Le Navi Shardana di Leonardo Melis
Le navi shardana furono le prime ad usare strumenti e attrezzature che il mondo scoprì
solo dopo più di mille anni .
Medinet Abu: battaglia nel Delta
1.180 a.C. La nave a destra è shardana
La vela triangolare o VELA LATINA MODERNA
non fu inventata, come si crede, dagli Arabi. Essi la "riscoprirono"
solamente perché entrarono in possesso di documentazioni, quali: MAPPE,
STRUMENTI, DISEGNI E PROGETTI DI COSTRUZIONE appartenuti in passato ai Popoli
del Mare e, in particolare ai SHARDANA.
Fra tutte: LA
BUSSOLA, IL SESTANTE, LE MAPPE DELLE CORRENTI ATLANTICHE e, come già accennato,
LA VELA TRIANGOLARE, o LATINA.
BRONZO RAFFIGURANTE NAVE DA CORSA SHARDANA. Notare lo strano albero sormontato da un più strano anello con mezzaluna (o colomba stilizzata).Un ritrovamento avvenuto nelle coste britanniche
di alcune navi a prora alta, datate 1.350 - 1.300 a.C., ha fatto pensare a navi
egizie approdate in queste isole all'epoca di Amenophe IV (Akenaton). Noi
abbiamo le prove che si tratta invece di navi Shardana, pur non escludendo il
legame col faraone monoteista.
I
SHARDANA (SARDANA), si sa, colonizzarono l'Irlanda e le isole vicine, dopo
l'Esodo (1.280 a.C.), ma ci fu un precedente tentativo proprio all'epoca di
Amenophe IV.
Ecco i fatti: agli inizi del secolo scorso, nel
1937, vengono trovati tre vascelli ancora intatti a North Ferriby (Yorkshire),
per la loro forma allungata con prua alta vengono classificate per navi
vichinghe. Alcuni alberi vengono portati al National Maritime Museum per essere
analizzati col c-14 e incredibilmente vengono datati intorno al 1.350-1.300
a.C.! Il dott. Sean McGrail le paragonò allora alle imbarcazioni
ritrovate a Giza presso la Grande Piramide. Basandosi su questi fatti la dott.
Lorraine Evans nel suo Kingdom of the Ark ha azzardato l'ipotesi di uno
sbarco di Genti Egizie del periodo di Amenophe IV, supportata nella sua tesi
anche da alcuni ritrovamenti di monili presso Stonehenge, nei tumuli
della tarda età del bronzo, provenienti Tell el Amarna (l'antica Aketaton).
Lorraine Evans inoltre sostiene che un altro nome di Amenophe fosse Rathotis,
lo stesso nome del padre della principessa Scota, la mitologica progenitrice
delle Genti Britanniche.
Pur ammetendo che la Evans è andata molto vicina a
una verità che coinvolge l'Egitto, dobbiamo specificare che non si tratta di
navi egizie, ma di quelle imbarcazioni i cui modelli in bronzo in scala ridotta
sono disseminati in tutto il Mediterraneo: Cipro, Toscana, Lazio, nelle tombe
di Cerveteri, Vetulonia, Gravisca e soprattutto in Sardegna. Prua alta, scafo
arrotondato e allungato, con Protomi di animali non Europei, quali il bongo, il
cobo o antilope d'acqua, l'antilope nera... animali che si trovavano allora
solo in Africa. Queste navi solcavano il Mediterraneo e si spingevano,
costeggiando l'Africa, fino alle miniere di Simbabwe per aprovvigionarsi di
stagno indispensabile per produrre il bronzo, di cui i Shardana detenevano il
monopolio. Sappiamo che i contatti dei Popoli del Mare con l'Egitto erano
frequenti fin dal 1.700. Ora avversari, ora alleati, le cronache li citano
continuamente: con Amose, Tuthmosis III, Amenophe III... Durante il regno di
Amenophe IV (1.370-1.354 circa) una delegazione di ambasciatori shardana reca
visita al sovrano e lla regina Nefertiti invitandoli a "tornare al
Culto dell'Unico Grande Dio" Cosa che il faraone farà con entusiasmo,
cercando di soppiantare Ammone e gli altri Dei con ATON, dal quale prenderà il
nome di AKENATON. Il popolo non lo capì e non lo seguì totalmente, mentre il
clero cercò di eliminarlo, cosa che riuscì nel 1.354 a.C. Amenophe fu ucciso da
una congiura di palazzo, Nefertiti costretta risposarsi, i seguaci di Aton
perseguitati in tutto il regno. Da questo momento comincia una diaspora che
culminerà con l'Esodo bilblico guidato da Mosè nel 1.280 a.C.. Ma già alcuni si
imbarcarono sulle veloci navi Shardana dirette verso il Nord-Ovest dell'Europa
e probabilmente pagarono il loro viaggio con oro e preziosi che comunque
portarono con loro. Preziosi che, come gli Ebrei dell'Esodo, ricavarono dalla
vendita di case e terreni, ed ecco giustificata anche la presenza dei monili
provenienti da Tell el Amarna ritrovati presso Stonehenge.
Cosa lega le prime tre immagini sopra
riportate? La prima è una stele che riporta nella parte superiore la Dea Tanit
- la seconda è una nave Shardana - la terzaa è una bussola costruita
dall'Ingegner Mario Pincherle, archeologo di fama mondiale. Egli
asserisce che la figura in basso nella stele montata sul cassero della trireme
cartaginese sarebbe una bussola che i Cartaginesi avrebbero avuto in eredità
dai progenitori Fenici. La stele è chiaramente rovinata dal tempo, ma
accostando la figura a quella della nave di destra cerchiamo di capire
Pincherle: un palo installato a prua reggeva una sfera cava, all'interno
della quale passava per unirsi a un magnete (la mezzaluna) che sormontava la
stessa sfera. Il magnete puntava costantemente i due poli a Nord e a Sud e per
evitare che il rollio della nave o il vento facessero spostare di qualche grado
la "bussola", erano legati dei drappi di cuoio pesante che servivano
per stabilizzare lo strumento. Il bravo Pincherle ignora comunque
l'esistenza dei modellini di navi shardana, che hanno quasi tutti lo strano
pennone montato a prua. Ma noi sappiamo che i Fenici impararono l'arte della
navigazione dai Popoli del Mare che invasero le loro terre nel 1.200
a.C. (Sir Leonard Wooley)
* Alcune di queste immagini sono riprese dal
mensile HERA. L'ultima a destra è un mosaico di un pavimento
ritrovato negli scavi presso Cagliari. Vediamo che le due figure
sono ancora una volta affiancate, a testimoniare il loro strano legame.
Per la cronaca la "Dea Tanit" è, per
l'ingegner Pincherle, UN SESTANTE, perfettamente ricostruito da Roberto Volterri. (Foto da Hera).
(tratto dal sito dell’autore http://www.shardana.org)
Ciò giustificherebbe il loro affiancamento anche
in altre immagini scolpite in passato, es: "la Stele di
Lilibeo" (riprodotta nel libro SHARDANA I POPOLI DEL
MARE) e una stele conservata al Louvre.
(tratto dal sito dell’autore http://www.shardana.org e http:// www.shardana.sardegna.it)