Studiare Archeologia oggi in Italia     di Enrico Pantalone

 

 

Noto da diverso tempo che molti ragazzi e ragazze si dirigono nella scelta universitaria verso questo studio sì importante, ma non certo da richiamare un così alto numero di partecipanti ai corsi, tenendo conto che la pratica diventa sempre più difficile e spesso la teoria la fa da padrona per mancanza di fondi e sostentamenti da parte degli enti preposti e le società private sono piuttosto parsimoniose sulla dispersione di risorse finanziarie per sviluppare programmi adeguati anche senza ritorno.

La maggior parte degli studenti poi s’indirizza un po’ passivamente verso studi riguardanti Celti, Etruschi ed i popoli Italici in genere, andando ad inflazionare ancor più le poche risorse disponibili finendo con il rendere vano tutto il loro corso fatto durante i precedenti anni.

Forse dedicandosi a queste civiltà “nostrane”s’evitano spostamenti più gravosi, si può “giocare in casa”, qualcosa appartenente a questa civiltà si può trovare ovunque dalla Pianura Padana, alle Isole del Tirreno, fino al sud dell’Italia, ma questo non porta nessun beneficio in termini pratici a chi vuole intraprendere sul serio l’attività dell’archeologo nella nostra nazione.

Il punto in questione è che spesso l’insegnamento di questa materia in Italia è basato su sistemi arcaici, superati, tutti impregnati di classicismo esasperato e poco duttili alla ricerca in loco: avere una buona formazione di questo genere non aiuta moltissimo, quando ci si trova di fronte a realtà archeologiche lantane dal giardino di casa, probabilmente bisognerebbe spingere maggiormente coloro che si dedicano a studi tecnici come ingegneria ad intraprendere la carriera dell’archeologo così da iniziare a modificare un assetto organizzativo ancora troppo smaccatamente “elitario”.

Il collegamento poi tra le industrie estrattive che operano in tutto il territorio, potrebbe aiutare la ricerca archeologica vera e propria, come già avviene in Francia o in Germania (sul tipo della convezione tra industrie minerarie del Reno ed i due rispettivi governi), ottimizzando una finalità d’intenti importante e che porti a risultati concreti: giovani neo-laureati in discipline tecniche potrebbero lavorare per queste industrie e nello stesso tempo avere la possibilità d’esercitare l’archeologia reale senza gravare sui finanziamenti statali previsti che potrebbero essere utilizzati per altri scopi ed altre discipline.

Certo anche in Italia si stanno tentando delle vie similari, ma un “conservatorismo” di base sia tra i docenti sia tra gli studenti rimane profondo: quanti di questi sono realmente in grado di comprendere appieno una tecnica idraulica o l’importanza socio-economica di una via di comunicazione al giorno d’oggi ?

La conseguenza, altro punto importante, è perciò la formazione dello studente: basta avere un colloquio informale con qualche docente esperto nel settore per rendersi conto di quale background meritorio ci voglia per avere un minimo di speranze di riuscita lavorativa oggi in Italia rispetto a questo campo, come ad esempio masters e stages universitari biennali o triennali ad Atene, meglio se accompagnati da corsi annuali in Francia, Germania e Regno Unito (per non andare nei paesi anglo-sassoni d’oltreoceano), le altre patrie della ricerca archeologica, si tratta quindi d’un piano almeno quinquennale da effettuarsi dopo la laurea italiana e fuori dal territorio italiano, un  programma ben pesante indubbiamente e che richiede purtroppo anche un’adeguata copertura finanziaria personale, non sempre disponibile, ma che mette anche alla prova la vera volontà dello studente di dedicarsi con profitto a questo importante branchia del sapere.

La comunità, in altre parole lo stato, ha il dovere d’aiutare finanziariamente questi ragazzi, ma tutto ciò non deve essere fornito a scatola chiusa e soprattutto non deve essere lasciato nelle mani d’alcuni “sapienti accademici” che spesso s’arrogano il diritto, non si capisce il perché, di decidere chi o quale “utile servitore” possa avere la possibilità d’usufruire in termini pratici di questi benefici.

 

 

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