Un Uomo nella Società del XVIII° secolo

di Enrico Pantalone

 

 

 

Come viveva quotidianamente un Uomo (inteso nel senso di specie) nella tumultuosa Società del XVIII° secolo ?

Che aspettative di vita poteva avere e soprattutto quali risorse aveva a disposizione per poter migliorare le sua condizione quotidiana ?

Poniamo per le nostre riflessioni dal presupposto che il nostro Uomo sia vissuto abbastanza a lungo nel secolo (diciamo un’ottantina d’anni almeno) per vedere con i propri occhi la profonda e dinamica trasformazione della Società durante tutta la sua vita.

Il carattere principale del “settecento” è stato chiaramente la rottura netta con il passato sia dal punto di vista politico (quindi anche dal punto di vista giuridico - istituzionale) che dal punto di vista economico (quindi anche dal punto di vista tecnologico).

Riprendendo le discussioni al proposito di molti tra sociologi e storici concordi tra loro, possiamo affermare che il nostro Uomo sostanzialmente nei primi decenni del XVIII° secolo non aveva a disposizione risorse molto diverse da quelle di un antico romano.

In questi anni Egli non è ancora in grado di dominare bene le forze che la natura può mettergli a disposizione e ciò ha ovviamente un’incidenza pesante sulle possibilità di sopravvivenza in generale.

Il trasporto comune è ancora quello basato sulla forza animale con strade malandate e spesso pericolose perché nessuno le mantiene e nessuno le vigila (nemmeno lastricate come quelle romane…): per fare in carrozza postale cinquecento chilometri occorrono dieci/dodici giorni in media sempre che il tempo lo permetta.

Navigare lungo i canali e i grandi fiumi europei, mezzo certamente più sicuro, vuol dire perdere ancora più giorni perché l’andamento è molto lento e bisogna fare i conti anche con le poderose correnti che spesso fanno da freno in un senso e aiutano nell’altro: anche in questo caso per il trasporto merci da un porto fluviale all’altro può richiedere numerosi giorni come nei tempi antichi.

Le risorse alimentari sono ancora limitate per il nostro Uomo, dati i tempi di percorrenza nei trasporti ci si deve basare soprattutto sulle produzioni locali il che significa la mancanza cronica di alcuni alimenti agricoli necessari o per esempio dal mancato utilizzo del pesce lontano dalle regioni costiere, ci si accontenta ancora di quello che offre il proprio territorio o poco più.

Il nostro Uomo non può nemmeno sempre contare sull’alimentazione a base di carne, certamente molto costosa ma comunque assai difficile a trovarsi perché non essendo per lo più ancora utilizzata in maniera intensiva l’innovativa rotazione nei campi agricoli (in molte parti d’Europa vige ancora il sistema arcaico del riposo seminativo), il trifoglio da cui traggono nutrimenti bovini e ovini è spesso molto limitato e senza il foraggio gli animali crescono stentatamente: le carni più buone sono ovviamente ad appannaggio dei più ricchi e dei più nobili.

L’agricoltura è lasciata spesso al caso perché si utilizza, come detto. lo sfruttamento intensivo (tipico delle società chiuse e arcaiche) nella coltura dei campi invece delle innovative tecniche che variano le produzioni primarie in maniera da creare dei surplus e conseguentemente gettare sul mercato ingenti quantità in modo da abbassare i prezzi e permettere alla maggior parte della popolazione di poter vivere meglio.

Ciò presuppone anche la modifica del processo di trasformazione passando da un sistema di tipo familiare dove si produce il necessario per la piccola comunità magari allargata di tipo rurale con qualcosa di più da vendere eventualmente al mercato a un sistema che consideri anche una maggiore e continua produzione da far arrivare nei territori urbani dove necessita sempre tutto.

Il processo di trasformazione modificato deve quindi riguardare non solo i prodotti agricoli o i latticini, ma anche per esempio quelli tessili o dei manufatti ordinati dalle botteghe artigiane cittadine.

La tendenza però nella prima metà del XVIII° secolo è ancora tuttavia quella imperante nel medioevo, dove ognuno deve pensare a se stesso, quindi normalmente l’ex-feudatario, ora “solo” proprietario terriero (ma ancora nobile), preferisce mantenere questo status agricolo dalla rendita bassa e certa piuttosto che avventurarsi in diversificazioni che potrebbero garantire fonti di guadagno maggiori, ma ovviamente più rischiose: i pochi nobili che avranno il coraggio di farlo diventeranno nei decenni successivi degli ottimi imprenditori.

Le strade cittadine sono buie e sporche, nella normalità sembrano essere spente, le case sono ancora per lo più prive dei servizi igienici minimi, ci si arrangia come si può e questo ovviamente ha incidenza sul gran numero di malattie che si registrano: al tempo dei romani antichi, le terme per i cittadini sopperivano bene alla stessa mancanza delle strutture igieniche casalinghe, ma ora non si può nemmeno più contare su di esse.

La legna che serve come combustibile per produrre calore sia nelle abitazioni sia nelle officine artigianali per produrre utensili o manufatti metallici scarseggia perché i costi di quest’industria sono alti e il ricavo è basso e quindi il commercio langue.

Così, anche l’unica attività che non conosce sosta da secoli, quella bancaria basata sul cambio e sul prestito è ristretta sostanzialmente a un gruppo limitato di persone che fanno circolare la moneta, senza tuttavia deprezzarla, mantenendo per contro un atteggiamento di tipo “oligarchico” nella sua struttura organizzativa, non necessariamente si deve essere ricchi per farne parte, bisogna dimostrare soprattutto di avere le qualità per stimolare il possibile cliente sia esso un imprenditore, un commerciante, nobile o uno stato (in caso di guerra per esempio): pur essendo “viva” nella Società, questa “casta” finanziaria non può aiutare il nostro amico e probabilmente neppure lo vuole.

La Società dal punto di vista istituzionale, politico e giuridico offre certamente qualche garanzia in più per far sentire la propria voce al nostro amico Uomo se è un cittadino, anche perché la formazione degli Stati Nazionali obbliga a codificare numerose norme sui diritti e a porre delle problematiche di ragione in precedenza ritenute insignificanti.

La Cultura e le letture, maggiormente a disposizione rispetto a prima, iniziano a stimolare il singolo: ciò è funzionale solamente nel perimetro urbano, nel contesto rurale questo non avviene per la staticità delle “convenzioni” nei rapporti tra le persone e le loro classi.

Tutto sommato, intorno alla metà del XVIII° secolo, per il nostro Uomo non è che le cose, come detto all’inizio del testo, vadano quindi diversamente rispetto ai suoi antenati, certo ha qualche risorsa in più da utilizzare e qualche diritto in più (soprattutto se vive in città) ma complessivamente ancora di modesta levatura e la partecipazione alla vita quotidiana comune è scarsa.

Poi tutto comincia a cambiare vorticosamente e a rivoluzionare la vita del nostro Amico.

Gli “ingegneri” francesi e soprattutto inglesi mettono a punto il modo di utilizzare il vapore d’acqua prodotto dalle caldaie come forza meccanica al posto di quella animale: nasce il motore a vapore che sarà razionalizzato per essere utilizzato dall’uomo in maniera continuativa nel 1765 da Watt.

Certo, il motore a vapore non è invenzione del ‘700 ma del secolo precedente, il problema fino a Watt è stato quello delle enormi dimensioni dell’attrezzatura e dei costi che rendono impraticabile l’utilizzo nelle industrie manifatturiere, nell’industria estrattiva e nei trasporti perché essa necessita di molta legna per scaldare la caldaia e creare di conseguenza il vapore d’acqua necessario al funzionamento del motore: ora Watt (e naturalmente anche altri validi ingegneri) riesce a ridurre considerevolmente le dimensioni e i consumi grazie anche i progressi nella meccanica che mette a disposizione una tecnologia certamente maggiore della precedente.

Questo permette in primo luogo di operare nel settore estrattivo, per ovviare alla mancanza cronica di legna per le caldaie ora si utilizza il carbon fossile o coke che si trova in quantità enormi nel sottosuolo e può essere usato, in secondo luogo, per aumentare progressivamente la potenza del motore dando la possibilità di un più ampio utilizzo per la produzione dei metalli e per quella tessile.

A loro volta queste produzioni trascinano tutta l’industria manifatturiera del tempo, quindi in terzo luogo s’inizia anche a sperimentare e a pensare seriamente di applicare il motore ai mezzi di trasporto: una Rivoluzione !

Soprattutto il nostro Uomo, oramai in età avanzata, nota una tendenza all’emulazione nel ricercare le novità, non si tratta più di un gruppo di persone limitato ma chiunque abbia idee innovative da presentare è ascoltato e spesso incoraggiato dal sovrano quanto dalla comunità: non deve più nascondersi timoroso, ma opera tra la gente e tutti possono vedere i relativi progressi del suo studio o del suo lavoro.

I lavori più duri, ora sono fatti dalle macchine, si scoprirà più avanti un altro tipo di alienazione generato dalle nuove invenzioni, ma certamente il nostro Amico in questo momento è tutto eccitato dal veder funzionare bene quello che s’inizia a chiamare Progresso e dal poter dire la sua nel clima intellettuale che oramai s’è creato: si discute ovunque su tutto lo scibile scientifico umano.

Sono redatti i primi testi enciclopedici, pratici e funzionali, cercano di spiegare lo scibile umano in maniera comprensibile, una Cultura finalmente a portata di tutti.

Certamente non dobbiamo pensare che fossero così precisi come quelli odierni ma nella Società del tempo e al nostro Uomo diventano quasi indispensabili: probabilmente Egli non è un Illuminista convinto né lo potrebbe essere, però tiene alla propria cultura.

E, se non si può permettere un testo enciclopedico, certamente può leggere uno degli innumerevoli giornali che escono se non giornalmente almeno due/tre volte alla settimana tenendo aggiornata la gente e andando a formare quella che oggi si chiama Opinione Pubblica.

Indubbiamente, inevitabile che poi si arrivi a parlare anche di politica e d’istituzioni oltre che di riforme economiche, in questo caso la risposta dello Stato Assolutistico è spesso dalla duplice facciata: accondiscendente quando la proposta non tocca le proprie prerogative ma si limita maggiormente a diminuire il potere della nobiltà e di tipo repressivo quando questo non avviene.

Si deve quindi valutare tutta l’abilità del monarca assolutista nel cercare di riformare lo stato e renderlo più moderno con un discreto grado di qualità della vita generale senza limitare i propri poteri ritenuti indiscutibili: questo riesce perfettamente laddove l’Opinione Pubblica è in difetto di preparazione, quindi accetta una vita migliore in cambio di una libertà “controllata”.

In Inghilterra questo sarebbe del tutto impossibile perché il Parlamento ha il pieno controllo anche sul Monarca cui è riconosciuta una rendita annuale, gli scontri sono frequenti ma rimangono nell’ambito del gioco delle parti e non inficiano la vita comune del nostro Uomo.

In Francia alla crescita dell’Opinione Pubblica fa riscontro un’opaca gestione dello Stato da parte della Monarchia Assolutista, spesso assente anche dal punto di vista della politica economica oltre che da quella istituzionale: si viene così a creare uno scontro inevitabile tra le forze produttive della nazione e quelle più retrive.

In realtà la prova di forza non è tra ceti ben definiti, alla prima fase della Rivoluzione che potremmo definire “liberale”, partecipano attivamente Borghesia cittadina, parte del Clero e parte della Nobiltà illuminata e riformista che concordano modi di partecipazione assembleare e limiti della Monarchia nell’intento di preservarne l’Istituzione, sarà solo successivamente che prevarranno le spinte estremistiche con i relativi pesanti errori delle due parti che faranno degenerare nel sangue più violento e spesso gratuito quella che non a torto è ritenuto un fattore fondamentale nella conquista della moderna democrazia e della partecipazione civile del cittadino.

Non dimentichiamo l’agricoltura, fattore ancora di primaria importanza durante questo secolo, grazie ai valenti agronomi fiamminghi, francesi e inglesi si possono seguire delle rotazioni sui campi che aiutano a produrre bene e meglio, evitando i disagi di tenere il terreno improduttivo per farlo riposare come al tempo del maggese, certo che la resistenza del contadino è forte soprattutto nelle regioni dove esistono ancora dei fondi ecclesiastici mai ceduti e dove la nobiltà più retriva ha trasformato, di fatto, in allodii i vecchi feudi per mantenere salda la proprietà: si tratta di territori marginali, economicamente nulli e, dove le riforme attuate non trovano, quasi per nulla riscontro e le cui conseguenze si vedranno ampiamente anche nei secoli successivi.

Oramai il nostro Amico Uomo è molto anziano e nell’arco della sua vita ha potuto costatare gli enormi progressi che stanno costruendo un mondo dove le aspettative di vita sono sensibilmente aumentate rispetto ai tempi della sua infanzia, soprattutto si rende conto che nulla potrà più fermare questa veloce evoluzione economica, giuridica, politica e sociale, nessuna istituzione può più opporsi al cambiamento né avrebbe il potere e la forza di farlo: il Mondo è ora diverso e lo sarà per sempre.

 

 

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