ARS DIMICANDI - Cohors I Italica Veterana

III Missione - Castra Albana - - 10-11/02/2007

 

 

Introduzione a cura di Enrico Pantalone

 

 

Introduco con piacere questo reportage di Rita Lotti del tutto particolare da lei redatto subito dopo una delle sue recentissime giornate dedicate alla rievocazione/ricostruzione storica riguardante il comportamento dei legionari romani durante un’ipotetica campagna di guerra, tenutasi ad Albano Laziale insieme agli altri appartenenti al gruppo di ricostruzione storica legato all’Istituto Ars Dimicandi.

Abbiamo avuto già modo d’apprezzare Rita nel suo esauriente articolo precedente che c’introduceva al modo pratico per crearsi da sé un paio d'antiche caligae romane, le calzature che i legionari utilizzavano giornalmente ed ora abbiamo la possibilità di considerare attraverso la descrizione di un “campo di lavoro/studio” l’intera attività di un appassionata di Archeologia Sperimentale che comprende momenti non sempre conosciuti ai più visto, dall’esperienza (negativa) maturata dalla nostra “annalista”.

L’impegno costante di tutti gli appartenenti al gruppo (tra cui atleti di fama mondiale), attraverso duri allenamenti, diversificazioni nell’attuazione dei programmi di ricostruzione (quindi non limitati alla semplice parata occasionale) che vanno dai combattimenti tipici dell’arena (pancrazio, lotta, pugilato), alla gladiatura, all’esercitazioni militari attraverso i movimenti tipici d’una legione, garantiscono certamente un’eccellente qualità del lavoro da svolgere e che viene svolto.

Proprio prendendo spunto da una di queste giornate dedicate alla sperimentazione, Rita Lotti ci mostra cosa significa la preparazione di Ars Dimicandi: nulla è lasciato al caso, non c’è esasperazione, ma grande senso etico di ciò che si tenta di ricostruire, una “missione invernale”, un campo con relativi spostamenti tra il freddo e la pioggia, tra incursioni offensive e movimenti difensivi, tra le variegate pendenze del terreno certo non favorevoli per una “passeggiata”.

Rita ci descrive la sua ansia, le sue titubanze, i suoi problemi pur essendo una “legionaria” esperta e preparata, ci fa assaporare la sua felicità d’essere partecipe all’avvenimento, ma al tempo stesso ci spiega i motivi della sua defaillance nel mezzo della marcia per raggiungere gli obiettivi prefissati dal gruppo.

Questi problemi incontrati da Rita dimostrano la serietà degli allenamenti, e dimostrano anche che l’essere umano alle volte ha dei limiti, oltre cui andare diventa pericoloso per sé stessi e per gli altri. Rita con grande umiltà e grande coraggio ha sentito il bisogno di descrivere questo suo momento particolare, ma proprio dalle sue parole traspare la saggezza di chi ha compreso l’errore e ne vuole porre rimedio.

Sono grato a Rita per la gran lezione d’umiltà dimostrata, simile a quella dei romani del tempo antico che pur sconfitti temporaneamente sapevano trarre profitto dagli errori commessi e si preparavano per la rivincita morale oltre che fisica, come lei sta facendo da quel giorno fatidico.

Adesso la parola ai fatti ed alla nostra “reporter” d’eccezione.

 

 

 

ARS DIMICANDI - Cohors I Italica Veterana

III Missione - Castra Albana - - 10-11/02/2007

 

Sabato 10/02/07: partenza da Bononia ore 06,00 in compagnia dei miei contubernalis, fermata verso Perugia per caricare un gradito ospite: Flavio Stilicho del forum di AD. Un ragazzo di 17 anni ma davvero già in gamba. Raro esempio di giovane intelligente, educato, serio.

Arriviamo ad Albano verso le 10,00 del mattino e là piove a dirotto. Entriamo nel campo non ancora completato e il Tribuno ci saluta tutti, indicandoci le tende ancora arrotolate nel punto esatto dove dovranno essere piantate. Vige la regola che ogni contubernium (8 persone) deve rizzarsi la propria tenda. Ci mettiamo di buona lena al lavoro e gentilmente Flavio Stilicho (nostro ospite) ci aiuta. Sotto la pioggia che da sottile si fa sempre più battente io ed il mio contubernium di Bononia (come tutti gli altri in seguito) abbiamo lavorato per rizzare la tenda, ed è stata una faticata.

Abbiamo sistemato a fatica tutte le nostre masserizie bagnate all’interno e ci siamo cambiati in abiti romani per entrare subito nell’atmosfera.

 

Tutti in tenuta romana, senza corazza e con sola peanula per ripararsi dalla pioggia, come in un vero campo romano antico. Ho così potuto personalmente testare (alla grande) le mie caligae tipo Vindolanda (sono il tipo chiuso costruite da me), la mia peanula di lana e la tunica manica lunga sempre di lana. Beh devo dire che tutti gli indumenti hanno superato benissimo l’esame: la peanula resiste benissimo all’acqua e, nonostante non sia trattata come quelle antiche, prima di inzupparsi sarei dovuta rimanere ore sotto la pioggia. La caligae chiuse (chiodate ed ingrassate con solo olio di oliva) hanno resistito benissimo all’acqua ed al fango, non facendo una piega! I piedi mi sono rimasti asciutti, al contrario invece di quando mi sono tolta gli scarponcini da trekking che, bagnati in punta, mi avevano inumidito le calze!

 

Verso le ore 13,00, dopo che tutti sono arrivati, abbiamo pranzato con cibarie portate dai nostri commilitones della Legio II Partica di Albano, organizzatori dell’evento. Sono nel frattempo arrivati anche i nostri socii nonchè alleati Galli Boi di Bononia, presentatisi numerosi al nostro invito di sperimentazione.

Il pomeriggio poi è proseguito con l’annuncio di nuove disposizioni all’interno della Cohors I Italica Veterana, la distribuzione degli armamenti effettuata dal Praefectus Armorum, le chiacchere, il riposo, sempre sotto la pioggia incessante.

 

Verso le ore 16,00 viene dato l’ordine di armarsi e di prepararsi a partire: destinazione Museo Archeologico di Albano per incontro con Direttore del Museo, nostro consul Anziano Dott Chiarucci. Abbiamo lì passato un paio d’ore, nominando anche i comandanti delle due vexillationes romane. Siamo poi siamo rientrati al nostro campo. Non smette di piovere.

Cena a base di “Zuppa Legionaria” (preparata per l’occasione dall’ottimo cuoco Dario Battaglia nonché nostro Tribunus) e carne cotta sulla brace del fuoco di legna del campo, sotto l’acqua che cadeva copiosa dal cielo plumbeo.

Prima di andare a letto, scelta delle vexillationes che avrebbero dovuto cimentarsi nella sperimentazione del giorno dopo: io vengo inserita nella vexillatio Rubria (rossa), comandata dal mio contubernalis Hyrpus. Tutte e due le squadre sono composte di circa 12 uomini (13 la vexillatio dei Galli Boi).

 

A letto prestissimo (ore 21,30) perché la sveglia sarebbe stata per tutti alle ore 04,30 del mattino, pena multe salatissime da detrarsi sulla nostra paga (abbiamo introdotto l’esperimento del pagamento dei milites con assi e denarii).

 

Domenica 11/02/07: Dopo una notte un po’ insonne per l’umidità e l’agitazione, la levata è stata durissima, ed al buio, sotto le nostre tende, abbiamo dovuto prepararci ed armarci: un’impresa trovare la propria roba quando 7 persone brancolano al buio!

 

Causa questa concitazione io mi sono fatta prendere un po’ dall’eccitazione: mi sono dilungata in tenda alla ricerca del mio vestiario, non ho fatto colazione a dovere, la cotta di maglia (che mettevo per la prima volta in azione…) mi pareva pesare all’inverosimile, una tosse fastidiosissima mi tormentava, ero affannata ed agitata come non mai.

 

Alle 05,50 sono uscita di corsa dalla tenda per rincorre un mio commilitones che mi aveva preso per errore la mia peanula, poi sono corsa ad afferrare la lancia e lo scudo, ma nel caos che c’era per il campo tutti ci siamo dilungati in queste operazioni cosicchè alle 06,00 (ora di partenza per la missione) non eravamo ancora nei ranghi… Per fortuna non pioveva e c’era la luna.

Il Tribuno, arrabbiatissimo per il disordine, ha comminato 200 assi di multa a tutte e due le vexillationes. Ancora più agitazione…

 

Io ero agitata e la corazza mi toglieva il fiato…sapevo di non essere al massimo della forma e mi sono fatta prendere da leggero panico: il panico di non farcela.

 

Il Tribuno ha dato l’ordine di partenza alla Vexillatio Cerulea (blu) ed a me mi batteva forte il cuore dal panico che saliva sempre di più… Poche volte sono stata in quello stato d’animo e la mia mente continuava ad assillarmi con il pensiero che non avrei resistito. Un pensiero battente che non riuscivo a scacciare.

 

All’ordine di partenza della nostra vexillatio, ho afferrato lo scudo, mi sono messa in colonna e ci siamo incamminati verso la meta di partenza della nostra missione. Per arrivarci avremmo dovuto fare una ripida e lunga strada di Albano: appena iniziata la salita, avevo il fiato cortissimo, la corazza che mi premeva sullo sterno togliendomi il respiro, lo scudo iniziava a pesare un quintale ed io ho preso una grave decisione: ho chiamato il comandante della mia squadra dicendogli che non riuscivo a continuare, perché mi sentivo mancare. La corazza mi dava un senso di oppressione insopportabile.

Viola dalla vergogna ho guardato il mio comandante, visibilmente incredulo e amareggiato, il quale mi ha ordinato di tornare al campo. Tra la mia vergogna e gli sguardi increduli dei miei commilitones, ho preso la via del ritorno. Una grave decisione la mia, ma ho dovuto decidere in quel momento, prima che fosse troppo tardi.

Mentre rientravo ho incontrato il Tribuno insieme all’addetto delle riprese video ed al fotografo e tutti mi hanno chiesto cosa era successo: io imbarazzatissima e di color rosso fuoco in viso, ho detto quel che mi capitava, non ancora conscia che il mio non era un problema fisico, ma mentale. Il panico è tremendo ma io l’ho compreso solo dopo…

 

Al campo mi sono tolta la corazza che mi soffocava e così, munita di solo cingulum, elmo e peanula, mi sono incamminata dietro al Tribuno che molto gentilmente mi ha detto che potevo seguire ugualmente la missione insieme a lui.

 

Siamo arrivati nel luogo delle operazioni della squadra Cerulea e subito i milites di quella vexillatio mi hanno minacciato con le armi, credendo che io fossi una spia dell’altra squadra, e non credendo minimamente alle assicurazioni mie e del Tribuno che mi ero ritirata all’inizio della missione. Mi son dovuta tenere sempre tre-quattro passi indietro rispetto a tutti i componenti di quella squadra, perché non si fidavano assolutamente di me. Mi è toccata anche l’umiliazione di essere creduta una traditrice, ma ben mi sta. La mia rabbia per quella dannata situazione mi rodeva sempre più!

Dopo aver atteso per mesi questo avvenimento, per colpa della mia presunzione mi toccava stare fuori dalle operazioni!

 

Missione: La Vexillatio Cerulea aveva ricevuto il primo ordine della giornata: doveva fortificare il luogo dove si trovava (in mezzo al bosco), facendo una fortificazione piccola.

Io, fuori dal teatro delle operazioni e sempre sott’occhio di un milites, non ho visto nulla dei lavori, ma ho saputo poi che utilizzando dei tronchi abbattuti, insieme a delle ramaglie tagliate sul posto, hanno costruito un buon castrum, ben protetto dai tronchi su tutti i lati ( tranne un piccolo tratto di palizzata fatto di rami intrecciati) protetto intorno dalla fitta boscaglia e con una sola via d’accesso ben congegnata.

 

Ad un certo punto è arrivato il secondo ordine, quello di correre giù sulle rive del lago di Albano (lì eravamo sul cono del lago di Albano) per soccorrere la vexillatio Rubria, che si trovava in pericolo per via dei Galli Boi che li stavano inseguendo. Dovevano trovare i commilitones, trarli in salvo dai Galli e condurli al proprio campo.

Tre milites sono stati lasciati a guardia del campo, mentre gli altri 8 sono partiti per cercare i commilitones in pericolo. Per accelerare la marcia abbiamo fatto sentieri sterrati ripidissimi in mezzo ad un fango incredibile, sopra cui molti sono scivolati; una fatica incredibile, ma bisognava sbrigarsi per trovare i nostri compagni.

Osservando tracce confuse sui sentieri, non riuscivam a capire se l’altro gruppo fosse già passato avanti o invece ci seguivano… Nel cercare tracce più chiare dovevamo sempre stare in guardia perché i Galli non si sapeva dove fossero. Dopo un po’ tutti avevamo capito che la Rubria ci precedeva, e con passo veloce abbiamo cercato di raggiungerla. Li abbiamo trovati che presidiavano un sentiero che portava al campo fortificato, mentre in lontananza, più avanti, si vedeva la retroguardia dei Galli che correvano in cerca del campo romano per attaccarlo.

Le due squadre romane riunite si sono avviate, sotto la guida delle guide del posto (i legionari della Legio II Partica) per un sentiero secondario ,tra la boscaglia, nell’intento di intercettare i Galli prima che questi arrivassero al nostro campo, difeso solo da 3 milites.

Il gruppo romano poi si è diviso in due, prendendo due direzioni diverse, nel tentativo di prendere a tenaglia il gruppo dei Galli. Azione molto rischiosa perché le due vexillationes, con un tempismo perfetto, si sarebbero dovute riunire nello stesso punto e circa nello stesso instante per attaccare da due lati i nemici.

Davanti al campo romano ben fortificato, i Galli sono stati sorpresi dalle due vexillationes dei romani, che attaccandoli da due lati li ha circondati e uccisi tutti.

Una splendida azione, non c’è dubbio.

 

Tutto questo in poco più di tre ore, dalle 6 alle 09,30. Rispetto all’anno 2006 c’è stato un dimezzamento netto dei tempi di svolgimento della missione. La competizione più forte (forse per via della presenza dei Galli) e la voglia di dimostrare le conoscenze acquisite hanno portato a questo inatteso risultato.

 

 

Visto che avevamo previsto la fine delle missioni alle ore 13,00, a quel punto rimaneva ancora molto tempo. Così il Tribuno ha chiesto un supplemento di missione. Assedio dei Galli al forte romano. Tutti i romani (20 uomini perché due erano rimasti prigionieri dei Galli) chiusi nella loro fortificazione (ordine della missione tenere il forte) assediati dai Galli Boi (ordine della missione prendere il forte). Come sarebbe finita?

 

I romani, chiusi dentro il piccolo forte, erano pigiati gli uni contro gli altri, in guardia perenne. I Galli fuori, senza corazze ed armati solo con scudi, lance lunghe e spade, hanno studiato per almeno 20 minuti il da farsi. Il fatto che ci fosse un solo sentiero per raggiungere il forte li rendeva perplessi. Poi hanno iniziato l’azione: hanno legato una corda ad un ramo a forma di V e, lanciando questo specie di uncino sopra lo steccato del forte romano nel punto in cui era fatto solo rami intrecciati (il punto più debole), tentavano di agganciarlo per atterrarlo.

 

Dopo parecchi lanci a vuoto, al riparo degli scudi perché i romani tiravano giavellotti per disturbare l’azione, sono riusciti con un paio di lanci ben piazzati a divellere la fortificazione, creando un varco di circa 1,5 metri. Però sul varco si sono immediatamente piazzati 4 legionari che con un murus impenetrabile di scudi impediva l’entrata.

 

A questo punto inizia fitto il lancio di giavellotti da entrambe le parti. Però la differenza era evidente perché da una parte erano i Galli sparpagliati intorno al forte e per i romani colpirli era difficilissimo, mentre i Romani venivano colpiti molto facilmente vista la ristrettezza dello spazio interno in cui erano costretti.

La situazione per un buon quarto d’ora resta di stallo, ma le fila romane pian piano si assottigliano.

 

Quindi due Galli, silenziosamente, sono scivolati nel bosco alla ricerca di una via per arrivare sul fianco del forte. L’hanno trovata e pian piano si sono avvicinati.

Nel frattempo altri due incursori Galli hanno aggirato in un altro punto la fortificazione romana, calpestando letteralmente i rovi, e al riparo dei propri scudi si sono fatti sotto al muro del forte, con l’intento di abbatterlo o quanto meno attestarsi lì per disturbare.

 

La battaglia a questo punto si è fatta serrata, perché i Galli tiravano i giavellotti all’interno del forte da tre parti e i Romani, ammassati com’erano erano un facile bersaglio. Infatti ne sono morti parecchi, tra cui i due comandanti e un vice comandante. Via via che le fila si assottigliavano la situazione si faceva sempre più difficile per i difensori fino a quando i Galli hanno assaltato tutti insieme il forte e con mossa fulminea sono penetrati a forza all’interno, piombando sui pochi romani privi di capi e li hanno uccisi tutti.

 

Questa seconda missione ci ha fornito ulteriori dati su cui basare le nostre sperimentazioni e molte informazioni su cui riflettere. Si sono evidenziati in questa seconda missione parecchie lacune da colmare e sistemare, per migliorare sempre più la nostra conoscenza sull’esercito romano e per acquisire noi sempre più esperienza.

 

Al campo siamo rientrati verso le 12,30, stanchi ma felicissimi dell’esito delle operazioni. I Galli era molto soddisfatti del lavoro svolto, come noi del resto.

Nella riunione post missione che abbiamo fatto tra noi, abbiamo rilevato una carenza gravissima nella catena del comando (sembra una sciocchezza ma invece si è rivelata una mancanza fondamentale), scarsa decisione dei comandanti e dei sott’ufficiali (in un momento ben preciso tutti noi abbiamo intravisto la possibilità da parte dei Romani di poter fare una sortita dall’apertura praticata dai Galli, che avrebbe senz’altro cambiato l’esito finale della missione, ma il comandante in quel momento non se l’è sentita di dare quell’ordine - per questo verranno processati dal Console Anziano), scarsa possibilità di manovra causa ristrettezza eccessiva del castrum (troppo piccolo per tanti uomini) che ha impedito di difendersi adeguatamente, inadeguatezza di alcuni armamenti (le hamate sono troppo pesanti per milites che volessero fare incursioni veloci nel bosco contro nemici che ne sono sprovvisti).

Infine (ma ci sarebbe ancora molto da dire) la miglior difesa è sempre l’attacco e anche questa sperimentazione l’ha dimostrato: rimanendo impalati dentro il forte, i romani sono stati uccisi uno ad uno come topi in trappola.

 

Concludo dicendo che per la mia pessima figura, verrò sicuramente multata e condannata a giuste corvèè da scontare nei prossimi campi di AD. Queste sono i regolamenti a cui tutti noi della Cohors I Italica Veterana dobbiamo sottostare!

 

Rita Lotti

 

Per saperne di più sull’Istituto Ars Dimicandi

http://www.arsdimicandi.com