Le Popolazioni Germaniche
ed il Diritto Romano di Enrico Pantalone
Il
diritto romano ebbe una grande importanza in tutto quello che sarà
successivamente il futuro territorio europeo se guardiamo al periodo delle
invasioni barbariche o comunque al periodo in cui tali popolazioni si
stabilirono all’interno del limes.
Lo studio sul come queste popolazioni vennero a stabilirsi
entro il sistema istituzionale-amministrativo governato dai romani è importante
proprio perché parte dalle condizioni
tra le parti di mutuo accordo che vennero accettate e che non potevano
non avere riflessi sul diritto pubblico vigente proprio per l’impatto che
ebbero rispetto ai rapporto con chi abitava da sempre nell’Impero ed era di
diritto cittadino romano.
Del resto se guardiamo alle prime invasioni, Odoacre
esercitava chiaramente le funzioni imperiali, sia in campo civile e del suo
diritto, sia nel campo giudiziario e del suo diritto, sia su quello commerciale
e del suo diritto: in più lui ed i giudici del suo apparato militare s’arrogavano
il diritto di dibattere le controversie tra un militare ed un civile mentre al
tempo romano classico questo non poteva succedere perché il tribunale era in
ogni modo ordinario.
Il
magistrato civile, baluardo estremo della latinità, era e restava romano
comunque dato che nessuno tra i nuovi padroni era in grado di garantire
continuità oppure anche quando vi fosse questa possibilità si preferiva non
insistere troppo contando soprattutto sulla forza del proprio esercito come
garante da controbilanciare.
Quanto fu forte il potere esercitato nel civile da parte
dei militari barbarici lo si vide subito nell’utilizzo del salgamum, pratica
riportata in vita proprio in quel periodo da Odoacre.
Il salgamum era un’imposta o esazione del tutto arbitraria
ed abusiva, tutti gli imperatori s’erano sempre opposti durante il loro mandato
a questa pratica che dava la possibilità alle truppe occupanti di esigere un
terzo delle aree ad uso abitativo, cioè in pratica d’installare il loro
quartiere generale in maniera stabile presso una villa o una fattoria non
pagando nulla al proprietario terriero a cui rimaneva solamente la scelta del
suo terzo dove abitare mentre i militari sceglievano tra le altre due rimanenti
(e dobbiamo pensare ai pesanti soprusi che dovevano esserci anche in questo
caso).
Questa
pratica, quella del salgamum, era perfettamente legale al contrario tra le
popolazioni germaniche, proprio per l’idea che essi avevano d’avversario vinto,
in altre parole l’assoggettamento senza nessuna possibilità di replica o di
ribellione e quindi anche la terre, la villa poteva essere oggetto d’esproprio
senza titubanze.
Al contrario, greci e romani cercavano pur nel dominio e
magari nell'arroganza del vincitore di trovare il modo giuridico meno violento
d'ottenere qualcosa, una giustificazione plausibile o una dimostrazione meno
palese di forza, tra i germanici questo concetto non esisteva e lo si vide
proprio nell’acquartieramento delle truppe che generò malcontento e confusione
sul territorio imperiale pur sostanzialmente derivando da un’usanza romana e
dalla normativa in uso dalle legioni.
Non
a caso il diritto impostato dai germanici fece proprio ed utilizzò con
immediatezza tutto ciò che di valido (per i nuovi venuti ovviamente) era dal
sistema di leggi romane che garantivano al militare un trattamento in fatto di
disposizioni diverso da quello che normalmente avveniva per un civile (il
cosiddetto ius militare) .
L’alienazione dalla giurisdizione civile garantiva al
legionario la protezione ed il giudizio del suo solo comandante e capo militare
e questo significava mettersi al riparo da molte e possibili interferenze del
tribunale ordinario anche in caso di reato grave e ripetuto.
Appare chiaro quindi come i germanici, subentrando di
fatto ai soldati imperiali (o quel che ne rimaneva) venissero a trovarsi in una
situazione d’indubbio doppio vantaggio: come unici garanti dell’ordine (il
loro) e come forza difficilmente contrastabile con le armi, essi poterono così
imporre una pratica , quella del salgamum, senza peraltro incontrare
resistenza, alcuna, ancor più con la legge dalla loro parte…..
A
questo proposito giova ricordare che il primo Editto riguardante il diritto non
promulgato direttamente da un imperatore romano in occidente, ma da un barbaro
fu l'EDICTUM THEODORICI, così chiamato perché fu appunto Teodorico, re degli
Ostrogoti a farlo diventare legge vigente, in Roma nell'anno 500.
Pur se redatto sicuramente da esperti giuristi romani,
l'editto risente del particolare momento politico ed istituzionale, pur
raccogliendo leggi e consuetudini importanti come il Codice e le Novelle
Teodosiane, il Codice Gregoriano, Ermogeniano e le Sentenze di Paolo, risulta
legnoso e sembra creato apposta per evitare problematiche tra le parti, non
andando a toccare le leggi barbariche che restavano ancora in vigore, pur
permettendo al cittadino romano d'essere giudicato o d'utilizzare la legge in
vigore fino ad allora.
Era insomma un documento più diplomatico che giuridico, e
come abbiamo visto in precedenza la forza stava in chi usava l'apparato
militare indubbiamente.
Teodorico,
come sappiamo bene, non s’elevò mai alla dignità imperiale riconoscendo
implicitamente una supremazia del regnante a Costantinopoli, in pratica
determinò giuridicamente una dipendenza, anche se alle volte l’oscillazione
pendeva sicuramente dal lato opposto.
Teodorico, infatti, si guardò ben dall’emanare
costituzioni, ma solamente editti che giuridicamente erano una cosa assai
diversa dal punto di vista istituzionale anche se poi in definitiva dal lato
applicativo egli determinava una prassi da seguire ed a cui attenersi con
scrupolo.
Questo motivo fa propendere per una diversa
interpretazione della “luogotenenza” di Teodorico, infatti, anche nelle leggi
imperiali spesso si nominano gli edictum e gli edictalis emessi dall’occidente
quindi con valore senz’altro applicativo per l’intero territorio romano ed uno
degli aspetti più importanti e sicuramente più innovativi contenuto nelle
disposizioni dell'Editto rispetto alle tradizioni giuridiche romane e barbare
era il divieto assoluto del duello, per la prima volta si faceva ufficiale
menzione all'impossibilità di risolvere questioni personali in maniera diretta:
il duello era quindi sanzionato pesantemente.
Ora, sappiamo che per l'epoca doveva essere qualcosa di
veramente difficile da applicare compiutamente, ma l'aspetto che secondo noi
interessa di più fu quello sociale perchè per la prima volta eravamo di fronte
a qualcosa che aveva un fondamento di grande civiltà, Teodorico, barbaro, aveva
avuto un'intuizione grandissima e di portata immensa, indubbiamente troppo
precoce per il modo di pensare del tempo.
No sappiamo se tale legge fu mai applicata, non s’ha
notizia certa, resta comunque il fatto che già da quel tempo si poteva
certamente risolvere i problemi in modo giuridico.
Il
diritto civile non viene quasi per niente modificato e le cariche esistenti
rimasero perfettamente nelle loro funzioni istituzionali ed amministrative
riconoscendo pertanto l’alto valore che esse ancora propagavano con la loro
forza d’impatto e le consuetudini che a loro facevano capo.
Teodorico nelle sue intenzioni voleva ristabilire una
coesione ed una finalità d’intenti tra vinti e vincitori, cercando d’ovviare
agli errori di Odoacre, così nel caso del giudizio d’un cittadino comune,
accanto ad un comes , militare chiaramente goto chiamato a decidere sulla
controversia, v'era un prudens, italico, esperto di diritto romano che lo
aiutasse ad esprimere un giudizio equo.
Detto
tutto questo ed evidenziato i reali meriti di Teodorico nel voler mantenere o cercare
d'implementare le consuetudini (perché tali erano sostanzialmente) barbariche
con le leggi romane vigenti comunque nei territori imperiali, non dobbiamo
pensare a questo personaggio come un pedante esecutore dell'Imperatore
orientale.
Egli emanava editti che erano in pratica vere e proprie
leggi, nominava chi doveva reggere il consolato, chi era preposto alla
magistratura, comandava l'esercito e con esso si poneva in netta indipendenza
da chi governava a Costantinopoli, aveva una sua politica estera e non lesinava
nulla per riorganizzare strutturalmente le terre che da lui dipendevano, in
pratica la sua "luogotenenza" altro non era che una formalità
burocratica a cui lui s'atteneva perché comprendeva la sua nullità come valore
reale: il diritto e l'estrinsecazione della legge in occidente indubbiamente
non avrebbe potuto trovare personaggio migliore in quell'epoca.
(Pubblicato anche
su SIGNAINFERRE)