Sabina Marineo

L’uomo di Neanderthal – il primo europeo

Tracce di una specie scomparsa

Edizioni Controstoria, 2015

(la copertina del saggio)

Recensione di Enrico Pantalone

 

Un saggio estremamente interessante quello di Sabina Marineo, soprattutto ricco nell’esposizione divulgativa su un argomento che a torto si ritiene riservato ai soli cultori della paleontologia, forse perché spesso affrontato con alterigia elitaria e malcelato snobismo accademico da parte di chi dovrebbe invece far conoscere meglio la materia e renderla alla portata di tutti coloro che professionisti nel campo non sono o che si ritengono semplici appassionati.

L’autrice, al contrario, utilizza spesso nel testo l’einfuhlung (l’immedesimazione) per far partecipare attivamente il lettore in modo da far comprendere meglio l’habitat e la vita sociale del nostro antenato, la lotta per la vita e per la morte quotidiana, la “piccola” grande tecnologia che già egli era in grado di sviluppare e che l’aiutava molto per superare le logiche difficoltà ambientali.

Il nostro “amico” di Neanderthal, primo europeo di pelle chiara, per anni è stato considerato dagli studiosi lo stereotipo dell’uomo con la clava che emetteva grugniti, il parente povero e meno intelligente rispetto all’Homo Sapiens africano.

Questo approccio probabilmente era dovuto anche ad una certa chiusura mentale di tipo razzistica, non si ammetteva che un bianco europeo vincente ovunque potesse avere tali origini e si tendeva a tenere tutti gli studi in uno stato quantomeno nebuloso.

Da questo saggio traspare invece quanto di buono e di importante abbiano fatto i nostri antenati per la crescita comune della civiltà europea e asiatica occidentale e per l’importante impatto sociologico che si verificò all’interno dei loro gruppi o tribù, specialmente studiandone l’attività di caccia (con tutto quello che ne consegue) e quella dei manufatti adatti in ogni occasione, spesso veri e propri capolavori per l’epoca.

Sabina Marineo ci mostra così come l’Uomo di Neanderthal avesse veramente poco da invidiare al cugino Uomo Sapiens, osso ioide compreso (supporto della laringe che permette l’ancoraggio alla lingua e quindi la possibilità di parlare) e questo induce a pensare che le due specie una volta venute in contatto tra loro si siano completate a vicenda anche se tecnicamente il primo scomparve definitivamente dal suolo terrestre.

Ovviamente rimane ancora molto mistero intorno alla sparizione dell’Uomo di Neanderthal e molte supposizioni restano tuttora valide anche se non dimostrabili, ma il tempo c’è sempre per approfondire l’argomento e sicuramente l’autrice non mancherà nel futuro di riservarci ancora qualche bella sorpresa al proposito.         

 

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