Mediterraneo

 

Regia: Gabriele Salvatores
Anno: 1990
Durata: 100'
Interpreti: Diego Abatantuono, Claudio Bigagli, Giuseppe Cederna, Vanna Barba, Claudio Bisio, Ugo Conti, Gigio Alberti

 

Recensione a cura di Enrico Pantalone

 

Ha senso continuare a fuggire dai problemi, dalle responsabilità, dalla società che ci circonda ogni giorno e che in fondo ci appartiene nella speranza di ritornare successivamente e trovare un’esistenza migliore non solamente per noi stessi ma anche e soprattutto per tutta la comunità?

Certamente Gabriele Salvatores, il regista di Mediterraneo, vuole dare una prova concreta di questa tesi allo spettatore in un film che sviluppa l’involucro esteriore come una farsa brillante, propria della commedia all’italiana, incentrata sulle disavventure di un gruppo di soldati italiani di stanza in una piccola isola dell’Egeo durante la seconda guerra mondiale, mentre in realtà il suo scopo è quello di mostrare metaforicamente un periodo storico come l’idealismo sessantottino vissuto da un gruppo d’amici e disperso nella tumultuosa società nei decenni successivi con buona pace di tutti coloro che vi avevano partecipato nell’illusione di un cambiamento sociale epocale che poi di fatto non s’è mai verificato.

Mediterraneo è un film per certi versi nostalgico, senza mai sfociare comunque nel patetico, ma che permette allo spettatore di immedesimarsi nell’ambientazione storica della vicenda, peraltro comune nei racconti tramandati spesso oralmente della generazione precedente a quella del regista (ed anche della mia) che ha vissuto sulla propria pelle la guerra, la fame, il riscatto e la liberazione pur sempre nella tragedia umana del conflitto e della guerra civile.

Pittoreschi e indovinati i personaggi che animano nel film la piccola isola greca, dove i malandati soldati arrivano da pseudo conquistatori e se ne andranno quando oramai sono perfettamente integrati nella vita rurale della comunità.

I soldati italiani, ognuno alla sua maniera, collaborano, nonostante un inizio esitante (dovuto alla paura degli isolani già oggetto di rastrellamenti maschili da parte tedesca in precedenza), con la comunità rurale fino ad integrarsi perfettamente in essa, in pratica andando a sostituire gli uomini deportati in massa nei campi di lavoro forzati germanici.

I soldati italiani dimenticano le armi (e il regime che li ha mandati a combattere in quell’isola) per ritornare alle varie attività sociali che svolgevano nel periodo prebellico: si restaura una chiesa malandata, si curano gli armenti, si fa un po’ di commercio, ci si dedica alle donne, si gioca a calcio, ci si sposa (il soldato italiano Antonio con la prostituta del paese Vassilissa) insomma si torna alla vecchia vita di sempre “fuggendo” idealmente dal conflitto bellico in corso fino a quando vengono raggiunti da un aviatore italiano che li avvisa dei cambiamenti in patria e del fatto che ora sono i tedeschi i nemici: bisogna tornare a casa perché la società italiana è in fermento e si prevedono grandi cambiamenti epocali.

Così, una volta che le truppe inglesi prendono possesso dell’isola i soldati italiani, oramai gruppo saldamento unito, si reimbarca per l’Italia con un carico di grandi speranze, tutti tranne Antonio che preferisce restare con la moglie greca nell’isola.

Il tenente Montini (Claudio Bigagli) dopo quarant’anni circa, oramai vecchio, torna sull’isola divenuta una ricca meta del turismo mondiale, torna a vedere i suoi lavori artistici nella piccola chiesa e poi va a trovare Antonio (Giuseppe Cederna), rimasto vedovo, e qui ha la gradita sorpresa di trovare anche il suo stanco e sfiduciato ex-sergente Lorusso (Diego Abatantuono): si torna quindi idealmente a fuggire, questa volta probabilmente in maniera definitiva……….. 

La pellicola ha vinto il Premio Oscar (Academy Award) come migliore film straniero nel 1992, di grande spessore la direzione della fotografia affidata a Italo Petriccione.

E’ un film che amo molto e a cui sono profondamente legato, in fondo a quasi sessant’anni non ho ancora smesso di sperare in un mondo migliore per tutti.

 

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