Sintesi di un glorioso passato: i Camuni e i contatti con altri popoli (parte 3)

di Marisa Uberti                                                                    

 

 

Astronomia ed Archeoastronomia

 

Nel 1962 fu scoperta dall’equipe del professor E.Anati,una struttura abitativa, presso il Castelliere situato in località Dos dell’Arca, situato a 450 m s.l.m., a est di  Capodiponte. Il prof.A.Gaspani, nella stagione 2000/2001, ha condotto indagini con tecniche satelliti(GPS), georeferenziando il sito ed effettuando misurazioni delle orientazioni delle strutture litiche ivi presenti.

Lo studioso ha esaminato la struttura del muro a secco che delimita l’unità abitativa in questione, valutandola archeoastronomicamente ed è emerso qualcosa di molto interessante.Egli infatti ha desunto l’asse della costruzione, in base all’andamento delle strutture murarie rilevate nel sito, e ha notato che la sua orientazione era in direzione occidentale,verso i punti di tramonto delle costellazioni del Centauro,del Sagittario e della Coda dello Scorpione, quest’ultimo asterisco-asserisce Gaspani- già noto in ambito Golasecchiano e, più in generale, Celtico, come obiettivo di allineamenti rilevabili in luoghi di culto presenti nel territorio corrispondente alla Lombardia durante la prima Età del Ferro. Il Castelliere fu posto in opera durante l’Età del Bronzo e l’abitato fu attivo anche durante l’Età del Ferro,durante il periodo celtico della Civiltà dei Camuni. Ha mura di tipo Megalitico.

 

Rimandando il lettore alla Bibliografia in merito all’approfondimento dei lavori del prof.A.Gaspani,  in questa sede si accenna come l’analisi archeoastromica delle tombe rinvenute in Val Morina (presso Breno), deponga ancora per una correlazione con il mondo Celtico.Scoperta negli anni 1949-’50 e datate al V sec. a.C.(Età del Ferro), la necropoli è  formata da sei tombe, ben costruite, delimitate da muretti in pietra a secco, profonde da uno a un metro e mezzo, disposte vicine ad andamento tendenzialmente curvilineo.Trattasi di tombe a inumazione corredate di suppellettili ceramici e in bronzo e hanno la particolarità che le prime tre presentano il defunto posizionato con il cranio rivolto verso est, le altre tre rivolto  verso ovest. Nella prima, il corpo è stato deposto nella nuda terra;il cranio presenta due fori nella nuca, che risalgono con tutta probabilità all’epoca della morte.

In seguito ad una approfondita analisi di tipo archeoastronomico, il prof.Gaspani è giunto alla deduzione che la disposizione tombale attribuita dai Camuni a queste tombe, potrebbe rifarsi a determinate feste Celtiche a noi note(4). L’orientazione di tutte e tre le tombe riporta all’usanza frequentemente riscontrata nelle tombe del mondo celtico lateniano (cultura di La Thene). Secondo alcune testimonianze che il prof.Gaspani ha raccolto, similitudini con un’ altra necropoli si sarebbero potute forse riscontrare a Pressò, pochi chilometri a est di Bisogne(BS), sulla sponda orinetale del lago d’Iseo:anni fa, durante gli scavi per le fondamenta di una casa, vennero alla luce alcune tombe a inumazione delimitate da lastroni in pietra infissi verticalmente nel terreno e, al loro interno, fu rinvenuto materiale osseo consistente, ma la necropoli venne distrutta prima che gli archeologi potessero intervenire.

Lo studioso si dichiara più che possibilista sull’influenza Celtica in area Camuna,nella seconda metà dell’Età del Ferro,poiché se ne troverebbero le conferme dalla tipologia delle incisioni rupestri che risalgono cronologicamente a quel periodo storico. L’eventualità che le orientazioni rilevate possano essere dovute alla combinazione di fattori casuali, è praticamente assente.

Una menzione particolare merita il simbolo della ‘rosa Camuna’, definita da un contorno quadrilobato che si snoda intorno a delle ‘coppelle’. Questo simbolo compare quando in Valcamonica c’era l’influenza Camuna (fine Età del Bronzo,inizio Età del Ferro).Forse fu un modello mutuato da culture con cui vennero in contatto i Camuni,ma progressivamente evolutosi stilisticamente,morfologicamente. Sono circa un centinaio le figure incise su circa una trentina di rocce,sempre in via di ulteriori rettifiche in base a nuove scoperte.La d.ssa Paola Farina ha messo in evidenza tre tipi di questo simbolo,per stabilirne una catalogazione in base ad alcuni criteri:

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1- Rose a forma di ‘swastika’,con le coppelle disposte lungo due diagonali,di cinque elementi ciascuna,che si intersecano nella coppella centrale,e i 4 bracci che si piegano su loro stessi secondo un angolo approssimativamente retto.Spesso rappresentate con figure di guerriero armato(che ne supporterebbe ulteriormente l’influenza Celtica nell’area).

     2- rose a forma di ‘swastika’ asimmetrica,con le coppelle disposte come sopra, ma solo 2 bracci risultano piegati di 90° mentre gli altri due si uniscono in un solo braccio di forma bilobata

3-     rose di forma quadrilobata in cui le coppelle risultano alineate lungo tre colonne parallele formate da 3 elementi ciascuna e i 4 bracci della rosa sono diritti e simmetrici.Spesso raffigurate vicino a un guerriero armato.


Ogni ‘tipo’ ha tre sottotipi:-le rose complete-le rose incomplete-le figure incomplete di difficile classificazione per la presenza di alcuni elementi che le differenziano dal modello originale.

Iltipo’ più rappresentato sulle rocce della Valcamonica è il terzo.Il fatto che anche le ‘rose incomplete’presentino le file di coppelle ben delineate, fa supporre che prima siano state incise queste ultime, e poi la rosa, che verrebbe sviluppata su tali ‘supporti’. Inoltre, la disposizione delle coppelle segue uno schema fisso e ricorrente per ciascun tipo di ‘rosa’.La più grande rosa camuna nota si trova a Carpene,presso Sellero, nella media Valle Canonica, e misurerebbe 70 x 70 cm.Poco distante da essa, ci sono altre due rose di dimensioni minori.

La questione che appare estremamente interessante è che su 61 di queste rose camune sono state condotte indagini di tipo archeostronomico,che hanno dato risultati molto interessanti, indicando come la disposizione del simbolo sia stata eseguita con precisi intenti di orientazione astronomica.

A questo proposito invito a leggere i lavori sia di G.Brunod  http://www.astrofili.org/astroemag/num25/Rosa_Camuna/Rosa_Camuna.htm che di A.Gaspani..

Ciò che c’è da segnalare è come la grande rosa di Carpene sia stata ritrovata, del tutto simile( anche se in dimensioni minori)e con le medesime orientazioni, in zone geograficamente distanti:incisa sulla Swastika Stone a Woodhouse Crag,sopra la Wharfe Valley( Rombalds Moor,presso Ikley,nello Yorkshire,in Gran Bretagna),databile all’Età del Ferro; incisa a Hovens,in Svezia, che gli studi daterebbero alla fine dell’Età del Bronzo,quindi sarebbe la più antica delle tre. Come si spiega che simboli identici siano situati in località tanto diverse?

A questo punto, notando la somiglianza tra la Rosa camuna e il Nodo di Salomone

ho pensato che vi potesse essere un’origine comune del simbolo, che –come sappiamo- si ritrova in ogni parte della Terra,in epoche diverse,in contesti diversi,etc. Sarebbe veramente importante riuscire a capire quando la ‘rosa’ (che parrebbe l’antenata del Nodo,tutto sommato) ha assunto determinate forme e perché poi si sia ‘evoluta’,assumendo connotazioni morfologiche diverse.Ho quindi effettuato una ricerca mirata in base a queste supposizioni e ho trovato un lavoro particolarmente interessante,che ci porta ancora una volta nel campo dell’astronomia,che forse cela la chiave del ‘mistero’ed è ancora a firma di G.Brunod.

http://www.adquintum.info/Rosa/rosa3.html

Secondo lui l’esemplare più antico di ‘rosa’ è quello rinvenuto nel carso triestino, attribuito alla cultura Vucedol, risalente all'età del Bronzo e formato da  una linea curva che avvolge quattro coppelle mentre quelle esterne sono rappresentate da figure a stella. Questa figura è del tutto simile a quelle rose quadrilobate presenti sulle rocce camune. http://www.adquintum.info/Rosa/rosafoto1.html

Gli esemplari di epoca successiva, presenterebbero un movimento più dinamico,più somigliante a quel ‘triskel’ celtico (dico io) che dà l’immagine di un moto (solare), di ciclicità.

Alla luce di questi nuovi tasselli che emergono,da sempre nuove e stimolanti ricerche,si può porsi un ulteriore interrogativo (o,se volete,considerazione). E’ noto che la valle venne conquistata dalle truppe Romane. La tecnica incisoria rupestre non scomparve subito,pur perdendo molte delle sue peculiarità,perdurò per secoli.

Il Nodo di Salomone –con l’impero romano- sembra diffondersi a macchia d’olio,tanto da divenire un elemento fisso,sia in luoghi cultuali che civili. E’ possibile che i Romani avessero assorbito il simbolismo che era ben attestato in Val Camonica ? Non sembra troppo ‘simile’ la raffigurazione del nostro Nodo con quello della rosa camuna ?

Siamo partiti da molto lontano, parlando dei Camuni e ci ritroviamo a parlare di Nodi di Salomone,come se esistesse qualcosa di impalpabile che unisce con un filo di Arianna la storia,i popoli e le culture. E’importante cercare di seguirne il percorso,ricordando sempre che per quanto ci sforziamo, difficilmente riusciremo ad avere la mentalità di chi ci ha preceduto e inserirci coerentemente in quel contesto, sapendo con umiltà che  è necessario afferrare il capo del filo. Non è impresa facile, ma, come sempre,tentiamo di fare del nostro meglio per non perderlo.

 

La Ricerca continua…!

 

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NOTE:

 

(4)- Nell’analisi del prof.Gaspani si legge:” Nella direzione individuata dall’azimut medio di orientazione delle tombe del primo gruppo, poteva essere osservata la levata del Sole nel giorno del solstizio d’estate durante il V-IV sec.a.C .all’orizzonte naturale locale rappresentato dal profilo delle alture poste ad est-nord-est. […]Esiste anche una correlazione stellare:si osservava bene la levata eliaca di Regulus,nella costellazione del Leone (la più luminosa);a quell’epoca era nella prima decade di agosto e siccome la necropoli risale al periodo in cui in Val Camonica era presente l’influenza Celtica,potrebbe forse essere possibile ipotizzare una correlazione con il periodo di celebrazione della festa Celtica di LUGHNASA o dell’equivalente camuno che, durante l’Età del Ferro, avveniva nei primi giorni di agosto. Usualmente, questa data era legata –per i Celti - al sorgere eliaco di Sirio ma anche di Regulus (levando eliacalmente in quei giorni, poteva rappresentare un indicatore temporale altrettanto valido ed accurato ai fini della pianificazione della festa)”..

(5)-Cultura di Vucedol: sviluppatasi  nel 2.400 a.C circa,durante l’Età del rame(che sapeva lavorare abilmente), presso Vukovar, vicino all’attuale confine orientale della Croazia con la Serbia, a meta’ strada tra Ungheria e Bosnia, dove i fiumi Danubio e Vuka si incontrano.Le condizioni climatiche e l’ambiente naturale avrebbero favorito l’insediamento umano fin dalla preistoria.Tra le culture più importanti,si ha quella di Vucedol, che prende il nome dal luogo situato 5 km. a sud di Vukovar, sotto il Danubio. Uno degli ornamenti di rame piu’ conosciuti e’ la colomba di Vucedol(alcuni manufatti visibili qui http://mirror.veus.hr/darko/gif/vucedol.jpg

 

 

 

BIBLIOGRAFIA (delle parti I,II e III)

·        "La Civiltà dei Camuni"-Cielo Luna Stelle nell'antica Valcamonica -Adriano Gaspani -Keltia Editrice -2001. In rete vedasi: http://www.vialattea.net/archeo/camuni.htm

·        "Le Civiltà Preistoriche in Italia"-di Marino Corona-LibrItalia

·        "Geographia",Libri III-IV-Iberia e Gallia-Strabone, Edizioni BUR Rizzoli-MI-Classici Greci e Latini

·        "I Celti"-Atlante della storia,a cura di A.Cerinotti

·        "I Camuni -alle radici della Civiltà Europea"-Centro Camuno Studi Preistorici-Jaca Book-Milano 1982