Sulla fine del mondo barbarico…..

di Enrico Pantalone

 

 

 

Ancora oggi non si riesce a dare un’esatta tempificazione per “notificare” storicamente la fine dell’età dei barbari nel continente europeo, le molteplicità e le diversità dei vari ambienti sociali sul territorio così vasto lasciano aperte tante soluzioni e altrettanti dubbi.
Del resto termini storici per indicare certe situazioni sociali del tempo comode e consuete per i contemporanei, erano completamente sconosciute alle strutture tribali barbariche di quei secoli e mi riferisco per esempio a termini a noi noti come democrazia o dominazione signorile, applicate molti secoli dopo dagli studiosi.

Uno dei fatti più importanti nell’ambito dell'alto medioevo è la quasi totale mancanza di connessione tra filosofia e storia, cioè a differenza dei secoli passati, lo storico di questo periodo si distacca dal pensiero e ritorna, se possiamo così dire, alla compilazione di tipo "annalistico", in pratica racconta quello che è successo, dettagliando certamente, ma privandolo quasi d'ogni tipo di riflessione.
Diciamo che la decadenza in questo senso inizia con il V secolo e prosegue sino almeno al X secolo senza interruzioni, soprattutto si evidenzia l’uso dell’aneddoto e ovviamente la visuale storica non era così ampia e palese come quella del tempo di Roma antica, anche perché gli annali rimangono sostanzialmente l'esatta dimensione della richiesta di storia d'allora.
Sarà nel periodo successivo alle lotte tra imperatori tedeschi e società del tempo, con il formarsi degli Stati Nazionali che il pensiero tornerà a essere un asse importante nella costruzione del fatto storico.
La fine del mondo barbarico può essere così legata all’introduzione di un’istituzione che identifichi nella struttura sociale molto allargata (evidentemente a diverse unità tribali) modi di vita quotidiana comuni certi per tutte le popolazioni che interessavano il territorio.

In questo senso alcuni storici portano ad esempio i Capitolati Sassoni (790-797 AD) per spiegare come Carlo Magno impose il suo dominio militarmente certo ma anche e soprattutto giuridicamente sulle tribù d’oltre Reno creando, di fatto, insieme con quelle già assoggettate in precedenza, una struttura sociale su un territorio omogeneo diversa da quelle precedenti.
Non che questo significhi necessariamente la fine del mondo dei barbari, ma indubbiamente da quel momento il regno di Carlo Magno assume un aspetto certamente diverso e per certi versi nuovo.

Nella realtà si ha la netta sensazione di una transazione storica notevolmente allungata nel tempo molto più che per altri periodi della storia e sembra sostanzialmente costruita in funzione della piena sostenibilità dell’occidente europeo come simbolo di civiltà da prendere ad esempio.
La costruzione nel tempo di una nuova era nella società europea occidentale richiedeva, seguendo questo tipo di approccio storico, per l’appunto una transazione dall’antico al nuovo dove le istituzioni delle popolazioni “barbariche” conquistatrici che oramai abitavano stabilmente il vecchio territorio imperiale si fondesse con quelle più antiche degli abitanti conquistati senza la possibilità di stravolgere la vita quotidiana: il nuovo potere di tipo militare si sostituiva così a quello precedente e questo poteva bastare.
Per fare ciò occorreranno secoli: proprio per questo la fine del mondo barbarico appariva nebuloso, non sembrava così importante perché la civiltà europea occidentale medievale doveva assomigliare a una prosecuzione ideale tra mondo romano e germanico.
Questo non fu possibile né nell’oriente europeo certamente tradizionalista nei costumi antichi fino alla fine della sua storia né nell’oriente arabo, dove la svolta avvenne decisa e netta a metà del VII secolo.

E’ così preferibile, in senso storico, piuttosto parlare di fine del mondo dei barbari piuttosto che di medio evo, termine coniato solamente nella seconda metà del XV secolo da Niccolò da Cusa e quindi con un quadro generale socio-istituzionale europeo occidentale decisamente diverso da quello tardo romano imperiale e poi barbarico.
E’ fondamentale comprendere quindi come molti degli umanisti pre-rinascimentali (e probabilmente anche successivi) avessero in uggia il mondo barbarico come negatore dei principi classicistici latini a cui loro facevano riferimento, in buona sostanza agli studi filologici sui testi romani e quindi non avevano mai ben chiaro il cambiamento sociologico all’interno delle società nonostante la progressione della civiltà.

Una possibilità di studio è fornita anche dall’economia rurale: il rinnovamento è certamente complesso, ma alcuni metodi agricoli ci possono far capire come sia avvenuta questa grande rivoluzione che ha permesso di dimezzare se non proprio cancellare del tutto la fame atavica tipica dell’alto medioevo e dei regni barbarici che colpiva grande parte della popolazione.

A partire dal X secolo s’assiste in Europa occidentale ad un’imponente recupero delle terre destinate a coltivazione, grazie a nuove metodologie che aiutano la crescita dei prodotti agricoli in maniera diversificata.
Si ritorna grandiosamente a costruire canali d’irrigazione seguendo i metodi degli antichi romani e poi ampliandoli costruendo delle dighe per permettere la creazione di piccole cascate d’acqua o di torrenti artificiali per muovere i mulini a vento sostituendo definitivamente la forza umana ed anche quella animale, nella pianura padana l’irrigazione diventa decisiva per lo sviluppo economico.
Gli strumenti agricoli sono tutti in metallo eliminando definitivamente quelli ancora presenti in legno, riducendo lo sforzo dell’uomo e nello stesso tempo degli animali che trainano aratri o carri sostituendo la dannosa e inutile cinghia con il giogo o il collare rigido che permetteva maggior movimento e non facevano male all’animale.
Un altro fattore importante era la concimazione, studiata finalmente seguendo delle logiche concrete, concimazione che poteva essere l’humus, lasciato dai grandi fiumi come il Reno per esempio oppure quello animale, un terreno ben concimato produceva in maniera molto più considerevole rispetto a un terreno non concimato.

era applicata costantemente una rotazione triennale anziché biennale come in uso al tempo di Roma e utilizzata fino a quel momento: ciò permetteva quindi di raddoppiare il raccolto.
Personalmente propendo per il IX secolo come punto finale del mondo barbarico, proprio perché in questo secolo con l’avvento di Carlo Magno si ha la conclusione della fusione con il mondo classico romano, questo permette istituzioni diverse e durature, evoluzione culturale e artistica, una vita sociale quotidiana più dinamica e viva.

Possiamo dire quindi con una certa fondatezza che la traslazione dell’impero dalle mani bizantine alla chiesa romana e ai franchi che ne erano il suo braccio armato fu probabilmente l’atto che costituì la fine del mondo barbarico nel senso romantico del termine, quello dei popoli invasori dopo la caduta dell’impero occidentale.
L’impero franco-papale non è ricostruito ipso facto, non avrebbe avuto senso, per questo la rottura con i secoli precedenti appare chiara e netta perché con le invasioni barbariche erano state eliminate le classi sociali romane ed esse non trovano più posto nella nuova istituzione.
L’elemento religioso appare come asse principale per garantire il potere, su di esso convergerà tutta la tradizione dell’antichità classica sparsa ovunque nel vecchio territorio occidentale imperiale ed esso favorirà sostanzialmente il compromesso finale tra romanità e germanesimo personificato da Carlo Magno.

In fondo possiamo anche ritornare alla parte più strettamente economica nel nostro contesto di studio: il mondo dei barbari finisce sostanzialmente anche quando s’aprono in maniera decisa le nuove frontiere commerciali verso il nord Europa andando a prendere il posto della oramai ridottissima attività mediterranea strettamente in mano agli arabi ed ai bizantini.
I grandi fiumi franco-tedeschi iniziano così a funzionare come vere e proprie autostrade fluviali con trasporti di merci verso le coste atlantiche, si riducono i costi e si riducono i tempi, non c’è più necessità delle costosissime merci orientali che vengono spesso dimenticate in favore di quelle più a buon mercato che si riesce a reperire lungo il perimetro del vecchio impero occidentale.
La distinzione tra barbaro e romano è insignificante, il confine idealmente abbattuto in favore di una nuova realtà socio-economica e politica, l’Europa moderna prende forma quando questa distinzione non ha più ragione d’essere.

La distinzione muore quando la trasformazione dell’impero romano latino in impero romano germanizzato è finalmente realizzata, quando si ammette storicamente che non esiste più differenza tra le popolazioni conquistatrici provenienti dall’est europeo e quelle che vivevano nei territori che avevano dato vita secoli prima all’impero stesso.
Come sappiamo ciò non avvenne in modo cruento ma attraverso un reciproco riconoscimento dei valori di ognuno dei gruppi etnici ed il loro interscambio durante diversi secoli dell’alto medioevo, poi nei successivi secoli si cementa la continuità che prende forma attraverso le forme concrete di lavoro, giuridiche ed economiche prima che militari.
L’unico elemento di disturbo sembra essere in questo periodo l’invasione araba che però aiuta il mondo occidentale a fondersi per evitare di essere travolto, non esistono più barbari perché con questo nome oramai s’intendono solo j nemici che vengono dalla sponda afro-asiatica mediterranea.

 

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