L'Impero bizantino e la
strategia di guerra ad oriente di Enrico Pantalone
Sin
da quando sorse, l’Impero Romano d'Oriente (e di conseguenza le nazioni alleate)
dovette pensare a salvaguardare soprattutto i confini ad est, immensi e
difficili da controllare per la loro conformazione geografica, mediamente le
attenzioni si spostarono verso le zone oltre il Mar Caspio, le steppe dell’Asia
centrale da cui spesso provenivano nemici dalla razza mongola, la più temuta
tra tutte le etnie che contrastavano indubbiamente molto la sicurezza
imperiale.
L’aspro
conflitto secolare tra i sassanidi e l’impero bizantino fu sicuramente
strategico per l’economia: in gioco era l’immenso traffico con l’estremo
oriente d’importanza capitale per l’alta possibilità di guadagni e Bisanzio
doveva in qualche modo affrancarsi dalla tirannia commerciale persiana che a
sua volta vedeva nell’espansione occidentale e mediterranea la giusta finalità
anti-bizantina.
Dara
e Callinico furono due aspetti delle mutevoli vicende belliche di Bisanzio e di
Belisario in particolare, essendo lo stesso comandante delle forze bizantine in
entrambi i casi, sul fronte dell'Eufrate tra il 530 ed il 531 AD contro
l'esercito persiano e sostanzialmente il suo esercito fu in entrambe le
occasioni più o meno della stessa portata di quello persiano: parliamo di 20000
uomini circa, per lo più cavalieri e fanti, però i persiani disponevano di una
cavalleria decisamente superiore.
Nella prima battaglia Belisario sorprese gli avversari e
vinse in maniera molto intelligente guadagnandosi la stima anche delle
popolazioni locali mentre nella seconda il comandante bizantino rimase fermo a
Chalcis, in Siria, cercando di mantenere più la posizione che cercare il
contrattacco: questo fu decisivo perché sulla vecchia "Strata
Diocletiana" nei pressi di Callinico i persiani trovarono il punto più
adatto per riorganizzare le loro file e sorprendere l'avversario.
La battaglia fu cruenta e i bizantini non riuscirono ad
imporsi, Belisario fece denotare una defaillance totale, strana per un
comandante della sua portata ed i persiani vinsero più per demerito dei
bizantini che per merito loro, ma il risultato non si discusse ovviamente.
Bisanzio chiaramente cercò così un’altra valida via
alternativa per l’estremo oriente, passando questa volta per l’Egitto del sud,
in quella che oggi è l’Eritrea, giungendo fino ad Axum per poi poter utilizzare
i porti sull’Oceano Indiano.
Il regno d’Axum, appoggiato da Bisanzio e da Giustiniano
in particolare, tentò di conquistare lo Yemen, chiave di volta per la
navigazione ad oriente (sottocosta, ricordiamo i tempi), ma senza successo,
così almeno riporta l’unico documento rimasto e ritrovato di un certo Cosma
Indicopleuste detto anche il Navigatore delle Indie.
Dal VI secolo in poi si trovarono dei buoni accordi
commerciali con i turchi ad est e Giustino II ne fu il massimo artefice; questi
accordi prevedevano la via transcaspica che circumnavigava il regno persiano:
anche qui non vi è molto da segnalare e le notizie più attendibili sono relative
ai primi contatti con i russi del Mar Nero e di mercanti khazari provenienti
dalla Cina con molti prodotti.
Alcuni monaci viaggiatori, sotto Giustiniano, riuscirono a
portare dei bozzoli di baco da seta a Bisanzio e ciò permise un certo
affrancamento dalla materia persiana permettendo a Siria, Grecia, e Sicilia di
produrre seta, certamente non di gran qualità, ma che poteva soddisfare
quantitativamente la massa e questo noceva all’economia persiana, eccome, ed i
sassanidi dovettero masticare amaro indubbiamente.
La precarietà dei confini tra le due potenze ed anche
l’arbitrarietà accentuava la rivalità commerciale ed ovviamente la ricerca della
prevalenza sull’altra parte: questo diciamolo, non era di grande aiuto al
commercio e spesso determinava cambiamenti di politica da parte degli alleati e
quindi anche poca disponibilità a vendere merci a prezzo economico.
In seguito nel corso dei secoli successivi, anche grazie all’aiuto degli
stati alleati (primo fra tutti quello di Kiev) si riuscì a mantenere le
incursioni ad est a livello di scorribanda o in ogni caso a limitarne la
portata al solo saccheggio (e già sarebbe molto), impresa in ogni modo
tutt’altro che facile viste le condizioni logistiche in cui si doveva operare.
Fu verso la fine del primo millennio che la situazione
iniziò a cambiare e le tribù o popoli che abitavano le zone limitrofe o di
confine iniziarono ad organizzarsi e a concentrarsi nell’attacco alle carovane
che transitavano sulle vie commerciali in maniera costante per poi iniziare timidamente
ad attaccare le cittadine più indifese dell’impero.
I primi a creare dei problemi furono i peceneghi, turchi
d’origine, che attaccarono Kiev più volte sotto il principe Svjatoslav e misero
assedio alla capitale ucraina nel 964 e 965, ma furono respinti dalle truppe
del principe stesso che poi qualche anno più tardi venne da loro attirato in un
tranello ed ucciso presso le cateratte del fiume Dniepr.
Per evitare futuri inconvenienti del genere si decise
d’ovviare costruendo una specie di Vallo formato da diversi tipi di costruzioni
e specchi d’acqua posti a difesa del confine con i peceneghi che non tardarono
a riaversi dalla precedente sconfitta e tornarono a diventare pericolosi: furono
però sconfitti definitivamente da Jaroslav il Saggio nel 1036.
I
cumani subentrarono ai peceneghi come rivali e sfruttando il momento di
sbandamento della politica imperiale insieme ai torbidi riguardanti le lotte
dinastiche russe costrinse a mortificanti accordi di pace i bizantini per
lasciar libero il transito dei commerci con una speciale “protezione”, oltre
che alla perdita di alcuni principati importanti strategicamente come per
esempio il Tmutarakan.
In realtà la conduzione della politica strategica
bizantina non fu delle migliori, fu lasciata quasi interamente nelle mani dei
principi russi, che se pur validi militarmente, avevano un discreta miopia in
termini di valutazione globale del problema e comunque partivano indubbiamente
e soprattutto da presupposti di prestigio personale e patriottico piuttosto che
da reali difensori dell’impero.
Chiariamo: era difficile lo stesso tenere testa ai disordinati
ma battaglieri nemici orientali anche se si poteva indubbiamente agire meglio.
Nulla fu possibile fare invece, quando l’orda mongola
guidata dai generali di Genghis Khan s’abbatté dirompente nelle province
intorno al Mar Nero e nelle fertili pianure ucraine: tutti persero in quel
frangente e senza scampo….