Nicola Bergamo

I Longobardi

Libreria Editrice Goriziana, 2012


(recensione a cura di Enrico Pantalone)

 

Un saggio, questo di Nicola Bergamo, che traccia le vicende dei Longobardi durante tutto il periodo di dominazione sulla penisola italica seguendo delle chiare linee sociologiche, cioè mostrandoci le realtà politiche-istituzionali e militari che sostanzialmente accompagnarono la vita quotidiana attraverso i secoli sia nei territori settentrionali sia in quelli meridionali dove questo popolo finì per fondersi con la popolazione locale una volta sconfitto definitivamente dai Franchi.

L’Autore nel testo analizza con grande efficacia la storia dei longobardi interagendo attraverso una chiave di lettura rivolta alla conflittualità continua con  l’Impero Romano d’Oriente lungo tutta la nostra penisola che assunse spesso aspetti tragici e crudeli.

Così in questo saggio sarà impossibile per il lettore trovare riferimenti a tutte quelle discipline che normalmente arricchiscono uno studio che non sia sociologico, giuridico o militare: l’Autore lo pone l’accento spesso in modo che non ci possano essere fraintendimenti con chi ne sfoglia le pagine.

Il testo a prima vista potrebbe apparire arido, forse meglio sarebbe dire asciutto proprio perché non vi si trovano abbellimenti di sorta, fronzoli spesso inutili in uno studio, ma ciò è sicuramente voluto nelle intenzioni dell’Autore che cerca di presentare gli avvenimenti accaduti in molti secoli facendoci comprendere la realtà sociale in cui operava questa popolazione così diversa da altre d’origine barbarica.

Veniamo quindi alla breve presentazione dei diversi capitoli che formano il testo.

I primi tre capitoli descrivono e presentano la popolazione longobarda dalle sue origini nordiche ai suoi successivi spostamenti migratori continui verso il centro dell’est europeo e poi verso l’occidente: dapprima verso le dolci pianure pannoniche per poi iniziare lo stanziamento nella penisola italiana e di conseguenza nei territori confinanti con quelli bizantini il che porterà a una dura guerra con fasi alterne.

Come si evince dal testo i rapporti con i bizantini furono sempre molto complessi, inoltre i longobardi non ragionavano come i goti o i franchi cioè non erano ansiosi di ricreare (specialmente gli ultimi) le antiche vestigia romane integrandosi a esse e sostanzialmente sostituendosi nel solo apparato militare.

I longobardi mantennero intatte le loro prerogative di popolazione che “dominava” prima militarmente e poi anche giuridicamente, una rottura vera e propria con il passato per questo il quarto capitolo è dedicato alle dure guerre dapprima contro i bizantini stanziati nel settentrione (Ravenna e Milano) e successivamente con l’allargamento dei conflitti anche al meridione.

Il V e il VI capitalo c’illustrano le legiferazioni longobarde (quindi gli aspetti giuridici) e l’assetto istituzionale adottate per sostituire completamente quelle romane non più confacenti al modo di vivere che i nuovi padroni volevano imporre, anche in campo religioso: un’operazione che occupò tutte le tribù facenti parte la variegata civiltà longobarda.

Il VII capitolo ci mostra il malinconico tramonto dei loro ultimi re longobardi e la definitiva adozione dei territori meridionali come propri, territori da cui mai più si sposteranno integrandosi perfettamente con la popolazione locale.

E’ un saggio che consiglio veramente a tutti quelli che si avvicinano alla civiltà longobarda da scoprire in maniera pragmatica, senza fronzoli inutili, un testo che lascia da parte archeologie più o meno veritiere, leggende spesso riadattate e traccia una solida linea sociologica, da sempre la base ideale per ogni buon saggio storico.

 

 

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