I sumeri: origini, cosmologia e mitologia

di Leonella Cardarelli



KRAMER E LA STORIA DEI SUMERI

Kramer, professore di assiriologia, ritiene che la civiltà dei sumeri sia la prima civiltà: nel suo saggio I Sumeri alle radici della storia parla di prima cosmologia, primi princìpi morali, prime leggi, prime ricette mediche ecc. anche se oggi ci sono tesi differenti che asseriscono che la civiltà dei sumeri, per quanto antica, non sia stata la prima.

I sumeri occupavano il territorio della Mesopotamia, a sud dell’attuale Iraq. Le più antiche testimonianze scritte (tavolette d’argilla) risalgono al 3.500 a.C. In questo periodo in Mesopotamia sorgevano già delle piccole città stato come Ur, Lagash, Nippur e Eridu con a capo un lugal, cioè un principe locale. Non bisogna confondere la cultura sumera con quella degli assiro-babilonesi che vennero posteriormente, vale a dire attorno al IV millennio a.C. Oltre ai sumeri vi erano altre civiltà nello stesso territorio ma non ebbero la loro medesima importanza storica.

Il primo re di cui si hanno iscrizioni certe è Enmebaragesi di Kish e siamo nel 2.650 a.C. circa. La città che emerge è Lagash, su cui ruota per diversi decenni tutta la politica del tempo, considerando per esempio che un suo lugal, Urukagina, fu conosciuto anche come grande legislatore. Egli detenne il potere sul territorio fino all’avvento della città di Umma il cui capo Lugalzaggisi sconfisse Urukagina. Lugalzaggisi pensava in grande, egli volse il suo sguardo tanto ad occidente, verso le regioni mediterranee, quanto ad oriente: abbiamo con lui il primo pensiero di “monarchia universale” che la storia conosca e questo determinò una grande evoluzione nella vita sociale, economica ed istituzionale.

Il sistema di numerazione sumero era sessagesimale cioè in base 60. Le tavolette del 3.000 a.C. dimostrano che era presente un simbolo per l’1, uno per il 10, uno per il 60, uno per il 600 e uno per il 3.600. Il sistema era posizionale, dunque il numero si evinceva in base alla posizione dei simboli stessi.

A partire dal 2.000 a.C. si affermò un nuovo sistema di numerazione che utilizzava solo due simboli: uno per rappresentare l’1 e l’altro per il 10. Il sistema era sempre posizionale (in parte anche additivo, usato ad esempio per scrivere numeri grandi) e sessagesimale. Lo svantaggio di questo sistema numerico era costituito dal fatto che mancavano sia lo zero, sia un simbolo per separare i numeri (tipo la nostra virgola), dunque le cifre potevano dare adito ad ambiguità. In realtà il separatore c’era ma non veniva utilizzato. Come mai era stato scelto proprio un sistema sessagesimale? Perché era un sistema piuttosto semplice da utilizzare, non soltanto per le frazioni quanto in campo astronomico. L’evoluzione di questo sistema numerico è attestato dalle tavolette d’argilla e da testi matematici che contengono nozioni di carattere commerciale e legale.

Da questo sistema di numerazione nacquero, dal 2.400 a.C., le prime tabelle per la moltiplicazione, la divisione ed altre operazioni; in seguito si sviluppò l’algebra e lo studio dell’astronomia.

La scrittura sumera (e babilonese) era di tipo cuneiforme ed è molto difficile decifrarne i caratteri.

Intorno al 2.460 a.C. nuove popolazioni sopraggiunsero: quella dei Semiti (Accadi), proveniente dal deserto arabo e guidata successivamente dal grande Sargon di Akkad che sconfisse Lugalzaggisi e divenne fondatore dell’impero i cui centri di potere erano le città di Ur e Agade, i nuovi conquistatori assimilarono molti tratti della cultura sumera come la scrittura e il sistema numerico.

Successivamente dagli altopiani orientali (intorno al 2.300-2.100 a.C.) giunsero i Gutei che portarono distruzione e fame sconfiggendo spesso i Semiti. Lentamente, però sotto la sovranità di Gudea, la civiltà accadica in Lagash dapprima rinacque e poi s’ampliò ad Ur con la dinastia di questa città che “regnò sulle quattro parti del mondo” ma in cui il monarca assume un titolo molto significativo: “re di Sumer e di Akkad” vale a dire che i due popoli, sumeri e semiti, si erano uniti storicamente.

I successivi invasori dei sumeri furono gli ittiti che affidarono il ruolo di capitale a Babilonia. Tra il 1.793 e 1.750 a.C. la città di Babilonia estese il suo dominio sotto la guida di Hammurabi, videro così la luce le prime impostazioni giuridiche codificate.

Vennero poi gli assiri (885 a.C.) che furono a loro volta conquistati dai caldei, una popolazione della Mesopotamia meridionale. Nel 311 a.C. si stabilì la dinastia dei seleucidi, chiamata così da Seleuco, uno dei generali di Alessandro Magno. Fu così che i sumeri entrarono in contatto con la cultura greca.

COSMOLOGIA E MITOLOGIA

I sumeri non avevano una filosofia vera e propria ma avevano riflettuto ed indagato sulla natura dell’universo ed erano talmente convinti delle loro idee che non hanno mai sentito il bisogno di formularle per iscritto infatti il loro modo di vedere l’universo e la vita si estrapolano dai miti e dagli inni.

La religione dei sumeri era politeista, essi avevano circa un centinaio di dei, alcuni più importanti, altri meno.

Secondo i sumeri l’universo visibile si presentava sotto forma di semisfera, alla cui base vi era la terra e sopra il cielo. Questa semisfera si chiamava An-Ki (An= cielo, Ki= terra). Intorno alla terra c’era il mare e al di sotto di questo mare, nella parte diametralmente opposta del cielo, vi erano gli inferi che loro denominavano Kur. Oltre al mare, tra il cielo e la terra, loro posizionavano il vento, lil, vocabolo che significa anche soffio, aria, spirito.

Di questo universo, i sumeri sostenevano che il primo elemento ad essere creato fosse il mare (l’Oceano primigenio infinito) dal quale nacquero il cielo e la terra. Dal cielo e la terra nacquero gli dei.

Gli dei più importanti erano quattro: An (dio del cielo), Enlil (dio dell’aria), Enki (dio dell’abisso e dell’oceano) e Ninhursag (dea nota come la signora maestosa. Si sostiene che in origine il suo nome fosse Ki, terra, la sposa di An, cielo).

Molto probabilmente in epoche molto antiche il dio più importante era An, ritenuto il supremo re del pantheon, tuttavia già da fonti che risalgono al 2.500 a.C. possiamo apprendere che questo ruolo sia stato successivamente assolto da Enlil che venne considerato il Padre degli dei. I motivi di questa sostituzione ci sono ignoti.

Per i sumeri gli dei erano immortali ma vivevano comunque come gli uomini: avevano bisogno di mangiare, di bere e potevano anche essere uccisi. Essi sostenevano che gli dei si comportassero in modo virtuoso ma che, allo stesso tempo, questi stessi dei avessero introdotto il male, la violenza, la menzogna e l’oppressione nel mondo al fine di mantenere l’ordine cosmico. Il male quindi viene visto dai sumeri come un principio necessario e questo stesso assunto lo ritroviamo nel vedismo e nel taoismo.

Gli inni per gli dei esaltano bontà, rettitudine e giustizia, questo testimonia che la civiltà sumera aveva grandi ideali morali infatti essi avevano un dio (Utu, dio del sole) il quale aveva come compito proprio quello di mantenere l’ordine morale. Oltre a Utu anche la dea Nanshe non tollerava offese alla verità e alla giustizia.

Alcuni elementi della mitologia li ritroviamo anche in quella greca, ad esempio il fatto che il dio del Sole viaggiasse su di un carro.

I sumeri inoltre credevano, come generalmente tutte le società antiche, in una perduta età dell’oro, un’età di abbondanza e di pace e in cui tutti parlavano una lingua comune. Per i Sumeri questa età dell’oro sarebbe terminata a causa della gelosia del dio Enki nei confronti del dio Enlil. Enki, a causa della sua rabbia, sostituì il linguaggio comune con la molteplicità delle lingue, tema analogo a quello delle torre di Babele.





LE ORIGINI DEI SUMERI SECONDO SITCHIN

Decifrare le tavolette d’argilla non è impresa facile. Uno dei pochi che possiede questa capacità è il famoso studioso e professore Zecharia Sitchin, autore di libri sulla civiltà sumera, tra cui Il pianeta degli dei e Le astronavi del Sinai.

Secondo Sitchin l’uomo sarebbe nato 300.000 anni fa. Egli sostiene che i sumeri siano il prodotto dell’incrocio con una civiltà aliena di aspetto simile al nostro; si tratterebbe, secondo la sua teoria, di esseri intelligenti che i sumeri chiamavano Anunnaki (figli del dio An) e che la Bibbia chiama Nephilim. Erano giganti (Genesi 6,4) e venivano da un pianeta che ha un’orbita ellittica simile a quella delle comete, che transita tra Marte e Giove ogni 3.600 anni: “il dodicesimo pianeta”. Praticamente secondo il professor Sitchin la selezione naturale di Darwin c’è stata ed ha prodotto i primati superiori dai quali discendiamo; poi, grazie agli Anunnaki, ci sarebbe stato il salto verso l’Homo sapiens.

Secondo la sua teoria gli Anunnaki avrebbero iniziato a visitare la terra mezzo milione di anni fa e le loro gesta sono quelle che leggiamo nell’Antico Testamento o nel poema di Gilgamesh; in seguito avrebbero colonizzato la terra. Avendo bisogno di persone che lavorassero nelle miniere in Africa avrebbero creato “l’uomo” che corrisponde all’Homo sapiens, il quale fu generato appositamente per lavorare nelle miniere. L’uomo sarebbe nato quindi nell’attuale Africa, in corrispondenza con la teoria darwiniana.

Una volta creato, l’uomo avrebbe avuto due opportunità:

1) avrebbe carpito agli alieni il segreto per evolvere, cioè per non essere solo un lavoratore;

2) le donne terrestri si sarebbero unite agli extraterrestri, infatti la Bibbia riporta che: “gli dei si innamorarono delle figlie degli uomini”. In Genesi (6, 2) leggiamo che “i figli di Dio, vedendo che le figlie degli uomini erano adatte, si presero in moglie tutte quelle che loro piacevano”. Da tale unione sarebbero nati, secondo l’autore, i giganti.

Qui si rendono necessarie alcune riflessioni. Sul libro Antropologia degli alieni (M. Centini, D. Grezzo e D. Tacchino) vi è una scheda (scheda 9) in cui si parla di una tipologia di alieni descritti come esseri biondi e asessuati, simili agli angeli. Troviamo anche un’immagine ed è sorprendente constatare come l’espressione del viso di questi alieni e in particolare i loro occhi (molto grandi) somiglino alle raffigurazioni dei sumeri presenti nel libro di Kramer.

Nel testo di Kramer leggiamo che “alla base delle idee e dell’ideale etico dei Sumeri era il ‘dogma’ che l’uomo fosse stato fatto di argilla per servire gli dei”.

I sumeri possiedono due poemi mitici che rispecchiano pienamente l’assunto di Sitchin. Di questi poemi uno è interamente dedicato alla creazione dell’uomo, l’altro illustra perché l’uomo è stato creato e parla di un contrasto tra due divinità minori. Il primo poema spiega che prima della nascita dell’uomo furono creati sei tipi di esseri imperfetti: gli ultimi due tipi erano una femmina sterile ed un essere asessuato.

Il secondo poema mitico invece parla di due dei (il dio del bestiame Lahar e sua sorella Ashnan, dea del grano) che furono creati nella sala di creazione degli dei affinchè gli Anunnaki avessero di che nutrirsi e vestirsi. Questo poema ha dunque portato i sumeri a ritenere che l’uomo fosse nato per servire gli dei e da ciò scaturì la loro devozione verso le divinità.

Per la realizzazione di questo articolo si ringrazia Enrico Pantalone (http://www.enricopantalone.eu/) per avermi aiutata nella parte storica fornendomi preziose nozioni.

(2008)

 

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Bibliografia:

Centini M., Grezzo D., Tacchino D. (1998) Antropologia degli alieni, ed. Meb, Santarcangelo di Romagna, (RN)

Kramer, S. N. (1975) L’histoire commence à Sumer, Librairie Arthaud, Paris; trad. it. (1997) I Sumeri alle radici della storia, Grandi tascabili economici Newton (divisione della Newton e Compton), Roma

Melquizedeq, D. (1998)Ancient secret of the flower of life, vol. I, Light Technology Publ. trad. it. (2001) L’antico segreto del fiore della vita – vol. I, Macro edizioni, Diegaro di Cesena (FC)

Sitchin, Z. (1976) The 12th Planet; trad. it. (1998) Il pianeta degli dei, ed. Piemme, Casale Monferrato (AL)