Sparta: storia e istituzioni   Parte IV

di Bianca Misitano

 

III. Licurgo

 

Ma adesso forse bisogna proprio concentrarsi sulla figura di questo leggendario o semi-leggendario legislatore, dai cui caratteri possiamo comprendere meglio lo spirito conservatore e tradizionalista degli uomini spartani.

Riguardo le notizie su Licurgo, Plutarco nell’apertura della biografia a lui dedicata è molto chiaro: “Di Licurgo, il legislatore, non si può dire assolutamente nulla che non sia controverso: tanto sulla nascita che sui suoi viaggi all’estero, sulla morte e infine sulla sua attività di legislatore e di statista si tramandano notizie diverse e tanto meno c’è accordo circa l’epoca in cui visse”. Già in epoca antica, quindi, le vicende e la reale opera di Licurgo dovevano essere talmente avvolte da elementi leggendari che era divenuto impossibile discernere quale fosse stata la verità storica.

Ciò che sicuramente si può dire è che questa figura, pur non essendo l’originario fondatore di Sparta, è da considerarsi una sorta di ri-fondatore. La Sparta come le nostre fonti, e quindi noi, la conosciamo ha inizio con lui.

Le istituzioni fondamentali, tranne la monarchia a lui precedente e l’eforato che gli è invece posteriore, vennero create per sua iniziativa, il carattere “marziale” della vita dei suoi cittadini, l’agoghè, la frugalità e la disciplina furono tutti valori ed elementi da lui promossi.

Sembra quasi che la storia di Sparta cominci effettivamente solo dopo la sua opera profondamente riformatrice.

Analizzando la vita di Licurgo, o perlomeno quelle che i racconti ci tramandano essere le sue vicende, si può ritrovare la ragione anche del profondo rispetto degli Spartiati verso la propria costituzione e del loro atteggiamento conservatore.

La Rhetra non è, infatti, una semplice costituzione opera di un particolare legislatore. La costituzione licurghea gode addirittura della tutela di Apollo, divenendo così un istituto dai caratteri sacri.

Chi, infatti, avesse trasgredito un suo principio sarebbe diventato non solo colpevole di avere infranto una legge, ma anche un empio ed un sacrilego. Il carattere, quindi, in un qualche modo divino del corpo delle istituzioni spartane definì e promosse costantemente da un lato quella particolare forma di obbedienza e di disciplina riguardo la gerarchia e gli istituti del potere, dall’altro il timore e la ritrosia ad apportare modifiche ed a riformare la Rhetra, anche quando queste necessità si presentarono in maniera abbastanza impellente, come nella situazione di crisi che si verificò dopo la conquista dell’egemonia in Grecia a seguito della conclusione, vittoriosa, della Guerra del Peloponneso.

Riguardo questo aspetto inerente la creazione della costituzione, Plutarco in un passo della sua opera ci descrive il viaggio di Licurgo a Delfi, per ottenere la protezione di Apollo: “ (Licurgo) si recò dapprima a Delfi, dove sacrificò al dio e consultò l’oracolo. Ne ritornò con quel notissimo responso in cui la Pizia lo chiamò “caro agli dei” e “dio più che uomo”, e alla sua richiesta di una buona legislazione vaticinò che il dio gli concedeva e assicurava una costituzione che sarebbe stata di gran lunga la migliore di tutte.” (Vita di Licurgo, 5, 4)

Dal testo si evince non solo che i provvedimenti del legislatore godevano della garanzia di Apollo, ma che era lo status di Licurgo stesso ad essere non umano, bensì semidivino. Testimonianze in questo senso ci vengono date anche dalle attestazioni della presenza in Sparta di un tempio dedicato proprio a Licurgo, come ad esempio Pausania che dice: “Gli Spartani hanno anche costruito un santuario consacrato a Licurgo, colui che creò le leggi e che essi venerano come un dio” e anche Erodoto (I, 66) “Con simili riforme gli Spartani ottennero una buona legislazione; e alla morte di Licurgo gli dedicarono un tempio che è tuttora molto venerato”.

Quest’ultima testimonianza indica come questo luogo di culto esistesse già nel V secolo a.C. , epoca in cui Erodoto scrive, mentre quella di Pausania è importante poiché specifica che a Licurgo non era tributato un “semplice” culto eroico, ma gli erano riservati veri e propri onori divini.

Un altro tratto che definisce l’azione di Licurgo sono i suoi viaggi che hanno per meta i luoghi principali della grecità ed anche altri al di fuori di essa. Il conoscere le costituzioni e le norme esterne a Sparta è un elemento centrale della leggenda, che inciderà non poco nella creazione del sistema licurgheo così come a Roma fondamentale sarà la spedizione in Grecia dei magistrati che ebbero per compito la stesura delle XII tavole, che segnano l’alba del diritto romano.

Ecco la narrazione, fattaci da Plutarco, dell’itinerario seguito dal mitico legislatore:

Così salpò e si recò dapprima a Creta, dove studiò gli ordinamenti politici locali e si incontrò con le personalità più illustri. Alcune leggi le ammirò e ne prese nota, con l’intenzione di adottarle tornato in patria, ma ce ne furono altre che disprezzò. (…)
Da Creta poi Licurgo partì per l’Asia: voleva, a quanto si racconta, mettere a confronto i costumi semplici e austeri dei cretesi con le mollezze e i lussi della Ionia, come un medico fa con i corpi sani e quelli affetti da malattie palesi o nascoste; e così osservare la differenza nei loro modi di vivere e nelle loro istituzioni politiche. Nella Ionia venne a conoscenza dei poemi di Omero che in origine, pare, erano conservati presso i discendenti di Creofilo, e notò che agli episodi ispirati al piacere e alla gioia si mescolavano passi di valore civico e educativo degni di non minore attenzione; e si dette con ardore a trascriverli e a raccoglierli, con l’intenzione di portarli a Sparta. (…)

Gli Egizi sono dell’opinione che Licurgo arrivò anche da loro, dove fu colpito specialmente dalla separazione della casta dei guerrieri dalle altre, e che la introdusse poi a Sparta, dove con questa discriminazione dei braccianti e degli artigiani, rese il sistema politico veramente civile e puro. (Vita di Licurgo, 5, 1; 4; 5; 7)

Stando al racconto quindi le costituzioni e i sistemi di leggi delle altre realtà politiche fornirono più di uno spunto a Licurgo, che riassumendo avrebbe preso da Creta alcune leggi non meglio specificate, dall’Asia portato i poemi omerici e dall’Egitto preso l’esempio per l’irrigidimento delle classi sociali. Insomma la complessità delle riforme licurghee viene dalla leggenda in parte spiegata anche dai numerosi viaggi del suo ideatore.

Un ultimo aspetto curioso caratterizza Licurgo ed è il fatto che il modo in cui prese il potere non sia per nulla “ordinario”, nel senso che egli ricoprì regolarmente una magistratura solo inizialmente e per un breve periodo.

Sempre Plutarco ci narra come inizialmente Licurgo non fosse destinato divenire re. Sebbene suo padre fosse re di Sparta, egli ne era il figlio minore e quindi la regalità era destinata a suo fratello, il primogenito Polidecte. Poco tempo dopo, però, che quest’ultimo fu salito al trono, morì, lasciando la moglie incinta. Licurgo regnò così solo in quanto tutore del figlio di Polidecte, sebbene la cognata gli avesse offerto il potere regale e gli avesse proposto di eliminare il nascituro. Il rifiuto di Licurgo fu netto e come il figlio di Polidecte nacque egli stesso lo proclamò re dandogli il nome di Carilao. In tutto questa prima fase del regno licurgheo, ci tramanda Plutarco, durò otto mesi, dopo i quali il legislatore si allontana da Sparta e da inizio ai suoi viaggi.

Il racconto dice che egli si decise a ritornare solo sotto la pressione dei suoi concittadini, ed è in questo momento che avviene il vero e proprio colpo di stato.

Plutarco così ce lo racconta: “Licurgo cercò ci conciliarsi gli ottimati e li invitava a collaborare con lui; in un primo tempo ne discusse di nascosto con i suoi amici, poi a poco a poco si rivolse ad una cerchia più vasta di persone e le riunì per l’azione. Quando fu giunto il momento comandò a trenta di loro, i primi, di presentarsi all’alba nell’agorà, per sbigottire e spaventare gli oppositori. (…)

Quando scoppiò il tumulto il re Carilao, spaventato e convinto che il complotto fosse rivolto contro di lui, si rifugiò nel tempio di Atena Chalkioikos, poi si lasciò persuadere dalle promesse e dai giuramenti a uscirne e a prendere parte all’impresa.(Vita di Licurgo, 5, 5; 6; 8)

L’azione di Licurgo ha qui tutte le caratteristiche del colpo di stato, quali l’organizzazione effettuata in segretezza e fra un numero ristretto di alleati e la messa in azione di un vero e proprio “tumulto” atto ad annientare la resistenza e l’opposizione degli avversari politici.

I disordini vanno avanti fino a che lo stesso re Carilao non è praticamente costretto a prendere atto della situazione e a riconoscere il potere di Licurgo, che finalmente può dare inizio alla sua opera riformatrice.

E’ singolare notare come proprio il fondatore delle leggi e delle istituzioni della Sparta classica, colui che ne rappresenta l’essenza e l’origine, prenda il potere grazie ad un atto fondamentalmente illegale, quale può essere la sua irruzione improvvisa a Sparta, che sconvolge l’equilibrio politico e lo porta in una posizione di preminenza sugli avversari. Ma è proprio quest’aspetto, l’eccezionalità della sua ascesa, che sottolineano le caratteristiche straordinarie di questo personaggio.

Ma anche la morte di Licurgo possiede un aspetto particolare, legato anch’esso alle istituzioni spartane.

Infatti i suoi ultimi atti, perlomeno come da Plutarco ci sono tramandati, sono relativi ad un suo nuovo pellegrinaggio a Delfi, dal cui dio Apollo ottiene una nuova “ratifica” alla sua Rhetra, che così godrà della doppia protezione divina, e ad un suo escamotage, adottato per assicurarsi ancora di più la fedeltà degli Spartani alle nuove leggi costituite.

Ecco l’episodio per come è raccontato nella biografia plutarchea: “Dunque riunì in assemblea tutti i cittadini e disse che quanto aveva fatto era adeguato ed efficace per la prosperità e la virtù della città, ma che la cosa più importante e decisiva l’avrebbe resa loro nota solo dopo aver consultato il dio. Essi dovevano mantenere le leggi stabilite e non abrogare né modificare nulla finchè egli non fosse ritornato a Delfi; una volta ritornato avrebbe fatto ciò che il dio avesse giudicato opportuno. Tutti acconsentirono e lo esortarono ad andare; e dopo aver ricevuto dai re e dagli anziani, quindi dagli altri cittadini, il giuramento che avrebbero mantenuto e continuato ad applicare la costituzione vigente, finchè egli non fosse ritornato, partì per Delfi. Giunto presso l’oracolo, sacrificò al dio, quindi chiese se le sue leggi erano buone ed efficaci per la prosperità e la virtù della città. Il dio rispose che le leggi erano buone e che la città sarebbe rimasta gloriosissima se avesse continuato ad applicare la costituzione di Licurgo, il quale allora scrisse il responso e lo inviò a Sparta. Poi dopo aver sacrificato di nuovo al dio e aver salutato gli amici e il figlio decise di non sciogliere più i suoi concittadini dal giuramento, ma di porre fine volontariamente alla propria vita. (Vita di Licurgo, 29, 2-7)

Quindi Licurgo sceglie di vincolare gli Spartani alla sua nuova Rhetra, non solamente attraverso il responso e la volontà di Apollo, ma strappando loro una promessa alla quale, abilmente e grazie al suo ultimo sacrificio, riesce a vincolarli per sempre.

La ritrosia all’attività riformatrice tipicamente spartana è quindi giustificata dalla leggenda anche in questo senso, Licurgo, in quanto fondatore ed ideatore delle nuove istituzioni era l’unico in grado anche di apportare eventuali ed opportune modifiche, e gli Spartani avevano riconosciuto ciò avendo giurato fedeltà alla sua costituzione finchè egli non fosse tornato.

Un giuramento e un doppio responso divino: questi gli elementi, concludendo, che mantengono l’indissolubile legame degli uomini di Sparta alla loro antica Rhetra.

La dimostrazione che questi elementi, soprattutto quello religioso, giocheranno un ruolo sempre fondamentale nella vita politica spartana sarà il fatto che poche modifiche verranno apportate all’ordinamento anche quando l’esigenza di esse si fece impellente ed esplicita e fu questa una delle cause del carattere effimero che ebbe l’egemonia di Sparta sul resto della Grecia dopo la vittoria nella guerra del Peloponneso.

E’ questa, anche, una delle ragioni della mancanza di particolari personalità che possano dirsi realmente fondamentali e incisive nella vita storica e politica di Sparta, personalità come ad Atene poterono essere Clistene o Pericle. Ci furono certo personaggi che emersero più degli altri e condizionarono le vicende spartane del loro tempo, ma nessuno mai riuscì a cambiare definitivamente la sua essenza di città oligarchica e militare, il suo conservatorismo, le sue dinamiche sociali, la tipica mentalità, la rigida divisione in classi.

Ed è questo suo legame con la tradizione, per concludere, che, in sostanza, ne connota l’unicità nel mondo delle poleis greche.

 

(pubblicato anche su SIGNAINFERRE)

 

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