Lo Sport e la Società      di Enrico Pantalone

 

 

Questa nuova sezione sarà interamente dedicata alla storia dello sport, soprattutto moderna, ai campioni che ancora oggi esaltano le nostre menti con le imprese spesso al limite dell'umano e che ci fanno comprendere meglio anche la società intorno ad essi e che rispecchiano i tre cardini dei nostri studi nel sito: storia, sociologia ed antropologia.

Lo sport deve rispecchiare un ideale antico, deve essere sempre una testimonianza della crescita umana, anche un saggio ed oculato antagonismo non può che portare benefici salutari sia al corpo che alla mente purché rispetti i limiti della correttezza e dell'etica.

Un esempio illuminante fu quello di Eric Liddell, pastore anglicano scozzese che ebbe dono di una potenza nelle gambe con cui poteva affrontare una gara come quella dei 400 metri in atletica senza risentire della mancanza d'ossigeno sul rettilineo finale, il "muro" dove l'asfissia annebbia la vista e non permette di ragionare con lucidità.

Liddel fu selezionato per i giochi olimpici di Parigi nel 1924, ma scoprì che la gara per cui era stato prescelto, i 200 metri, si sarebbe svolta la domenica, quindi nel giorno santificato al Signore...Il futuro Edoardo VII, principe di Galles e anche futuro capo della chiesa anglicana insieme a tutto il comitato olimpico inglese cercò di dissuaderlo dai suoi principi, adducendo motivi pragmatici, ma fu del tutto inutile, la forza, l'etica e la morale di Eric Liddel erano pronti a sacrificare anni di preparazione per non andare contro ciò che egli insegnava ai ragazzi poveri della Scozia: la sua fede e la sua forza morale non gli permettevano d'infrangere quel patto stretto con Dio al momento d'assumere il sacerdozio d'essergli sempre fedele e di rinunciare se necessario.

Egli in maniera sorridente disse alla "crema" della società inglese ed al futuro re che se Dio avesse voluto farlo correre avrebbe manifestato il suo consenso con un segno o attraverso una persona.

La persona era Lord Burghley, futuro presidente a vita della federazione inglese d'atletica fino agli anni '80, il quale gareggiava sui 400 metri e sui 400 metri ad ostacoli, dove colse un significativo secondo posto nel 1924 a Parigi ed un primo posto nel 1928 ad Amsterdam.

Ebbene, egli con un gesto cavalleresco, da gentleman e dal sapore antico, cedette il suo posto per la gara dei 400 piani a Liddell affinché potesse correre con grande soddisfazione di tutti i presenti, Liddel stravinse e poi ligio alle promesse fatte alla sorella, anch'essa pastore anglicano, appese le scarpette al chiodo e divenne missionario in Cina, dove aprì molti ospedali e fu amato dalla gente che aiutava sempre anche quando arrivarono i giapponesi che lo rinchiusero in uno dei peggiori campi di concentramento del loro già detestabile sistema d'interpretazione sulle Convezioni di Ginevra: Eric Liddel aiutò tutti i prigionieri fino all'ultimo, ma poi i continui maltrattamenti subiti ebbero la meglio ed egli morì poche settimane prima della fine della guerra in oriente: morì come avrebbe voluto morire, aiutando gli altri, vinse due Medaglie d'Oro, una ai Giochi Olimpici di Parigi ed una ai Giochi della Vita, due medaglie d'oro belle entrambe, entrambe meritate, di grande valore etico, morale e sportivo: ciò che dovrebbe essere l'esempio per chi pratica attività sportiva oggi. 

 

 

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