Cinema, TV e Misteri 

di  Enrico Pantalone

 

 

L’arte cinematografica s’è giovata moltissimo a livello di sceneggiatura (fin dagli inizi della sua più che centenaria storia) dell’utilizzo d’argomenti inerenti a mitologie e a misteri.

Legati sia alla storia sia al paranormale, a ricostruzioni talvolta macabre d’avvenimenti non certo consueti, alla fantascienza (specialmente attraverso il piccolo schermo) e anche attraverso programmi giornalistici con scopo divulgativo che razionalizzano le ricerche archeologiche e tentano di spiegare fenomeni particolari.

Come si diceva, già dal tempo del cinema muto, i registi dell’epoca ed i produttori trovarono conveniente utilizzare, forse un po’ troppo teatralmente, storie legate a misteriosi caratteri “gotici” della società medievale: è il caso soprattutto delle produzioni del centro/nord Europa, dove registi di grande fama (tedeschi, svedesi, danesi e cecoslovacchi) mostravano spesso la società del basso medioevo sempre con caratteri estremamente criptici, tra riprese in b/n che incupivano ancor più la scenografia.
Mostri creati dai nostri sogni più reconditi, patti con il diavolo, uomini che usavano la mente altrui, alchimisti che desideravano il sangue d’una vergine, avidi ed oscuri uomini, eroi mitologici (Il Golem, Nosferatu, Lo Studente di Praga, Faust, Tartufo, il Dr.Mabuse, Il Gabinetto del Dr. Caligari, Sigfrido, The Magician) rappresentavano, seppur nelle differenti ere, la congiunzione tra il pragmatismo quotidiano di una vita difficile e pericolosa e l’irrealtà concepita comunemente come malvagità allo stato puro.

Alcuni registi nordici passarono poi in rassegna l’uso della stregoneria attraverso le varie ere (ad esempio La Stregoneria attraverso i secoli), illustrando luoghi comuni e metodologia di combattimento contro di essa, avvantaggiandosi in questo caso anche d’alienazioni di carattere psicologico (Il Carretto Fantasma) e non c’è da meravigliarsi; a differenza dei paesi cattolici, quelli protestanti considerano la morte una cosa seria e quasi tutti i protagonisti arrivano a parlare con essa, messa sullo stesso piano (come non ricordare Bergman e la partita a scacchi del crociato con la morte per decidere il suo destino nel film Il Settimo Sigillo).

In Francia le prime edizioni su Belphagor, il fantasma del Louvre, risalgono agli anni ‘10 e poi nel decennio successivo.
Negli States s’arrivò relativamente tardi a film di carattere “gotico”, vuoi perché gli americani, amanti del mistero, preferivano indubbiamente più azione che simbolismo storico, vuoi perché lo star system hollywoodiano impediva di fatto l’utilizzo d’attori famosi per parti “cupe e spesso trucide” e basterebbe citare il Codice Hays per comprendere come fosse quasi impossibile girare scene rispetto ad alcuni argomenti che non rispettassero i canoni “morali ed etici” della società di quel tempo.
Così negli Stati Uniti, il maggior produttore cinematografico del mondo e della storia della Settima Arte, si dovette attendere gli anni ’50 e ’60 per vedere lo sviluppo di sceneggiature “intense” dal punto di vista del mistero; fino ad allora il “mistero” significava soprattutto film giallo con adattamenti all’uopo.

In Italia non v’è mai stata una vera e propria ricerca in questo senso, anche se il grande apporto dato durante il periodo del cinema muto (fino alla metà degli anni ’20) sfornò indubbiamente qualche pellicola di buon livello peraltro senza grosso successo di pubblico. Poi il vuoto pneumatico fino agli anni ’60-’70, quando lo sviluppo del mezzo televisivo permise un successo strepitoso attraverso gli sceneggiati, interessanti, ben costruiti e ancor meglio diretti (si pensi ad esempio a “A come Andromeda”).

In realtà il “mistero” s’adatta molto meglio al piccolo schermo, infatti, il film può essere anche tre o quattro volte maggiore rispetto a quello tradizionale come lunghezza e questo nel nostro caso è un vantaggio, perché concede la possibilità di diluire le argomentazioni evitando di stressare lo spettatore e nello stesso tempo creare la giusta suspance !

Infatti la televisione è diventata il principale canale di divulgazione in questo senso: il cinema sopperisce con effetti speciali ed ambientazioni scenografiche di grande impatto, ma spesso non riesce a trasmettere la giusta calibrazione dei rapporti esistenti tra l’immagine e ciò che si vuole definire e far conoscere.

Francia e Regno Unito in questo campo sono state sempre all’avanguardia fin dagli anni ’50; le loro televisioni hanno creato (o riproposto) tutto ciò che di meglio ci si poteva attendere (Belphagor, I Compagni di Baal, Dr.Who… per citare qualche esempio).

Tra l’altro la televisione ha il discreto vantaggio che può ammortizzare i costi di produzioni attraverso il gettito pubblicitario suddividendo il prodotto in settori o puntate, cosa che ovviamente il cinema non può fare.
Nello stesso tempo il piccolo schermo ha portato alla gente anche la divulgazione di ricerche reali gestite da giornalisti/docenti, attraverso programmi contenitore che cercano di spiegare in termini semplici ed adatti a tutti le questioni legate ai misteri ed alle tradizioni ancestrali, ricostruendo ambienti sociali o siti archeologici, mostrandoci la vita di tutti i giorni oppure analizzando materiale definito spesso “scottante”.

Il Mistero ha sempre affascinato il mondo della pellicola; spesso è stato utilizzato senza troppo discernimento ed in maniera senz’altro molto commerciale, altre volte più discretamente e per fare delle analogie con il mondo contemporaneo, tuttavia ad oggi, pur gestito anche in forma corretta, non ha mai aiutato a risolvere nulla, anzi, spesso ha complicato ancor più le poche certezze a disposizione: la fiction non ha nulla a che vedere con i fatti reali anche se ben confezionata.

 

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