Politica e Società nell’Europa della prima metà del XX° Secolo

 

di Enrico Pantalone

 

 

La politica e la vita quotidiana dell’Europa all’inizio del ventesimo secolo furono dettate indubbiamente dal dualismo tra le due grandi realtà che s’affacciavano sul Reno: Francia e Germania, dualismo venutosi a creare nel medioevo e che doveva mostrare ancora gli aspetti più gravi ed inconsulti.

In realtà possiamo dire tranquillamente che tutti gli avvenimenti che susseguirono dall’inizio del secolo fino alla fine della seconda guerra mondiale non furono altro che ripercussioni traumatiche del secolo precedente, ampliate a dismisura sul territorio mondiale anziché restare nei territori del vecchio Impero Romano.

Nulla di nuovo quindi, nonostante invenzioni tecnologiche e progresso industriale, le prime istanze popolari richieste furono quelle di dominare definitivamente l’avversario di sempre, tanto a Parigi quanto a Berlino, nemmeno le forze politiche liberali e socialdemocratiche riuscirono a minare queste posizioni cedendo logicamente il passo a quelle più radicali che estremizzarono la disputa, ancorandosi al conservatorismo più bieco oppure all’ottusa idea di rivoluzione violenta.

L’intransigenza la fece quindi da padrona assoluta in questa fase ed i moderati erano in un angolo, a nulla valsero i richiami di loro esponenti francesi e tedeschi che vedevano chiaramente ed in maniera lungimirante il disastro a cui si stava andando incontro, la radicalizzazione della lotta tra i due colossi “cugini” non dava segno di nessuna tregua, quindi logicamente possiamo definire la prima guerra mondiale come il seguito delle guerre ottocentesche e la seconda guerra mondiale come il terminale della disputa che fortunatamente prese una strada diversa  grazie all’azione degli Stati Uniti d’America, gli unici che potevano determinare un cambiamento epocale nella vetusta struttura europea: non a caso il primo conflitto fu deciso proprio dall’intervento delle truppe di quest’ultima nazione nel momento di stallo più drammatico in cui si trovavano migliaia di uomini nelle trincee  renane.

Ad inizio novecento, si diceva che un abitante di Mulhouse o di Belfort si svegliasse una mattina francese ed un’altra tedesco, tanto aveva influito dal punto di vista sociale il continuo passaggio di “consegne” di quel territorio di frontiera tra Francia e Germania nella storia, questo non poteva non avere dei riflessi anche sulla vita quotidiana, evidentemente affrontata con un certo disagio e con una certa noncuranza fatalista.

La prima guerra mondiale, fortemente voluta da Parigi e Berlino, non fu solamente una rivalsa per l’onta subita con l’ingresso delle truppe prussiane nella capitale francese al tempo di Bismarck, ma diventò anche occasione per sfoggiare una supremazia economica, ricercata con accanimento considerando le potenzialità che offrivano i mercati diventati oramai globali e non più ristretti al vecchio mondo.

In questo gioco importante fu il ruolo proposto dal Regno Unito, più forte economicamente e socialmente rispetto ai due principali antagonisti, ma non in grado d’imporre la sua “Pax” per evitare il conflitto, probabilmente la preponderanza economica ebbe la meglio su quella politica che consigliava una decisa azione diplomatica prima di tutto.

Il Regno Unito era all’apice della sua espansione territoriale, dominava i mari ed i mercati, logico che volesse mettere freno all’intraprendenza germanica e nel contempo volesse dare un segno di forza e compattezza.

Gli Stati Uniti d’America erano ancora un paese relativamente nuovo, spesso snobbato dalle nazioni europee con una certa malcelata superiorità elitaria, eppure bastava dare un’occhiata alle produzioni ed al movimento sociale della gente che li abitava per comprendere quale forza e quale potenzialità essi potevano esprimere, non erano più uno stato di frontiera, erano la più grande nazione del mondo, ma ancora i suoi governanti non ne avevano la certezza.

Il fallimento delle tesi del Presidente Wilson e della sua novella Società delle Nazioni per il superamento delle dispute politiche e territoriali nel dopoguerra tra le nazioni aderenti, dimostra come gli Stati Uniti d’America dovessero ancora maturare quella classe dirigente che invece sarà pronta in maniera compiuta un venticinquennio dopo e determinante per far mettere la parola fine alla secolare sfida franco-tedesca causa di guerre e distruzione pesanti con la loro indiscussa supremazia economico-militare.

L’Impero austroungarico, la Russia e l’Italia vivevano da parenti poveri gli avvenimenti, li subivano, non erano in grado di dominarli eppure le prime due nazioni furono il cerino per accendere la miccia della prima guerra mondiale, sfruttati per la convenienza di nazioni più forti e più “prepotenti”, le truppe dei rispettivi eserciti si massacravano lungo i territori sud orientali europei, lontani dalle decisioni del centro Europa, le popolazioni vivevano ancora in una realtà di stampo ottocentesco con poco sviluppo economico e tanta dedizione alla terra ed ai prodotti agricoli, la loro politica era molto più semplice, si lottava per mantenere o conquistare un pezzo di terra in più da coltivare o per una questione etnica, era una guerra tra poveri contro quella più occidentale delle ricche nazioni, questo fa si che il tratto sociale ed umano di questa guerra nella guerra fosse certamente più sentito ed interpretato.

Durante entrambe le guerre l’intervento degli statunitensi provocò un risvolto sociale molto intenso ed ancestrale, a combattere erano i nipoti ed i pronipoti degli emigranti andati in quel grande paese per fare fortuna o per sfuggire alla fame atavica, erano irlandesi, tedeschi, polacchi, italiani, francesi, spagnoli, svedesi, russi, austro-ungheresi, inglesi e con il sangue essi pagarono il debito con la nuova madre patria che li aveva protetti ed emancipati socialmente.

Dopo la prima guerra mondiale, gli statunitensi ed in parte gli inglesi non riuscirono ad imporre una soluzione equa al problema dei due stati renani, i primi perché non ne avevano ancora la forza, i secondi per avere mano libera nella politica dei territori extra-europei, fu così che la Francia mise in ginocchio la Germania imponendo delle riparazioni  esasperanti dal punto di visto sociale ed economico, queste acuirono ancor  i problemi tra la popolazione civile degli sconfitti e determinarono una richiesta revanscista di portata enorme negli anni successivi.

Nelle nazioni sconfitte, Germania, Impero Austro-Ungarico, Russia ed in quella vittoriosa ma considerata un peso più che un alleato, l’Italia, si instaurarono presto delle dittature estremiste pur se con posizioni sfumate a seconda del contesto territoriale in cui s’operava.

Così Germania e Russia conobbero nazismo e comunismo, cioè le due più aberranti e distruttive forme di ideologia politica e sociale conosciute, mentre in Austria ed Italia (ed in altri paesi dell’Europa orientale) le vecchie forze conservatrici, pur non governando più, riuscirono in qualche modo ad impedire tale logica costringendo la dittatura a stare entro certi limiti più umani e meno opprimenti, la svolta autoritaria era logica, stava nelle previsioni, in Russia se non fosse andato al potere il comunismo, ci sarebbe andato probabilmente qualche militare importante vista la situazione sociale e economica degenerata in maniera pesante da gestire.

 Uno dei problemi che si svilupparono negli anni tra le due guerre fu la gestione dello sviluppo tecnico, mai come in questo frangente determinante anche per i rapporti sociali oltre che economici, infatti alla razionalizzazione delle strutture e delle risorse umane doveva corrispondere un aumento costante delle necessità e nello stesso tempo una gestione della politica capace di centralizzarle per evitare problematiche che potevano evidentemente trovare posto tra le masse.

La crisi economica americana del ’29 travolge le deboli difese europee ancora troppo ancorate al sistema aureo per non risentirne, le democrazie parlamentari traballano pericolosamente mentre dal disastro escono rafforzati gli stati “dittatoriali” senza confronto politico (Germania, Italia, Unione Sovietica) che fanno leva sull’orgoglio nazionale imposto a razioni quotidiane dalle macchine propagandistiche.

L’Europa in questo frangente si scopre sola, dopo secoli non è più il centro della politica e dell’economia a cui tutti guardano ammirati, Stati Uniti d’America, i Dominions britannici e la nuova forza emergente dell’estremo oriente, il Giappone snobbano decisamente il vecchio continente, consci della propria forza e della propria prospettiva economica, l’Europa paga il prezzo dell’avanzata tecnologia, per la prima volta si trova ad dover inseguire qualcosa, le troppe guerre l’hanno debilitata, molti francesi capiscono l’errore compiuto con la richiesta delle riparazioni onerose d’una guerra voluta anche da loro, ma oramai non c’è più tempo per rimediare, un secondo conflitto è inevitabile.

Il vecchio continente corre rapidamente verso l’ultimo annunciato disastro umano, la Francia costruisce la Linea Maginot, l’inutile e dispendiosa trincea creata da chi non vuol capire che la tecnologia prodotta in quegli anni metterà per sempre in soffitta le prospettive su cui si basavano i conflitti precedenti ed il loro sistema bellico, l’Italia spende risorse umane e finanziarie per conquistare un territorio inutile anche ai fini d’un possibile conflitto quale l’Etiopia invece di concentrarsi sulla costruzioni di difese marittime e sviluppare l’aviazione in un momento in cui non teme confronti con nessuno al mondo, la Germania regredisce socialmente inseguendo sogni di grandezza imperialistici gettandosi nelle braccia  di un pazzo eroinomane ed il suo esoterismo a sfondo mistico-razziale e di tutti i suoi efferati accoliti, l’Unione Sovietica comunista, costruita sull’odio sociale, riflette semplicemente ed in maniera speculare la Germania nazista basandosi sulla stessa metodologia di sottomissione della popolazione ma in maniera meno gretta e più scientifica, nulla è lasciato al caso, le grandi democrazie nordiche sono deboli per l’effetto della crisi economica e militarmente non contano, quelle iberiche vivono anni drammatici di lotte fratricide: in queste condizioni non si può onestamente non comprendere che un conflitto su larga scala fosse l’unica via possibile e l’unica nazione pragmatica appare ancora una volta il Regno Unito, consapevole di cosa sta accadendo ma senza forze propulsive per opporvisi efficacemente, dovrà attendere l’intervento degli Stati Uniti d’America per far valere il suo peso.

Una volta vinta la guerra o quasi, siamo nel 1944, gli Stati Uniti ed il Regno Unito imporranno a Bretton Woods la politica economica e sociale da seguire nel successivo venticinquennio di pacificazione tra i belligeranti: dall’anno successivo inizierà il lento ma costante consolidamento della ricostruzione che porterà finalmente all’Unione Europea e soprattutto metterà fine all’eterno conflitto tra Francia e Germania:  tutti insieme come ai tempi dell’Impero Romano, ideale d’unità territoriale mai superato nel tempo.

 

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