La Vita Sociale tra Riforma e Controriforma

 

di Enrico Pantalone

 

 

Uno degli aspetti sociali più interessanti degli anni che vanno dalle presentazioni delle tesi di Lutero (1521) alla Pace d’Augusta (1555) è certamente il fatto che la gente comune tedesca, di là dai rispettivi drammi collettivi legati a fattori di fede, ideologici e politici, doveva lottare come sempre per sopravvivere in speciale modo se abitava fuori dei prosperi centri urbani.

Dobbiamo immaginarci ora la Germania del tempo, praticamente l’enorme teatro europeo della contesa, con le sue grandi città ma anche con le sue immense foreste e aree coltivabili: una diversità dunque non indifferente rispetto al resto dell’Europa occidentale e meridionale, perché si passava da luoghi densamente abitati a luoghi desolati e spesso tenebrosi o selvaggi.

Il nostro buon contadino che abitava magari nel sud della Germania o nella parte orientale aveva si a disposizione tante risorse per coltivare e produrre beni per sé e da rivendere nei mercati, ma altresì doveva guardarsi certamente giornalmente dai pericoli rappresentati da una natura fino a quel momento poco controllabile dall’uomo.

I suoi campi e i suoi allevamenti erano ovviamente prediletti da scorribande di animali selvaggi come lupi e orsi, presenti in grande abbondanza in queste zone sin dalla remota antichità, ma anche da parassiti e volatili spesso più infidi dei predatori (in fondo dei solitari che si limitavano a cercare solamente del cibo) che il più delle volte distruggevano completamente le coltivazioni o portavano malattie degenerative.

In più ovviamente il contadino rischiava di suo perché accorrendo per difendere i beni metteva a repentaglio la sua stessa vita e quella dei famigliari.

I due grandi fiumi Reno ed Elba quasi periodicamente straripavano rendendo inutile ogni soccorso e sforzo per arginare la distruttiva forza delle acque rispetto alle coltivazioni: questo significava spesso perdere tutti i propri averi e dover ricominciare completamente da capo, del resto, vediamo anche al giorno d’oggi negli stessi territori come sia difficile controbattere la foga fluviale nonostante le tante tecnologie, pensiamo quale dramma potesse verificarsi a quel tempo.

Teniamo presente che una carestia o un’alluvione portava con sé la mancanza d’alimentazione, pensiamo ai contadini della Germania orientale la cui atavica fame fu superata solo grazie all’introduzione nella coltivazione della patata dopo la scoperta dell’America.

Insomma, per un contadino l’eventuale modifica dell’impostazione di fede cristiana non creava più di tanti problemi alla vita quotidiana, quelli reali erano legati soprattutto alla sopravvivenza quotidiana, certamente egli non modificò sostanzialmente il suo approccio a Dio, non era il modo di comunicare che lo poteva interessare quanto ciò che Dio poteva fare per rendere la vita meno dura: era un ragionamento semplice, pragmatico e pieno di buon senso.

In questo modo egli seguiva il suo signore restando cattolico o diventando riformato, perché così gli era imposto dalla legge, ma non aveva una posizione precisa, non aveva nemmeno modo di scambiare pareri oltre i confini delle sue proprietà e dei piccoli villaggi adiacenti perché il lavoro non glielo permetteva minimamente, così l’accettazione della fede prestabilita era sic simpliciter senza condizioni.

Nei centri urbani e nei territori industriali lo sviluppo economico ebbe un impulso notevole grazie alla Riforma e chi viveva quotidianamente queste realtà aveva modo di partecipare attivamente al ciclo che oggi definiremmo capitalistico.

Per l’abitante delle città o dei grandi centri metallurgici o estrattivi della Germania oltre al contatto diretto e continuo tra la gente che portava ad uno scambio d’informazioni utili per tutta la comunità esisteva anche la possibilità di migliorare sensibilmente la propria posizione nella società, egli doveva rispetto certamente all’autorità ma era sostanzialmente libero nei suoi spostamenti e nelle sue riflessioni.

Certamente rimanevano ancora dei signori detentori del potere anche se passati alla Riforma, ma essi si dovettero impegnare a rispettare ogni patto concluso con le comunità urbane ed anzi ne traevano beneficio loro stessi dal punto di vista economico.

La conseguenza fu ovviamente un’adesione certamente più entusiastica e massiccia della gente cittadina alla Riforma perché con essa, i ceti fino allora esclusi dal potere potevano avere finalmente la possibilità di partecipare attivamente alla gestione delle istituzioni fossero esse solamente urbane o di territorio: in buona sostanza il nostro cittadino poteva influire sulla decisione d’intraprendere o meno una guerra (o di politica “estera”) oppure di spendere determinate somme per opere pubbliche eleggendo i propri rappresentanti nei vari consigli.

Questa età tra Riforma e Controriforma si configurano quasi da subito come una lotta tra sguardo al futuro per la prima e mantenimento del passato per la seconda dimenticandosi però del presente: la realtà quotidiana fu che trenta anni di guerre e di diatribe sulla vera ragione di fede cristiana influirono pesantemente per rapporto alla gestione del quotidiano socialmente parlando tanto per l’agricoltore quanto per il cittadino tedesco.

Sicuramente desiderata da entrambe le fazioni, giunse la tanto sospirata Pace d’Augusta che fece chiudere entrambi gli occhi sui problemi religiosi e si limitò alla distribuzione dei rispettivi territori di competenza mantenendo allo stesso tempo la tolleranza per qualsiasi fede cristiana.

Per la gente che si dedicava ai commerci o all’attività manufattiera (quasi tutta passata alla Riforma), nonostante le dispute anche dure in campo militare che normalmente devastavano il contado, il periodo fu in ogni caso foriero di numerose iniziative tutte tese a migliorare l’economia generale e di conseguenza quella del cittadino comune.

Le grandi banche tedesche erano tutte gestite da riformati e non lesinavano nel concedere prestiti (oltre che ai re cattolici) a chi aveva buone idee per sviluppare tecniche agricole o manufattiere, così crebbero di pari passo anche le tecniche destinate alle coltivazioni con l’uso di nuovi e potenti fertilizzanti per esempio.

Il contadino doveva indubbiamente essere alquanto sconcertato, gli si prospettava una rivoluzione nei suoi consueti sistemi di coltura e soprattutto l’aver a che fare non con il proprio signore con cui esisteva da secoli un “entent cordiale” ma spesso con società cittadine che rilevando le attività agricole ne richiedevano lo sfruttamento intensivo e duraturo anche in tempi di carestia.

Così grazie agli arrivi dall’America e dall’Asia, numerose nuove coltivazioni presero piede nei vasti appezzamenti agricoli tedeschi: colture che facevano mantenere la piena attività anche nei periodi di magra e permettevano una migliore alimentazione per l’allevamento.

In qualche modo il nostro contadino si sentiva depauperato delle sue arcaiche conoscenze e soprattutto sfruttato, il capitalismo riformatore lo rendeva sostanzialmente più indipendente, più ricco economicamente ma insoddisfatto moralmente.

Un altro fattore che a prima vista a noi potrebbe sembrare divertente ebbe invece un notevole impatto sulla quotidianità della gente: la Riforma permetteva di mangiare la carne il venerdì andando in netta contrapposizione rispetto ai canoni cattolici che vietavano ciò.

La conseguenza fu l’aumento dell’utilizzo di carne nel territorio tedesco con la conseguente necessità di uno sfruttamento massiccio del bestiame andando ad incrementare sensibilmente quest’industria o meglio creandola ed affidandone la cura a personale specializzato.

Questo portò anche ad un cedimento dell’industria ittica ed in speciale modo di quella dell’aringa, da sempre il pesce utilizzato dalla gente comune in quanto, pescato e messo sotto sale, poteva essere tenuto per mesi senza l’inconveniente della rapida putrefazione del prodotto considerando anche i tempi impiegati per farla giungere dal mare o dai grandi fiumi nei territori interni.

Come detto in precedenza, le grandi banche tedesche erano tutte in mano a famiglie di fede riformata e intorno ad esse ruotava l’economia dell’epoca perché sia i grandi sovrani cattolici di quei tempi, Carlo V e Francesco I, sia le grandi industrie commerciali (estrattive o marittime) o manifatturiere avevano bisogno di continui finanziamenti per poter operare nei loro rispettivi campi d’azione (le guerre per i sovrani, la conquista dei mari e quella del sottosuolo per le compagnie,ecc.).

Qui entra in gioco un importante fattore umano legato alla Riforma, infatti, le banche per poter far fronte alle richieste pesanti di re e industrie dovevano a loro volta chiedere “in prestito” i soldi ai cittadini comuni o agli agricoltori benestanti: si trattava quindi per la gente comune di veri e propri buoni fruttiferi con rendita certa a interesse fissato già in partenza. 

Così, nonostante non fosse ancora una rivoluzione economica, certo le assomigliava molto, l’uomo di fede riformata era conscio col prestare i soldi ad una banca di far sia il proprio dovere di cristiano aiutando la comunità, sia guadagnando il giusto dall’operazione: una bella differenza al sistema in uso fino allora ed ancora imperante nei paesi cattolici.

Possiamo assicurare ad onor del vero che i cittadini cattolici dei territori a fede riformata operavano tranquillamente allo stesso modo e prestavano anch’essi parte dei loro risparmi alle banche, sottolineando come questa prassi avrebbe aiutato gli eserciti cattolici francesi e spagnoli impegnati nelle guerre continue.

Presto anche i territori tedeschi di fede cattolica adottarono le stesse iniziative finanziarie di quelli di fede riformata, la società di quegli anni non permetteva perdite di tempo: Carlo V e Francesco I lo dimostrarono ampiamente.

Del resto i prestiti di denaro da parte delle banche riformate risentivano ampiamente dei nuovi aspetti religiosi: gli interessi erano calcolati in base alla solvibilità del contraente, mercanti, sovrani e compagnie che pagavano regolarmente avevano un tasso d’interesse ridotto anche oltre la metà di ciò che si chiedeva ai grandi sovrani cattolici (un 5% rispetto ai 15-20%) sempre in ritardo nel fare il loro dovere.

In pratica, e questa un’altra gran novità, non era più la proprietà il perno dell’economia, ma il denaro che circolava in gran quantità, quindi l’accumulo di denaro era un’esigenza necessaria per la gente dei centri urbani tedeschi di quel tempo: ciò voleva dire anche lavorare duramente per ottenerlo, in questo è evidente lo spirito della fede riformata.

Le vecchie botteghe artigianali si concentravano sempre più in centri specializzati con macchinari all’avanguardia per l’epoca, le vetuste corporazioni lasciavano il passo a nuove forme di collaborazione tra l’operaio e chi prestava il capitale per far affluire ai mercati il maggior numero di derrate possibili perché la richiesta era sempre pressante e continua.

Il vecchio sistema basato sulla diarchia signore-corporazioni che continuò ad esistere nei paesi cattolici per diverso tempo, non era più funzionale: mancava il denaro e il metodo per investire, così molti operai specializzati lasciavano per esempio i territori italiani per andare a lavorare in quelli tedeschi e spesso univano i loro risparmi di una vita a quelli dei colleghi d’oltralpe nella speranza di farli fruttare in maniera migliore.

Non era quindi un problema di fede religiosa ma di buon senso e di sano pragmatismo.

La gente comune di quel tempo in Germania aveva in ogni caso la soddisfazione di vedere che i costi e le perdite, oltre ovviamente ai guadagni, erano divisi equamente con la nobiltà che non potendo più fare aggio sulle proprietà terriere come bene primario si gettò a capofitto nelle imprese commerciali con successo a dire il vero alterno, ma almeno la protervia atavica era oramai perduta, un signore senza rendite liquide non contava nulla ne poteva accreditarsi in posizioni diverse da quelle che le sue finanze permettevano.

Dobbiamo essere franchi, tutto ciò che abbiamo descritto in precedenza era certamente prassi comune e permetteva una vita quotidiana migliore rispetto a quella ante-Riforma ma c’è sempre un rovescio della medaglia che in questo caso era rappresentato dall’ovvio sfruttamento di chi lavorava.

Le rivolte erano lo stesso numerose, ora la gente comune iniziava a non lottare più per mangiare ma per avere condizioni di lavoro e salario migliore, il lavoratore cominciava a comprendere che partecipando attivamente alla crescita dell’economia aveva il diritto di esigere la propria parte, eliminata l’aristocrazia fannullona, la controparte (commercianti, datori di lavoro, istituzioni e signori) ne doveva prendere atto, ma non sempre ciò era fatto.

Così gli scontri spesso degeneravano in moti popolari che erano repressi molto duramente, ma la gente comune pur in difficoltà non avrebbe mai più fatto un passo indietro: la secolare lotta tra capitalismo e lavoratori ebbe inizio proprio con l’applicazione della Riforma che sostanzialmente condivise il nuovo assetto economico e quindi le mutazioni sociali che ad esso facevano riferimento, l’esatto contrario della Controriforma cattolica che continuava a vedere la scienza con il fumo negli occhi dando più importanza ad aspetti contemplativi e mantenendo la rigida struttura secolare della società preservandola da qualsiasi mutazione

 

 

 

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