche uno storico
al tempo.
Omero doveva evidentemente aver scelto come modello un
uomo di cui aveva sentito molto parlare oppure, cosa più probabile, costruì la
figura di chi voleva porre come modello d'uomo alla gente del suo tempo, in
ogni caso il personaggio aveva una forza morale del tutto unica.
Ettore
è un eroe diverso dallo stereotipo mitologico del tempo, oltre al coraggio ed
alla lealtà univa la generosità, una grande umanità ed un enorme cuore, Omero
ha voluto costruirgli idealmente attorno una nicchia personale molto particolare
e l’esaltazione personale non avrebbe di certo potuto far parte del suo
personaggio, meglio così, molto meglio così.