Midwest: l’ago della bilancia tra Unione e Confederazione

di Enrico Pantalone

 

 

Quando scoppia una guerra civile le ragioni che determinano gli avvenimenti sono sempre molteplici e spesso complicate a causa dell’essere umano che si lascia trascinare sovente dell’irrazionalità e dell’emotività finendo per ingarbugliare maggiormente situazioni magari risolvibili con un po’ più di pazienza: così è stato anche per la guerra civile o di secessione americana (1861-1865), considerata da molti storici la prima vera guerra contemporanea, anticipatrice dei più drammatici avvenimenti di cinquant’anni più tardi per la partecipazione massiva della popolazione e l’uso di ogni modernità possibile nell’utilizzo degli armamenti.

La guerra civile o di secessione fu la prima vera guerra “democratica e popolare” combattuta nel mondo moderno o contemporaneo nel senso che essa non fu una guerra di conquista ma endemica al sistema istituzionale stesso statunitense, in realtà nessuna dei contendenti voleva assicurarsi parti di territorio dell’avversario per dominio, sic simpliciter l’Unione (il Nord) combatteva per mantenere giuridicamente la Repubblica Federale in essere mentre la Confederazione (il Sud), ribellandosi, voleva che si riconoscesse la sua Repubblica alternativa de facto: nessun potere personale da entrambi i lati, sempre di repubbliche elettive si parlava.

La giovane nazione statunitense, animata da spirito liberale politicamente e spesso liberista in maniera sfrenata (soprattutto negli stati meridionali) economicamente, s’avviava rapidamente dopo la guerra con l’Inghilterra del 1812-15, sostanzialmente senza vinti né vincitori (ma che sanciva la definitiva emarginazione inglese al solo Canada sul suolo nordamericano), ad una serie di drammatici processi interni degenerativi che nel volgere di pochi decenni la portarono alla guerra civile.

Come si è detto in precedenza i motivi di una guerra civile sono sempre molteplici ed anche in questo caso possiamo vederne con chiarezza alcuni dei principali.

Un primo motivo, quello conosciuto più comunemente, era di natura ideologica pro o contro lo schiavismo, fenomeno che interessava solo gli stati dell’Unione centro-meridionali (la schiavitù era ammessa al di sotto del 36° 30’ parallelo, Compromesso del Missouri 1820, parallelo che forniva anche un’ipotetica frontiera geografica) a forte carattere agricolo/latifondista con un clima assai temperato in inverno e con estati calde che ben s’adattava alle colture intensive.

Grazie al loro clima, gli stati centro-meridionali avevano incredibili e possenti coltivazioni di cotone (almeno metà della produzione mondiale era loro), di riso e di altri importanti cereali, avendo poche industrie di trasformazione e ancora meno stabilimenti industriali lo schiavismo era ritenuto necessario, da abolire senz’altro (questo era chiaro a tutti, la tratta era stata sostanzialmente comunque bandita da decenni) ma in tempi lunghi per evitare tracolli finanziari o più semplicemente per adeguarsi all’idea.

Negli stati settentrionali, l’industria correva a passi da gigante e le produzioni di manufatti s’incrementavano di anno in anno spesso con procedimenti d’utilizzo delle risorse umane discutibili almeno sul piano morale (non meno che l’utilizzo di schiavi al sud), la classe medio-borghese stava creando i presupposti per dare agli Stati Uniti il predominio economico mondiale e necessariamente ognuno doveva fare la sua parte, lo schiavismo era considerato retaggio del passato e la mano d’opera era offerta a chiunque, masse di lavoratori europei arrivavano sulle coste nord-americane richiamate dalla possibilità d’arricchimento ed in più c’erano gli ex-schiavi ed i fuggiaschi provenienti dal meridione.

Se la schiavitù era vista come un male da eliminare al sud in tempi ragionevoli da parte della maggioranza della gente del Nord, esisteva comunque una parte di essi molto battagliera desiderosa per contro d’arrivare ad un’abolizione completa ed immediata, soprattutto era gente animata da uno spirito di profondo puritanesimo, radicale ad oltranza che determinò anche nel sud per la legge del contrappasso la nascita di un estremismo più ottusamente schiavista: entrambe le fazioni più facinorose negli anni riuscirono, con i loro atti, a mettere i bastoni fra le ruote di tutti coloro che dialogavano cercando le migliori soluzioni possibili per superare il problema ed evitare la secessione degli stati meridionali.

Un secondo problema conseguente era così rappresentato dall’attività politica, dalle elezioni dei Presidenti della Repubblica e dalle votazioni Congressuali e Senatoriali sempre più tese e spesso oggetto di compromessi che rimandavano i problemi anziché risolverli.

Al tempo esisteva già un sostanziale bipartitismo sia a Nord che a Sud che faceva riferimento al Partito Democratico ed al Partito Whig (Liberali) i quali si contendevano normalmente la Presidenza della Repubblica, il Senato e il Congresso. 

I politici degli stati meridionali erano eccellenti uomini politici (il Gotha del Partito Democratico proveniva dal Sud), garanti della Costituzione ma rimanevano sostanzialmente ancorati a uno sguardo societario del tutto immobile nello status quo, basato sui dettami dei padri fondatori della Repubblica, con poco potere centrale e assoluto predominio dello Stato locale e del suo Governatore sul Senato e sul Congresso Federali: il Presidente della Repubblica era più che altro un punto di riferimento istituzionale e giuridico, non un vero e proprio capo della nazione e su questo punto erano d’accordo anche i loro colleghi del Partito Whig seppure decisamente in minor numero

Quasi tutti i Presidenti eletti fino alla scoppio della guerra civile provenivano dal Sud, tranne qualche rara eccezione, perché sostanzialmente in quei territori il Partito Democratico la faceva da padrone e quindi normalmente il suo candidato raccoglieva un numero sufficiente di delegati per essere quasi eletto senza bisogno di quelli settentrionali e comunque per dominarli facendoli convergere facilmente su un candidato comune di provata fede meridionalista.

A nord per contro oltre al Partito Democratico e al Partito Whig, la competizione comprendeva anche altre formazione minori rappresentanti delle varie peculiarità ed etnie del New England (come il Partito del Suolo Libero): così il voto del settentrione si disperdeva permettendo al Sud di dominare sostanzialmente la scena politica.

Il Nord non possedeva una classe politica come quella del Sud, questo era certo, ma ovviamente non era certo felice di dover sempre accettare la supremazia politica meridionale partendo dal presupposto (piuttosto corretto) che il suo territorio produceva ricchezza nell’industria e nel commercio marittimo infinitamente superiori rispetto al mezzogiorno.

Dagli anni ’30 in poi, il risentimento per la politica “sudista” dei Presidenti e del Congresso da parte settentrionale era indubbiamente grande e spesso le sedute erano tumultuose e molto drammatiche, gli atti che permettevano agli Stati Uniti di rimanere tali erano risultato di faticosi sforzi e complessivamente privi di vera forza propulsiva.

Così a questo punto s’inseriva un altro problema che nasceva dall’espansione territoriale, fin dai primi decenni del secolo, degli Stati Uniti verso Ovest, la nuova frontiera, spesso sconosciuta ma che richiamava tanta gente garantendo prospettive di miglioramento della vita certamente maggiori grazie alla colonizzazione alla portata di ognuno.

Importanza assunse così il Midwest, l’insieme geografico territoriale formato da Illinois, Indiana, Iowa, Minnesota, Missouri, Ohio e Wisconsin dapprima e successivamente anche da Nebraska, Kansas, Nord e Sud Dakota, il cui controllo economico avrebbe determinato anche il controllo politico e di conseguenza quello sull’intera nazione.

In questi stati del Midwest non esisteva lo schiavismo anche se era ancora ammesso nel solo Missouri (ma di fatto poco praticato) in quanto posizionato sull’ipotetica borderline, per cui la politica meridionale nei confronti di questi territori fu quella tipica del buon vicinato o delle occasioni comuni di lavoro agricolo e inizialmente, grazie anche ai Democratici sembrava che la tela di alleanze tessuta dagli astuti uomini del Sud potesse essere filata senza grandi problemi.

Questo tipo di relazione poteva avere valore per la parte meridionale dei territori di “confine” con i loro granai che tutto sommato avevano le stesse problematiche di quelle del Sud ma certamente non attecchiva nei confronti delle più industriose zone che si sviluppavano velocemente a ridosso dei grandi laghi settentrionali o nelle zone più montuose e selvagge occidentali.

Chicago, piccolo villaggio di qualche centinaio di anime agli inizi del secolo, divenne rapidamente una città altamente industriale dal punto di vista della trasformazione e il più grande centro di smistamento merci dell’intera nazione, migliaia di chilometri di ferrovia si irradiavano da essa verso est e sud, ma tutto il Midwest era un pullulare di linee ferroviarie, la frenesia commerciale non era certo un sistema di vita incline alla gente del vecchio Sud e poco a poco i rapporti di buon vicinato iniziarono a creparsi facendo venir meno gli interessi ritenuti comuni.

In nessun modo comunque i suoi abitanti avrebbero tollerato un’espansione di tipo schiavistica nei loro territori, i coloni erano molto chiari al proposito, l’odio verso i grandi latifondi era senz’altro un motivo di attrito e destinato a non placarsi facilmente.

Per contro, il Nord (tramite i grandi banchieri, le società finanziarie, quelle commerciali e quelle navali) s’affrettò ad aiutare la crescita delle città rurali del Midwest, fornendo loro crediti finanziari e forza lavoro preparata, spesso fatta arrivare dall’Europa, questo significava anche uno sviluppo sociale diverso da quello che poteva esistere per una società tendenzialmente agricola, la conseguenza fu che la gente sposò quasi in toto in pochi anni la causa anti-schiavista.

Nel frattempo tra il 1845 e il 1850 entrarono negli Stati Uniti dapprima il Texas (immenso stato schiavista schierato senza dubbio con la politica comune meridionale), la Florida (anch’essa schiavista) e poi la California, in teoria tutti del Sud visto la posizione geografica ma l’ultima fu ammessa con il compromesso che si sarebbe effettuata una votazione popolare pro o contro l’adozione della schiavitù (e vinsero gli abolizionisti determinando la protezione settentrionale).

La California era uno stato poco popolato al tempo, consideriamo semplicemente che per crearne uno riconosciuto ed ammissibile nell’Unione Federale occorreva che quest’ultimo territorio fosse abitato almeno da 70000 persone e che la capitale scelta non avesse meno di 5000 abitanti, dati che a noi oggi fano un po’ sorridere vista l’esiguità delle richieste ma a metà del diciannovesimo secolo essi rappresentavano, soprattutto nell’Ovest estremo un metà abbastanza complicata da raggiungere.

La California, nonostante la difficoltà delle comunicazioni che potevano passare solamente via carro per gli immensi territori dell’Ovest ancora senza una ferrovia di collegamento, manteneva comunque stretti rapporti con il Nord visto come naturale punto di riferimento sia politico che economico.

L’annessione alla Repubblica Federale di un nuovo Stato era un altro punto di attrito tra settentrione e meridione, sempre soppesato e controbilanciato (un ultimo esempio prima della guerra civile fu il Kansas-Nebraska Act del 1854 di cui si parlerà più avanti) dalle parti per evitare di cedere peso politico al Congresso o in Senato.

Alla porta dell’annessione rimanevano i territori del nord-ovest (il Far-West) e i territori meridionali (come l’Arizona ed il Nuovo Messico per esempio), i politici sudisti avrebbero voluto far entrare anche questi ultimi Stati nella Repubblica con l’adozione dello schiavismo ma si scontrarono così con l’assoluta fermezza di quelli del Nord, contrari, il che era comprensibile oltre che saggio, ma nella dura battaglia giornaliera in seno alla rappresentanze istituzionali ciò esasperava alquanto gli animi.

Gli industriali ed i commercianti del Midwest avevano bisogno in assoluto di una ferrovia che collegasse l’intero territorio americano da oceano a oceano, ne avevano la necessità perché i loro immensi magazzini erano colmi di merci da inviare e le loro industrie di trasformazione abbisognavano di grandi quantitativi di materie prime per produrre il bene necessario al consumatore, l’Ovest era visto come un’immensa fonte di possibile ricchezza e poteva offrire a basso costo ciò di cui s’abbisognava ma il trasporto via carro nascondeva come ben immaginiamo insidie umane oltre che naturali e di fatto era estremamente lento, non al passo con i tempi che cambiavano rapidamente.

La ferrovia transcontinentale era stata messa in essere come studio almeno dall’inizio degli anni ’40, proprio nel momento in cui il trasporto su rotaia territoriale dilagava nella parte settentrionale della nazione americana, ma non si trovava l’accordo tra Nord e Sud (altro motivo d’attrito) per il percorso che secondo logica dal Midwest doveva raggiungere la California seguendo una linea centro-settentrionale con partenza da Chicago ma accettando questa ipotesi il Sud rischiava di essere tagliato fuori da ogni commercio adattandosi ad una posizione economica minore, per questo i politici meridionali boicottarono ogni tentativo di metterne in pratica la costruzione a meno che non passasse per il Sud, dal Texas, il che era economicamente incomprensibile anche se umano.

Così crebbe esponenzialmente l’avversione della gente del Midwest verso la politica del Sud e oramai non bastava più la saggezza e la ragione di uno Stephen Douglas, indiscusso leader democratico dell’Illinois, per tamponare le falle elettorali del suo partito a settentrione e preparare la nascita del nuovo partito Repubblicano anti-schiavista.

Del resto anche in uno stato schiavista, la Virginia, stato fondatore che aveva dato i natali a Washington e Jefferson, la parte nord-occidentale, formata in gran parte da coloni d’origine tedesca o scandinava, stava viaggiando a grandi balzi verso la creazione in stato sovrano (West Virginia, 1863) sia perché decisamente anti-schiavista quanto soprattutto per legarsi economicamente al Midwest a cui assomigliava in cultura e pragmatismo.

Probabilmente ad un viaggiatore europeo che avesse potuto visitare l’insieme degli stati americani prima della guerra civile sarebbe parso senza dubbio che fondamentalmente esistevano due entità umane ben distinte, due nazioni in una che coesistevano oramai in maniera forzata ma che poco avevano in comune tra loro.

La realtà è che gli Stati Uniti erano ancora una nazione relativamente giovane e doveva necessariamente crescere, era una democrazia decisamente moderna rispetto alle poche presenti in Europa ma questo significava doversi scontrare anche con problemi sociali molto più pesanti dovuti certamente alla vastità ed eterogeneità del suo territorio e delle sue risorse umane.

Al finanziere, all’industriale, all’impiegato, all’operaio o al colono del Nord o del Midwest importava poco probabilmente dello schiavismo dal punto di vista idealistico, ma lo vedeva come un ostacolo al progresso del crescente incremento produttivo e del logico guadagno oltre che al miglioramento della vita personale.

Così la gente del Sud in questo senso rappresentava agli occhi della gente del Nord l’insieme umano di una società con cui non poteva aver in comune e che voleva superare al più presto per gettarsi alla conquista dell’Ovest estremo e completare freneticamente la costruzione di una nazione forte e coesa, se ciò doveva passare attraverso l’imposizione forzata (cioè una guerra) essa andava fatta senza alcun dubbio.

Al proprietario terriero, all’agricoltore, al piccolo commerciante del Sud che viceversa non aveva la frenesia dei cugini del Nord: la società “rurale”, soprattutto se ben funzionante, si adattava molto di più alle loro caratteristiche, la calma con cui affrontavano i problemi era proverbiale, tutto poteva mutare ma sempre dopo attente e lunghe riflessioni.

L’industria maggiore del Sud era data dal cotone per cui ogni innovazione tecnica o produttiva doveva essere proiettata in favore di questa coltivazione: renderla più veloce ed efficiente era un must ma questo non doveva incidere sulla vita comune di tutti i giorni.

Alla gente del Sud non importava molto dell’espansione ad Ovest anche perché alle sue latitudini, perduta la California, restavano i territori del Nuovo Messico (peraltro non schieratosi pro o contro la schiavitù) e dell’Arizona (ancora in divenire), zone per lo più desertiche e dalle temperature impossibili, inservibili a qualsiasi scopo e inutilizzabili come possibili riserve.

Il Sud era ben conscio che la sua politica non poteva essere imposta con la forza al Nord, non ne aveva i mezzi umani e non aveva le risorse, quindi cercò sempre d’agire in maniera certamente difensiva ed accorta anche nelle sedi istituzionali finchè ne ebbe modo ma perdendo l’appoggio politico del Midwest si trovò costretto ad agire in maniera diversa sapendo a priori che ne avrebbe dovuto pagare le conseguenze.

Il Sud negli anni ’50 focalizzò la sua politica nelle sedi istituzionali per contenere al massimo l’espansione dell’ideologia settentrionale degli stati considerati di frontiera (Kentucky, Missouri, Kansas, Nebraska) importanti come riferimento per la propria economia in quanto transit-points delle loro merci a ridosso del grande fiume navigabile, con i battelli che risalivano dal Golfo del Messico attraverso appunto il Mississippi.

Era una politica certamente perdente alla lunga e serviva solo a procrastinare il conflitto che presto sarebbe deflagrato in tutta la sua drammaticità, ma i politici del Sud probabilmente pensavano ancora di dominare la scena grazie al Partito Democratico e al Partito Whig, senza conoscere l’animo profondo della gente del Midwest che in silenzio e senza troppo strombazzamenti (tipici invece degli abolizionisti al oltranza) stava gettando le basi di un nuovo partito destinato a dominare la scena elettorale molto a lungo.   

In realtà la situazione dei partiti negli Stati Uniti fino al decennio antecedente la guerra civile rispecchiava assai bene le società del Nord, del Sud e del Midwest e i caratteri delle rispettive popolazioni.

C’era un Partito Democratico che dominava il Sud ed il Midwest con i rispettivi leaders, reggeva a Nord anche se le distanze da quello meridionale risultavano ovviamente già pesanti soprattutto per quanto riguardava la schiavitù e l’economia, era il partito legato alla nascita della nazione, il partito di Jefferson, in teoria il partito dell’unione ma in realtà scivolava giorno dopo giorno verso la scissione territoriale definitiva.

Certo si riusciva ancora a trovare un accordo per presentare un candidato unico alle Presidenziali, ma spesso l’accordo era solo di facciata per la convenzione e per dare sicurezza e blandire i votanti del Nord che altrimenti avrebbero voltato le spalle, ma concluse le votazioni i problemi tornavano immediatamente a galla.

Stephen Douglas, il leader dei Democratici del Midwest, era ben conscio dei gravi problemi che affliggevano il suo partito a livello nazionale, cercava sempre di mediare e di trovare compromessi che dessero modo di realizzare politiche comuni, ma per lui era sempre più difficile anche perché tra i suoi stessi elettori iniziava a mostrarsi inquietudine e disagio per la sua posizione ritenuta troppo “morbida” nei confronti dei Democratici meridionali.

Il Partito Whig (Liberali) era presente anch’esso in tutti i territori della nazione, ma a Sud contava molto meno schiacciato dalla forza del Partito Democratico ed anche dalla sua inclinazione a subire passivamente le richieste meridionali, mentre nel Nord rappresentava l’alternanza battagliera e “progressista” (forse anche un po’ snob) e nel Midwest un’alternativa abbastanza credibile agendo con buon senso.

C’erano poi dei partiti politici minori nel Nord, spesso estremamente populisti (come il Partito del Suolo Libero) che raccoglievano soprattutto i voti di disagio di una fetta della popolazione che auspicava una trasformazione della società ma che non riusciva ancora a esprimere un leader e non l’avrebbe mai fatto.

Il sistema politico statunitense (sostanzialmente bipartitico) collassò definitivamente con le votazioni sul cosiddetto Nebraska-Kansas Act del 1854, cioè sul criterio da seguire per annettere questi due nuovi Stati nell’Unione.

I due Stati del Midwest erano entrambi oltre il 36°30’ parallelo, quindi in teoria la schiavitù non doveva essere permessa secondo il vecchio compromesso del Missouri (1820) che appunto considerava questa linea immaginaria come frontiera per l’accettazione o meno di questa piaga sociale.

Questo però non stava bene agli Stati del Sud che evidentemente iniziavano a mal sopportare ogni iniziativa contraria alla propria politica sociale ma soprattutto non volevano permettere al Nord di fare proselitismo in quei territori ritenuti, probabilmente a torto, come facenti parte della propria area di “competenza” politica.

Il solito senatore democratico Stephen Douglas cavò dal cilindro un’ipotesi d’accordo per un ennesimo compromesso chiamato appunto con il nome dei due stati confinanti: avrebbero deciso sulla schiavitù delle votazioni popolari locali, ma questo avrebbe anche significato la fine del Compromesso del Missouri, specialmente in ottica nordista.

Stephen Douglas riuscì contemporaneamente ad ottenere dal Sud, in cambio del compromesso, l’agognato “sì” alla ferrovia transcontinentale che avrebbe seguito il percorso settentrionale partendo da Chicago, ma questo non accontentò minimamente tutti i politici del Nord eletti al Congresso sia tra le file democratiche che whig i quali pertanto votarono uniti quindi contro il compromesso.

La partita in gioco era estremamente importante e non ci si poteva permettere di muovere male nessuna pedina: il Partito Whig appariva diviso in maniera netta, ognuna delle sue componenti settentrionale, occidentale e meridionale seguiva la propria linea politica ciò causò praticamente la sua dissoluzione dalla scena americana.

Il Partito Democratico pur mantenendo un simulacro d’unità di facciata in realtà si stava organizzando secondo la propria appartenenza territoriale (Nord-Ovest e Sud), in pratica non ci sarebbero mai più presentati candidati comuni alle elezioni a partire dal 1860 ed anche la scelta di Buchanan (della Pennsylvania, ma gradito ai sudisti per la sua politica orientata al mantenimento della schiavitù) nel 1856 sapeva più di ripiego che di vera rappresentanza comunitaria.

Proprio in contrapposizione al Nebraska-Kansas Act si creò nel Midwest (non a caso) il nuovo Partito Repubblicano, in cui confluirono molti dei transfughi Whig settentrionali, in toto gli Abolizionisti, parecchi Democratici del Nord delusi dalla politica troppo passiva nei confronti del Sud, gli elettori dei partiti minori settentrionali oltre agli adepti delle Chiese Evangeliche che si schierarono apertamente contro la schiavitù.

L’esordio del nuovo partito fu brillante perché alle Presidenziali del 1856 ottenne già un incoraggiante 33% su scala nazionale, il che voleva dire la maggioranza assoluta a Nord, era un partito finanziato dalla grande industria, dalle grandi istituzioni anti-schiavistiche, dal ceto medio, dagli operai dei grandi stabilimenti settentrionali e dagli agricoltori indipendenti del Midwest, restava però un partito del Nord, unionista e nessuno pensò mai seriamente in quel tempo di espandere queste idee a Sud, infatti il Partito Repubblicano per molto, molto tempo rimase sostanzialmente sconosciuto nel meridione.

Abraham Lincoln, un ex-Whig, ne diventerà il leader naturale qualche anno dopo (fino alla sua uccisione) grazie anche agli scontri dialettici e di grande spessore politico ed economico con Stephen Douglas, prima per il seggio senatoriale dell’Illinois poi per la Presidenza della Repubblica che ne cementarono il carattere fermo e deciso, mai arrogante, certo simile a quello dei pionieri e dei coloni del Midwest in cui era cresciuto.

Soprattutto il Partito Repubblicano aveva in sé quella forza propulsiva e organizzatrice tipica della gente del Midwest, conservatorismo intelligente (di catoniana memoria), poche parole e molti fatti, abitudini spartane, poco romanticismo (come nel Sud) o alterigia snobistica (come in certi ambienti del New England), tanto spirito pioneristico per costruire le fondamenta di quella che diventerà più tardi la più grande nazione economica di sempre.

L’annessione di un nuovo Stato del Ovest estremo dichiaratamente anti-schiavista, l’Oregon (nel 1859), e gli animi meridionali sempre più spinti verso l’uscita dall’Unione fecero sì che l’elezione a Presidente della Repubblica nel 1860 se la contesero sostanzialmente due rappresentanti del Midwest: Douglas per i Democratici del Nord e dell’Ovest e Lincoln per i Repubblicani che aveva fatto il pieno di voti negli stati del Nord, del Midwest e del Far West (California e Oregon).

A Sud si presentò anche il candidato degli Unionisti Costituzionali (la versione repubblicana di ex-Whig sostenuta da politici sudisti e nordisti moderati) Bell che si guadagnò la Virginia, il Tennessee e il Kentucky, mentre gli altri stati del Sud votarono compatti per il loro rappresentante democratico Breckinridge favorendo probabilmente volutamente l’elezione successiva di Lincoln in modo da creare un caso per invocare la secessione del Sud dall’Unione.

Come era facile prevedere il voto elettorale compatto del Midwest determinò lo spostamento dell’ago della bilancia verso l’elezione di Lincoln alla Presidenza della Repubblica ed il Sud era definitivamente lasciato a sé stesso: poteva accettare la nuova diarchia di poteri economico e politico creatasi restando in una posizione di sostanziale emarginazione nelle decisioni oppure tentare la via della Secessione costituendo una nuova Repubblica Confederativa con la speranza di essere riconosciuta dalle grandi nazioni europee e resistendo il più possibile alla prevedibile reazione del Governo Federale Unionista: sappiamo bene quale fu la scelta.  

Cominciava così una lunga guerra fratricida senza che nessuna delle due parti ne avesse il sentore, con gli eserciti ancora da costruire: appare incredibile pensare che non esistevano armate nell’Esercito Federale e che esso prima dello scoppio della guerra contasse solamente su circa 17000 effettivi di cui la metà dislocata nei territori dell’Ovest (ritenuti i più pericolosi) e circa 8500 effettivi di Marina sparsi lungo tutte le coste atlantiche, così ogni Stato doveva provvedere ad una milizia territoriale, sotto il comando del Governatore, con ferma generalmente di quattro mesi quindi con poca preparazione e attitudine ad una guerra di logoramento, la coscrizione obbligatoria fu varata da entrambi i lati durante a combattimenti iniziati.

Il dado era tratto, la secessione dichiarata dagli Stati del Sud e la creazione della successiva Confederazione apriva così nella giovane nazione una ferita dolorosa, la guerra civile, da sopportare molto a lungo nel tempo mettendo di fatto a ferro e fuoco cittadine spesso inermi di fronte alla violenza delle armi da fuoco e dai bombardamenti massicci, con i fertili territori agricoli devastati da centinaia di chilometri di trincee scavate ovunque e il corso dei principali fiumi ribollenti per le battaglie tra le rispettive marine fluviali……..

 

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