Il Medio Oriente, culla dell'agricoltura     di Enrico Pantalone

 

Circa 12000 anni fa nella zona che partì dalle coste siriane e libanesi e arrivò a quelle degli altopiani iranici, si sviluppò concretamente grazie a fenomeni climatici il primo embrione di cultura agricola “moderna”, come la conosciamo noi oggi.
La Mietitura sperimentale, sorta d’archeologia a uso dei prodotti alimentari, ha potuto ricostruire efficacemente le culture agricole del tempo su cereali come il farro e l'orzo che sappiamo, essere spontanei come diffusione, senza il necessario ausilio dell'uomo e mediante l'utilizzo di strumenti come falcetti con cui si faceva l'operazione.
Il falcetto rudimentale, opportunamente ricostruito in laboratorio sul modello di quello ritrovato, è stato studiato attentamente per comprendere la movimentazione e quindi i possibili tempi di raccolta umana e nel frattempo osservato al microscopio per confrontare le tracce di uno e dell'altro sempre nell'interesse della comprensione  sul moto umano nell'ambito agricolo.

Dal Medio Oriente le colture dei cereali (e poi dei legumi) si spostano progressivamente verso le regioni europee, non troppo velocemente, soprattutto considerando che in occidente la loro riproduzione non fu di facile risoluzione, oltre a comprendere come coltivarli, si trattava di comprendere dove coltivarli, visto la differenza climatica che persisteva differente rispetto alle regioni d’origine.
Fu probabilmente proprio grazie a volenterosi mediorientali che in alcune regioni dell’attuale Grecia si sviluppò l’agricoltura dei cereali e da qui, in seguito invase il territorio continentale a occidente, mentre quello orientale sarà “invaso” attraverso la zona caucasica.
L’evoluzione agricola in Europa fu dunque attivata attraverso la conoscenza delle tecniche e dei sistemi attuati nei territori posti dall’altro lato del Mediterraneo trasmesse a loro volta e recepite probabilmente per mezzo di primitivi commercianti.

Seguendo il discorso iniziato a proposito delle piantagioni spontanee e poi in seguito di quelle curate dall’uomo in Medio Oriente il sistema che mostrava una crescita attraverso lo sviluppo delle prime rudimentali tecniche ricostruite in laboratorio, fu senz’altro quello più domestico dell’orto.
Infatti, la cura di un orto richiede tempo e passione, oltre che preparazione accurata delle sementi e delle tipologie per esempio concernente innesti praticati o a implementazione con altri germogli, il prodotto agricolo non è visibile, cresce sottoterra quindi per comprendere se il processo stava funzionando correttamente occorreva senz’altro una un’intelligenza superiore a quella per la raccolta del cereale spontaneo.
Era ovvio quindi, pensare ad una prima importante evoluzione umana, cioè la comprensione di alcune tecniche sistematiche atte a produrre il processo di sviluppo del bulbo sotterraneo e la sua successiva maturazione, il che creava anche i primi rudimentali embrioni di organizzazione del lavoro, in genere annuale.
Compito dell’archeologia sperimentale in questo campo non è tanto quello di dimostrare che si è potuto produrre un prodotto agricolo, questo non è nemmeno in discussione considerando la germinazione spontanea, ma in che modo essi hanno potuto creare un processo continuo nello sviluppo della tecnica e della raccolta.

Inscindibile rimane in ogni caso il discorso riguardante la datazione di un reperto e quindi a ricostruirne con esattezza la storia, l'introduzione del metodo al radiocarbonio, utilizzato per la prima volta negli Stati Uniti da F. Libby nel 1949 fu una incredibile panacea e permise la risoluzione di casi fino ad allora insoluti.
Con pochi grammi di materiale organico e carbonio ritrovato sul reperto si era nella possibilità di risalire alla data con un'esattezza incredibile, dovuti ovviamente anche ai netti progressi che proprio nel decennio precedente si fecero nella fisica atomica e che determinarono un insieme di scoperte a catena davvero importanti non solo per l'archeologia, ma anche per la sperimentazione di prodotti agricoli e degli utensili per coltivarli.

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