Huldreich Zwingli e la riforma a Zurigo    di Enrico Pantalone

 

E' l'uomo che ha rappresentato la Riforma protestante nelle Svizzera di lingua tedesca mentre in quella di lingua francese fu Jean Cauvin (Calvino).
Egli conobbe piuttosto relativamente tardi l'opera di Lutero, solamente nel 1518 quando venne chiamato a Zurigo, ma in lui rimasero sempre molto forti le influenze umanistiche rispetto a quelle luterane, già pastore a Glarona, egli apprezzò sempre le opere degli umanisti cristiani, in special modo quella di Erasmo e questo portò ad diverso intendimento riformista rispetto a Lutero.
Come per Lutero fu la vendita delle indulgenze del 1519 a creare la forbice definitiva con l'autorità papale in opposizione a Roma, anche se ufficialmente si può datare l'inizio della sua riforma solamente intorno al 1520 ed il termine nel 1525 e diversamente da altre città il Consiglio della città di Zurigo votò sia per la riforma zwingliana sia per un accordo legale con il vescovo cattolico di Costanza, diocesi da cui dipendeva allora Zurigo.
Zwingli, operò e fu ministro presso il Munster a Zurigo, facendo opera di predicazione di riforma in maniera sostanziale, accelerando i tempi della stessa in maniera del tutto conforme ai parametri utilizzati anche da altri riformisti, prima fra tutti Lutero.
Dobbiamo sempre ricordare che al tempo la predica ricopriva un ruolo determinante nella formazione del pensiero comune e le gente accorreva in massa per sentirle nelle chiese, i riformatori in genere capovolgevano il canone classico della predica cattolica e cercavano d'essere il più possibile diretti e soprattutto cercavano di farsi capire anche dalla gente più semplice e meno istruita, infatti Zwingli nei suoi sermoni accostava il sano e tenace patriottismo elvetico con riferimenti ad avvenimenti contemporanei e questo fu il suo grande merito nel riuscire a conquistare la folla.
La cosa non assolutamente banale fu che Zwingli compì l'intero ciclo della Riforma con l'avallo di tutta la popolazione e del consiglio cittadino e non fu sparsa una sola goccia di sangue vi fu violenza alcuna contro nessuno: Zwingli pur adottando le stesse tesi di Lutero si differenziava da lui sostanzialmente in quanto egli permeava d'umanesimo e di carattere corporativo la sua Chiesa cosa che il tedesco per contro non sentiva.
La Riforma compiuta entro il 1525 ebbe alcuni passaggi chiave che furono:
maggiori matrimoni degli ecclesiastici,
rimozione delle "immagini" dalle chiese,
abolizione della messa,
l'eucarestia divenne non solo una cerimonia commemorativa, ma presenza reale di Cristo: non attraverso il pane od il vino o attraverso il singolo credente, ma attraverso tutta la comunità dei credenti, egli unì questi due mondi ed il suo esempio fu seguito a Strasburgo da Bucer.

All’interno della comunità erano equamente ripartiti compiti secolari e culto in maniera che per il credente risultasse facile vederli uniti in una specie di santa unione:
in pratica era il contrario di quello che diceva Lutero, egli infatti aveva invece separato il regno di Dio dall’ordine secolare. .
Cauvin a Ginevra mediò il sistema di Zwingli con quello di Lutero, cercando una terza via.
La realtà è che Zwingli operò profondamente in quello che oggi definiremmo il tessuto sociale della cittadinanza di Zurigo e fu un successo strepitoso ed immediato, ripetiamo senza dover usare mai coercizione o forza, anche la chiusura dei monasteri come luoghi di clausura religiosa fu oggetto di una trattativa comune tra le parti, alcuni furono adibiti a centri d’aiuto per i poveri o ospedali per i malati che erano a totale carico della collettività cittadina .
Egli riformò anche la società, facendo esercitare alla collettività il peso della responsabilità nelle decisioni, fu il primo esempio di democrazia applicata, cosa rara per il tempo anche se non furono tutto rose e fiori, anch’essa ebbe dei momenti oscuri in special modo quando si toccava la morale ed i costumi del matrimonio.
L'amore fuori dal matrimonio era oggetto di pesanti critiche e passibile anche di proibizioni probanti che spesso finivano davanti al tribunale, l'integrità della famiglia doveva essere mantenuta ad ogni costo e vigeva il divieto d'incontrarsi dietro i portoni delle case o d'appartarsi in situazioni equivoche per la morale pubblica.
Nel 1529 divenne obbligatorio assistere alle funzioni religiose e nel caso contrario interveniva duramente il tribunale che di fatto esercitava la funzione di controllo della famiglia.
La cosa più importante è che Zwingli voleva che laici e teologi si fondessero in un'unica entità: cioè per lui la santità non era personale ma comunitaria, ovvero per sentirsi benedetti dal Dio la comunità doveva rispondere con compattezza e con disciplina morale, questo è un altro punto interessante per un riformatore di tipo umanista, la sua rigidità sulla morale lo pone in sostanziale opposizione a Lutero: egli ammette che con la disciplina morale il peccato possa essere liberato cosa che Lutero non concepiva minimamente.
Questa liberazione secondo Zwingli permetteva all'uomo d'adempiere alla volontà di Dio in maniera più efficace.
Zwingli basava ovviamente il suo credo religioso sul concetto di predestinazione, ma era una predestinazione buona, egli faceva della bontà originata da Dio il fulcro della virtù umana e ne riconosceva la volontà, infatti chi non eseguiva la parola di Dio dopo averla ascoltata era dannato, non l'uomo primitivo.
Il suo concetto era tutto permeato di disciplina morale ed educazione alla vita, convenendo che questa fosse la strada corretta per conoscere realmente Dio e per accettazione le Sacre Scritture ovvio punto centrale del suo modo di pensare.
Il servizio liturgico veniva così ridotto all'osso: cioè la lettura dei testi sacri, commento ed analisi del pastore e celebrazione eucaristica con consegna del pane e del vino, tutti o quasi leggevano quotidianamente passi della Bibbia, e traevano lezioni nelle quali tutti potevano intervenire e questo non era appannaggio solo dei ministri religiosi.
Zwingli non aveva la presunzione che queste letture fossero sacrali, ma riteneva che esse fossero utili esercizi giornalieri: tutto ciò fu adottato più avanti nel tempo dai puritani inglesi quando andarono al potere.
Era sostanzialmente, rispetto alle altre religioni protestanti o riformiste, senza dubbio posizione molto più democratica: egli non vedeva solamente la giustizia divina, ma anche quella umana e per questo la religione zwingliana fu spesso accusata perciò di anabattismo.

Zwingli, come Lutero, concepiva il battesimo e l'eucarestia come due sacramenti santificativi, ma per il Riformatore tedesco solamente perchè appartenevano alla Chiesa corporativa. e qui le due posizioni divergono: Zwingli non seguiva la fede individuale ed interiore di Lutero e per contro quest'ultimo non poteva minimamente concepire l'idea di un consiglio di disciplina morale in quanto Dio era sicuramente più importante della disciplina stessa.
Probabilmente alla base della mancata fusione delle due riforme stava un motivo indubbiamente ideologico, ma ancor più nazionalistico,carattere inconfondibile della vicina Confederazione.

Ciò che soprattutto è evidente in Zwingli è veramente la svolta che impresse alla storia della Riforma elvetica: evidente fu il rilievo dato alle capacità umana di formare una società o una comunità santa, basata sul rigore morale, sulla disciplina delle azioni e sull'interpretazione umanistica della Bibbia, lui riuscì dove altri fallirono o non vollero arrivare, cioè riuscì a fondere Chiesa e Stato, chiudendo così il cerchio verso quel patriottismo svizzero che ancora oggi è una delle caratteristiche principali di quella nazione.
Dopo aver avuto partita vinta in Zurigo, Zwingli cercò d'assumere le redini anche del sistema religioso negli altri cantoni elvetici e quindi di fatto le redini politiche.
La risposta fu indubbiamente negativa: in Svizzera da che mondo e mondo la centralizzazione è vista come il fumo negli occhi e la richiesta zurighese venne rigettata.
I potenti cantoni che avevano formato la Confederazione: Lucerna, Friburgo, Zug, Schwyz, Unterwalden erano come sappiamo cattolici e rimasero sempre fedeli a Roma, in più esisteva la ragione che Zwingli era contro l'invio di mercenari svizzeri (i più richiesti al tempo) a combattere per l'Europa e questa che era se vogliamo un'industria nazionale d'allora fornì la chiave per contro ribattere le sue tendenze.
La potente Austria appoggiò i cantoni cattolici ed in breve si giunse alla battaglia aperta con Berna e Basilea allineate agli stati papalini.
A Kappel nel 1531 Zurigo e Zwingli furono sconfitti, Zwingli stesso in battaglia fu ucciso e mostrato pubblicamente.
Zwingli fu ammirevole anche in questo frangente perchè mentre gli altri predicatori restavano ben coperti e facevano esporre solamente i propri adepti, lui guidò la sua gente, primo fra tutti e perì nella battaglia appunto: raro esempio di abnegazione e di democraticità dei suoi intenti e se non lo fu realmente ci andò vicino e spesso il suo movimento venne assimilato appunto a quello degli anabattisti.
Il motivo fu perchè egli enunciò norme molto democratiche, volle il servizio liturgico breve, il sermone e la distribuzione del pane e del vino, inoltre perché per lui ogni laico poteva spiegare la Bibbia alla gente e non solo il pastore incaricato dalla comunità: l'importante risultava era così l'esercizio giornaliero della lettura biblica, come leggere un quotidiano insomma, anche questo poteva essere interpretato come anabattismo, ma Zwingli dribblò la condanna per la sua peculiarità rispetto a Lutero.
Egli credeva si nella necessità della giustizia divina, ma allo stesso tempo anche di quella umana e mentre Lutero era individualista ed interiore nella fede, per Zwingli risultava importante l'aggregazione corporativa permeata di disciplina morale inconcepibile per il tedesco.

Egli comunque accetta il valore assoluto della rilevazione biblica e condivide perciò i grandi dogmi della Chiesa antica come Cristologia e Trinità.
Zwingli però pone l'accento sulla predestinazione senza peraltro come abbiamo detto giungere mai ad un esclusivismo, per esempio, egli salva tutti i grandi spiriti "pagani" come Socrate, ed è anche più ottimista di Lutero verso lo stato che per lui era un governo democratico d'una repubblica borghese.
Il successore di Zwingli, Heinrich Bullinger fu degno del suo predecessore anche se sviluppò una politica differente cercando il riavvicinamento con Ginevra e preparando il fronte teologico comune riformatore, durante il regno di Maria la Sanguinaria in Inghilterra, molti riformisti inglesi fuggirono in Svizzera e s’appoggiarono a questa nazione come mediatrice delle controversie, insomma la cultura cristiana di Zwingli era diventata paradossalmente internazionale

Zwingli nei suoi primi scritti esponeva ciò che lui riteneva basilare come principio per il culto riformista: l’autorità indiscussa delle Scritture.
Infatti nel saggio “Chiarezza e certezza ovvero veracità della Parola di Dio” che risale al 1522 egli espone sostanzialmente il suo punto di vista che è cardine indiscusso di tutta la sua costruzione: la parola di Dio è affermazione e chiarezza, cioè nessuno può permettersi di fare congetture o filosofare su ciò che egli dice altrimenti il Suo messaggio non potrà essere udito; accostarsi con semplicità ed umiltà al suo verbo significa poter essere illuminati dallo Spirito Santo ed essere quindi in grado di vedere la Luce e soprattutto vedere la Parola di Dio nella Luce stessa.
Il concetto basilare per Zwingli è quindi il bisogno d’evitare di sottoporre questa Parola di Dio ad un interprete umano che nella fattispecie per lui risultano essere il Papa o un Concilio, perché si ritengono infallibili, e quindi possono distorcere la sua esatta interpretazione: questa non può esser data da nessuna autorità, ma si può sentire solo dal profondo della propria anima.

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